• Strage di Newtown. Un pazzo assassino? No, una persona normale! Il parere degli psichiari

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    di Giulia De Baudi

     

    La prima reazione leggendo l’articolo di Vittorino Andreoli sul Cor.sera è stata quella di incredulità. Ma che sta dicendo ‘sto qua mi sono chiesta. Poi ho riletto il suo pezzo …era tutto vero.

    Andreoli aveva scritto : «probabilmente il killer non era affatto matto(e fino ad ora non sono stati riferiti segni di patologia mentale). Un paradosso che non stupisce proprio perché oggi, nel tempo presente, si giunge alla follia più estrema partendo dalla normalità. Lo testimonia il caso di Anders Breivik, il killer di Oslo e Utoya, riconosciuto sano di mente. E lo testimonia anche l’analisi retrospettiva degli autori del massacro alla Columbine: anche loro non avevano precedenti psichiatrici».

     

    Poi sono andata a leggere altri giornali tra cui El Pais e immediatamente si dipana la nosografia dell’uomo che ha ucciso sua madre, 20 bambini delle elementari, e 7 adulti che lavoravano in quella scuola.

    Un ex compagno di scuola di  Adam Lanza dice “era muy plano en la expresión de emociones”. “Cuando le mirabas, no podías ver ninguna emoción en su cabeza”. Cioè non aveva emozioni e quando guardava i suoi occhi erano assolutamente inespressivi.

    Ma poco dopo anche sui giornali italiani appare la verità sul killer. L’assassino era affetto da evidenti disturbi della personalità; un timido oltre ogni capacità di comunicare con i compagni. Un giovane uomo con una madre che faceva raccolta di armi da fuoco. Credo che possa bastare … eppure non basta allo “psichiatra” ’Andreoli. Per lui le diagnosi di follia le devono fare i giudici i quali sono in qualche modo obbligati ad emettere tali sentenze per far rinchiudere pazzi criminali come Anders Breivik.

     

    Per Andreoli uno che una mattina si alza, si arma di tutto punto, uccide la madre e poi va ad uccidere 20 bambini è una persona sana di mente perché : «Un folle vero può uccidere ma non seguendo la razionalità». Ma la pazzia lucida e razionale di un Karl Adolf Eichmann, il freddo nazista che organizzò la “soluzione finale”, che costò la vita a sei milioni di ebrei, non è esistita?.

    Mi sono chiesta anche perché questo “psichiatra” non ha avuto neppure seguire il buon senso comune ed aspettare le notizie che avrebbero confermato la già evidentissima malattia mentale dell’assassino. Una persona normale non uccide 28 persone.

    Ma Andreoli appartiene a quel maleodorante brodo culturale dove albergano i deliri freudiani, le frasi stupide del basaglismo e le idee criminali  del suo mentore Ludwig Binswanger  per il quale la malattia è semplicemente “un modo di essere”. Quindi per lo “psichiatra” italiano Adam Lanza non ha fatto altro che portare a termine la propria piena realizzazione “dell’essere per la morte”. Concetto di Heidegger , il filosofo nazista le cui idee fanno da base filosofica sia a Binswanger  che a Basaglia.

    Per rendermi conto da dove veniva tanta insipienza umana, che nel caso di uno psichiatra diventa una grave mancanza deontologica,  sono andata a rileggere le perle di saggezza di Franco Basaglia ancora molto acclamato dai suoi epigoni.

     

    «La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla (…) Non esistono persone normali e non, ma donne e uomini con punti di forza e debolezza ed è compito della società fare in modo che ciascuno possa sentirsi libero (…) Ci sono sempre falsi profeti. Ma nel caso della psichiatria è la profezia stessa ad essere falsa, nel suo impedire, con lo schema delle definizioni e classificazioni dei comportamenti e con la violenza con cui li reprime, la comprensione della sofferenza, delle sue origini, del suo rapporto con la realtà della vita e con la possibilità di espressione che l’uomo in essa trova o non trova.»

     

    Questi sono pensieri verbalizzati da Basaglia. Quindi lui pensava che la malattia mentale fosse un mero modo di essere, presente in ognuno di noi. Per Basaglia e i suoi scolari la colpa sta nella psichiatria che indica e definisce patologicamente una libertà che l’individuo si prende senza reprimersi … ma come stava Basaglia … bah.

    Ma a guardar i titoli di altri giornali mi rendo conto che Andreoli, con le sue idee dove i deliri freudiani e l’antipsichiatria si mescolano sincreticamente, è in buona compagnia. Le frasi che campeggiano sulla carta stampata sono sempre gli stessi “Quel nemico che vive dentro di noi”,  “il nemico Interno”,  “la follia del Male”, ecc. ecc.. Ad esempio Concita De Gregorio a Prima Pagina, la trasmissione di Rai 3, ha affermato che è «troppo semplice attribuirlo ad un raptus o ad una patologia.» E a cosa lo vuoi attribuire tesoro?

    L’unico, finora, che si è salvato in corner è stato Cancrini sulle pagine dell’Unità parlando “disturbo schizofrenico”.

    Insomma la psicanalisi cristodemonologica impera; l’idea del “Male” innato presente sia nella concezione  giudaico cristiana del “peccato originale” sia nella sua mutazione freudiana di “bambino polimorfo perverso” è ancora molto diffusa soprattutto in certi ambienti culturali radical chic dove nominare la malattia mentale è sinonimo di arretratezza culturale.

    Dico questo perché il nostro Andreoli scrive che Adam Lanza ha massacrato 28 innocenti perché, essendo non “maturo” in fondo si è comportato come un bambino «Di fronte al dolore di queste morti viene infine da pensare al significato di «maturità», poiché questo uomo di ventiquattro anni è probabilmente fermo sul piano dello sviluppo affettivo all’età di un bambino e questo dovrà essere tenuto in considerazione per capire meglio la scelta di ammazzare tanti piccoli. Un «bambino» di ventiquattro anni che però può comperare armi, può vestirsi da Rambo e compiere come Erode una strage al cui solo pensiero anche uno psichiatra non può che inorridire.»

     

    Per Andreoli, bambino è sinonimo di anaffettività e perversione perché, secondo il suo pensiero, il non ancora adulto solo con il raggiungimento della ragione, che riesce a dominare la naturale animalità dell’essere umano, diviene maturo e quindi non più socialmente pericoloso.

    E questo ragionamento non si capisce: ma a voi risulta che la ragione degli adulti abbia fermato le guerre, i genocidi di milioni di persone, le crisi economiche? A me risulta tutto l’opposto perché le guerre sono state causate sempre da ragioni materiali come la conquista dei cosiddetti “spazi vitali” auspicati da Heidegger ; a me risulta che i genocidi sono avvenuti per impossessarsi delle ricchezze e dei  territori delle vittime; a me risulta che l’attuale crisi economica sia dovuta alle ragioni dei banchieri che, per arricchirsi, lucidamente hanno creato miseria e disperazione.

     

    Di fronte a queste tragedie esce fuori la solita frase banale “ ma come ha potuto succedere?”

    Forse è ora che si cominci a pensare che episodi come quello di Oslo e Utoya e quello di Newtown sono accaduti perché per la nostra cultura, che si fonda su questi presupposti fallaci, impedisce di interpretare una realtà umana malata anche quando vi sono dei sintomi molto evidenti. E due occhi di ghiaccio posso essere interpretati come malattia mentale, anche se il comportamento sociale dello schizofrenico è apparentemente normale.

     

    16 dicembre 2012

     

    Sul caso leggi questo articolo dello psichiatra Domenico Fargnoli

     

    e quello di un padre di un ragazzo autistico

     

    In questi altri due articoli gli psichiatri Gianfranco De Simone e Massimo Fagioli vi chiariranno ulteriormente le idee sulla malattia mentale che porta a questi orrori.

    http://www.left.it/tag/anders-behring-breivik/

    http://www.adnkronos.com/IGN/Daily_Life/Benessere/Psichiatria-Fagioli-Breivik-schizofrenico-paranoide_312288966986.html

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