• Interpretare Goya : è il sonno della ragione che genera mostri?

      33 commenti

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    «La ragione che genera mostri genererà qualcosa di nuovo quando renderà libero ciò che non è se stessa» (1)

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    di Gian Carlo Zanon

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    La frase, celeberrima, “Il sonno della ragione (che) genera mostri”, generalmente attribuita a Goya, è stata sempre tradotta così: “Il sonno della ragione genera mostri”.

    Se guardiamo la stampa tratta da questa acquaforte della serie Capricci incisa nel 1779, notiamo, al di sopra delle immagini, la parola “Sueño” e al di sotto “l’autor soñando”.

    Solitamente nei libri d’arte, a questa calcografia, viene posta la didascalia: “Sueño 1 (sogno 1), 1777”. Nella lingua castigliana, la parola sueño ha due significati: sonno e sogno e questo può generare un dubbio o un fraintendimento. Ma “l’autor soñando” si può solo tradurre “l’autore mentre sogna”. Se si parlasse solo di sonno ci dovrebbe essere scritto“l’autor dormiendo”.

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    Tra l’altro, la frase, El sueño de la razon, non è incisa sul metallo, quindi non fa parte integrante dell’opera, ma, sembra, sia apparsa sulla copertina del Quaderno di Capricci dato alle stampe nel 1779, accompagnata dal titolo generico di «Lingua universale disegnata e incisa da Fr. De Goya. Anno 1779». Inoltre, senza alcun dubbio, fu l’editore delle stampe ricavate dalle lastre calcografiche a far apporre la scritta sul contenitore della raccolta.

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    Il motivo per cui questa frase sia stata arbitrariamente applicata a quest’opera e perché poi sia stata sempre tradotta in quel modo è abbastanza misterioso. Però possiamo interpretare le parole incise insieme al disegno, e dire che il linguaggio artistico, e quindi universale, utilizzato da Francisco Goya non è certamente quello della ragione, ma quello della fantasia, trasformato in immagini incise sul metallo.

     

    Guardiamo l’immagine: un uomo dorme e alle sue spalle vi sono degli animali. Non propriamente dei mostri: c’è un felino accucciato ai piedi del dormiente, forse una lince, ci sono un gufo, un pipistrello e altri volatili non ben definiti. Tutto questo è difficile da interpretare, ma sicuramente non c’è trasformazione della realtà. Vengono in mente le pitture rupestri dove gli animali venivano dipinti con un certo verismo mentre l’essere umano veniva trasformato in modo evidente.

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    Molti critici d’arte si sono già posti il dubbio su questa frase;  Goya, forse, scrivendo quella frase, che nella vulgata viene tradotta erroneamente in quel modo, intendeva dire inconsapevolmente  che quando il sogno rimane abbarbicato al mondo della ragione,“il sogno della ragione”, può solo riprodurre la realtà così com’è in quanto non è in grado di ricrearla ex novo. E questo è mostruoso, “produce mostri”.

    Ciò significa che quando la ragione sopprime la fantasia interna, i sogni si trasformano in specchi della realtà che riproducono come fotocopie la figure del giorno. Ed è malattia perché non si è più capaci di separare il sogno dalla realtà.

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    Possiamo quindi dire che è “il sogno della ragione” che produce mostri e non il sonno … il sonno, figlio di Nykta la notte, permette alla fantasia interna di creare i sogni che possono entrare, come scrisse Omero nell’Odissea, o dalla porta d’avorio, portando sogni menzogneri, cioè sogni che negano la realtà vera, o dalla porta di corno “che verità incorona se un mortale li sa comprendere”.

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    20 maggio 2012

    Note

    (1) Massimo Fagioli in Crisi del freudismo e prospettive della scienza dell’uomo. Atti del convegno. Napoli 8-9 ottobre1999, a cura di P. Fiori Nastro, A. Homberg, F. Masini, Nuove Edizioni Romane, Roma 2000, p. 281

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    leggi qui un articolo in risposta ai commenti

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    Nota del 17 agosto 2015: Ringraziamo i 32.467 lettori che hanno letto questo articolo. Se andate su Google alla voce “Il sonno della ragione che genera mostri” questo articolo è secondo solo a Wikipedia.

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    • Bellissimo articolo che smitizza una delle tante leggende metropolitane chevengono ripetute a pappagallo dai cosiddetti critici d’arte … un bel coraggio, grazie

    • Finalmente un articolo intelligente che dissacra un falso dela storia dell’arte

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    • grazie per l’analisi! ma vorrei suggerire, visto che il 1797 è di poco successivo al 1789, Rivoluzione francese e poi Terrore, che sia il Sogno della Ragione [nel senso delle origini illuministiche e enciclopediste della Rivoluzione] a generare i mostri dei massacri. Quindi la Ragione come fatto storico e politico, non come attitudine individuale all’introspezione o alla speculazione filosofica.

      • Interessante commento, anche se non mi trova completamente d’accordo. Ma forse è solo una questione di linguaggio.
        A mio parere la ragione, prima che essere un fatto storico e politico, è una questione filosofica nel senso più ampio. Solo in un secondo momento i pensieri della ragione si traducono in atti: vedi appunto il Terrore che si compie sotto l’egida della Dea Ragione.
        Con la ragione si esplora il mondo, si interpreta il mondo e i suoi fenomeni, si interviene materialmente sulla realtà organica e inorganica. E fino a che si parla di natura, scienza, matematica, prassi materiale, ecc. vale a dire tutto ciò che riguarda la coscienza e la veglia, siamo d’accordo. Se invece si pretende di investigare la realtà umana, o se vogliamo l’irrazionale, utilizzando i paradigmi della ragione per “l’introspezione”, ecco che non siamo più d’accordo. La ragione per la ricerca sulla realtà umana, che si rivela nel sogno, è inetta. Ma questo è un lungo discorso che stiamo cercando di sviscerare in molti nostri articoli … impresa impossibile … ma esaltante.
        La ringrazio molto per il suo intervento che mi ha fatto pensare.
        G.C.Z.

    • Molto interessante questo punto di vista, ma ho sempre voluto interpretarla come “il SONNO della ragione genera mostri”, da una parte il contrario di quello che affermi: quando la ragione dorme, la fantasia, priva di essa, genera mostri; l’incoscio si libera, ed è incntrollabile.
      Lo penso sia perchè ho appena letto ciò che lui stesso afferma: « La fantasia priva della ragione produce impossibili mostri: unita alla ragione è madre delle arti e origine di meraviglie. »; sia perché Goya frequentava i circoli illuministici, e perciò crea una sorta di manifesto dell’illuminismo.
      Comunque, è utile avere tanti punti di vista, perché anche la tua è una verità :) grazie

      • Ari… molto interessante , dove hai trovato la citazione di Goja?
        Rimane comunque il fatto oggettivo delle incisioni che non parlano di sonno ma di sogni . Inoltre l’arte e l’artista non seguono mai l’ordine e la ragione … nonostante l’artista che non può , essendo artista, interpretare le proprie opere.
        Inoltre Goja disilluso dagli orrori provocati dalla ragione illuminista ritornò sui suoi passi. ma questa è una storia lunga … e io penso che la realtà umana che da troppo tempo viene definita Das Unbewusste : inconscio/inconoscibile, non generi mostri ma a volte diviene mostruosa a causa della ragione …

        grazie per il commento

        Gian Carlo Zanon

    • Mi sembra che il tentativo di dare una lettura diversa da quella che viene definita come vulgata assomigli troppo ad una arrampicata sugli specchi. Il sogno della realtà non può essere definito come una mostruosità. La mostruosità invece è proprio suggerita dagli inquietanti occhi degli animali che circondano il dormiente. Occhi paurosi che non appartengono alla realtà degli occhi di quegli animali. La mostruosità è esattamente rappresentata dal movimento di quegli uccelli. Giungono numerosi accanto all’uomo per assalirlo fissandolo con occhi allucinati. Quegli occhi allucinati affollano il luogo lasciato dalla ragione.

      • Caro Cesare Berrini, faccio parte della redazione dei Giorni e le Notti, e la ringrazio innanzitutto per il suo commento in cui lei interpreta, classicamente, l’incisione di Goya. Lei – come anche altri commentatori – ha/avete una fiducia cieca nella ragione, senza la quale, secondo voi, emergerebbe un “inconoscibile”, ovvero un mostro acquattato dentro ogni essere umano, che la razionalità tiene in catene.

        Che dire, è un pensiero molto diffuso, basti pensare al peccato originario che informa in vario modo le tre religioni monoteiste più importanti e che è stato decodificato da Freud come “bambino polimorfo perverso”. Io, che mi servo della ragione solamente per far di conto e poco più, penso che la realtà interna degli esseri umani sia essenzialmente sana. Sicuramente lo è alla nascita. Quindi non ho bisogno della ragione per tenere a freno il mostro dagli occhi allucinati che starebbe dentro di me perché non c’è nessun mostro. È la ragione di chi si arricchisce con le guerre che è mostruosa.

        Non penso che, come dice lei, l’analisi dell’autore dell’articolo sia una mera “arrampicata sugli specchi” perché si basa si dati di realtà che sono i pilastri paradigmatici della ragione. Penso invece che la vulgata, a cui lei aderisce, sia invece ideologica perché non si basa su dati certi ma su un pensiero affonda le proprie radici nel sistema teo-razionalista occidentale che io rifiuto. Lo rifiuto perché ragione e religione non cercano la verità aprendo gli occhi della mente per guardare la complessità del reale ma pretendono che si assumano categorie dogmatiche dalle quali trarre conclusioni tanto logiche quanto peregrine.
        Ma questo suo intervento, come quello di Ari meritano un approfondimento. Nei prossimi giorni pubblicheremo qualcosa in merito. Il link lo troverete in calce all’articolo che avete commentato.

        Grazie per il suo intervento

        Jeanne P.

        • Devo purtroppo darmi dell’ingenuo perché non sapevo di navigare col pensiero in un sistema teo-razionalista. Mi chiedo allora quale sia da intendere la mostruosità nell’uomo.
          La sua visione dell’uomo che nasce e passeggia felice in un prato fiorito mi appare quasi puerile. Non tiene conto delle mostruosità generate dalla mente di chi riesce a tradurre i propri deliri personali in tragedie per l’umanità. Pensi un po’. Sono così ingenuo che per me è mostruoso che un individuo come Hitler abbia potuto trasformare migliaia di persone in un fumo nero che esce da un camino. Se ciò non è paradigmatico della mostruosità in assoluto allora devo resettare tutti i significati dei termini che ho usato finora. Prima della mostruosità di chi si arricchisce con le guerre c’è la mostruosità di chi le genera. Una mostruosità che annienta la ragione come l’ha interpretata Goya in quei funesti rapaci notturni che con il loro interminabile volo giungono a sovrastare l’uomo. I messaggi delle immagini non possono essere sostituiti dalle speculazioni dialettiche.

          • La dialettica con lei signor Berrini si fa interessante … so che una collega, sollecitata dal suo intervento, sta scrivendo un articolo …

            a presto e grazie per i suoi interventi stimolanti …

            G.C.Z. – Redazione G&N

            • Volevo aggiungere alla mia precedente osservazione una piccola ma importante postilla. Non sapendo di che nazionalità sia la signora Jeanne Pucelli non riesco ad identificare le assonanze linguistiche che l’avrebbero indotta a preferire la traduzione di Sueňo con l’italiano “sogno” anziché “sonno”.
              Una rapida scorsa a qualsiasi dizionario, anche di poco pregio, fornisce la traduzione di Sueňo indiscutibilmente con “sonno”. Si potrebbe quindi imbastire una discussione sul fatto che in spagnolo il termine abbia anche il secondario significato di “sogno”.
              Risulta però evidente che non si può escludere dall’eventuale dibattito l’importanza del messaggio di Goya. Un messaggio che non è incentrato sulla parola ma sull’immagine che è appunto l’inequivocabile strumento espressivo del pittore. Volendo poi filosofare su un ipotetico “Sogno della ragione che crea mostri” si corre il pericolo di arrivare ad attribuire una ragione alla mostruosità dei sogni di Hitler.

            • Vedo caro signor Cesare Berrini che ha cambiato registro comunicativo il suo dire «Una rapida scorsa a qualsiasi dizionario, anche di poco pregio, fornisce la traduzione di Sueňo indiscutibilmente con “sonno”» oltre che errato lo trovo quantomeno poco carino. Sa in questi giorni si parla molto di femminicidio (parola che non si trova ancora nei vocabolari) e quindi sono particolarmente sensibile alla violenza di qualsiasi tipo, anche verbale, esercitata da maschietti rabbiosi sulle donne.

              Ho due vocabolari davanti a me

              A)nel primo , Hoepli Editore, trovo scritto : soñar = sognare quindi se nell’acquaforte v’è inciso un verbo “autor soñando” non si può riferire, ovviamente, al sonno.

              B)Nel secondo, Curato da Sebàstian Carbonell, sempre dell’Hoepli Editore, alla voce sogno troviamo; sogno = sueño; è un sogno= es un sueño; fare un sogno = tener un sueño.

              A questo punto mi chiedo: «quali dizionari avrà utilizzato il caro signor C.B.? »

              Per quanto riguarda poi l’interpretazione delle immagini io non userei l’aggettivo “inequivocabile”, semmai il termine “soggettivo”. Prova ne sono le macchie di Rorschach, che sono la base di un noto strumento per l’indagine della personalità. La stessa macchia viene interpretata, ovviamente, in modo diametralmente diverso da individui sani di mente e da psicotici gravi.
              Ogni persona dotata di buon senso sa che sulla realtà noi alieniamo la nostra realtà interna. Di fronte ad un’opera come La pietà di Michelangelo milioni di persone hanno provato milioni di sentimenti distinti , ed un pazzo l’ha presa a martellate.
              Per quanto mi riguarda, io rispetto – tranne quella del pazzo furioso – ogni interpretazione, anche la sua naturalmente, perché so che la percezione della realtà è sommamente soggettiva.

              Detto questo la lascio consigliandole dei buoni dizionari di spagnolo. Au revoir mon cher ami

              J.P.

          • ecco il link dell’articolo di Jeanne Pucelli che risponde al suo gradito intervento:

            http://www.igiornielenotti.it/?p=26806

    • Vedo caro signor Cesare Berrini che ha cambiato registro comunicativo il suo dire «Una rapida scorsa a qualsiasi dizionario, anche di poco pregio, fornisce la traduzione di Sueňo indiscutibilmente con “sonno”» oltre che errato lo trovo quantomeno poco carino. Sa in questi giorni si parla molto di femminicidio (parola che non si trova ancora nei vocabolari) e quindi sono particolarmente sensibile alla violenza di qualsiasi tipo, anche verbale, esercitata da maschietti sulle donne.

      Ho due vocabolari davanti a me

      A) Nel primo , Hoepli Editore, trovo scritto : soñar = sognare quindi se nell’acquaforte v’è inciso un verbo “autor soñando” non si può riferire, ovviamente, al sonno.

      B) Nel secondo, curato da Sebàstian Carbonell, sempre dell’Hoepli Editore, alla voce sogno troviamo; sogno = sueño; è un sogno= es un sueño; fare un sogno = tener un sueño.

      A questo punto mi chiedo: «quali dizionari avrà utilizzato il caro signor C.B.? »

      Per quanto riguarda poi l’interpretazione delle immagini io non userei l’aggettivo “inequivocabile”, semmai il termine “soggettivo”. Prova ne sono le macchie di Rorschach, che sono la base di un noto strumento per l’indagine della personalità. La stessa macchia viene interpretata, ovviamente, in modo diametralmente diverso da individui sani di mente e da psicotici gravi.
      Ogni persona dotata di buon senso sa che sulla realtà noi alieniamo la nostra realtà interna. Di fronte ad un’opera come La pietà di Michelangelo milioni di persone hanno provato milioni di sentimenti distinti , ed un pazzo l’ha presa a martellate.
      Per quanto mi riguarda, io rispetto – tranne quella del pazzo furioso – ogni interpretazione, anche la sua naturalmente, perché so che la percezione della realtà è sommamente soggettiva.

      Detto questo la lascio consigliandole dei buoni dizionari di spagnolo.

      Au revoir mon cher ami

      J.P.

    • Intervengo solo per confermare la traduzione della parola sueño e del verbo soñar segnalata da Jeanne Pucelli.

      Aggiungerei che in questo caso non si tratta di interpretazione ma di conoscenza del castigliano da me usato anche per tradurre articoli, poesie, ecc. ecc.

      Per quanto riguarda l’interpretazione delle opera d’arte ognuno è libero di esprimere la propria opinione. Pensiamo solo che gli iconoclasti ebrei e mussulmani vedono in un’icona un sacrilegio e i cristiani una soglia per accedere all’invisibile.
      Interessante discussione …

      G.C.Z.

    • Confermo senza alcun dubbio che su ogni dizionario Spagnolo-Italiano alla voce “sueňo” corrisponde come primo significato “sonno” e non sogno. Anche sogno ha la traduzione in “sueňo” ma ciò non significa che debba essere anteposto al primo significato.
      Quanto alle macchie di Rorschach hanno la caratteristica propria delle macchie, Vale a dire la totale assenza di forme definite appunto perché hanno la funzione di sollecitare la fantasia interpretativa del soggetto che le guarda.
      Non è il caso del pittore Goya. Paragonare una sua opera allo stesso livello interpretativo delle macchie di Rorschach mi sembra oltre che una bestemmia una scarso apprezzamento delle opere d’arte.
      Tirare poi in ballo addirittura il femminicidio o parlare di violenza verbale dei maschietti solo perché si discute sull’opinabile interpretazione di un’opera d’arte è quanto mai assurdo. Vuol dire non accettare la critica ed arrampicarsi sui vetri per sviare il discorso su un piano peraltro inaccettabile.

      Riguardo all’interpretazione dell’opera di Goya mi sembra quanto mai capzioso il voler a tutti i costi parlare di soggettività Di fronte a forme ben precise e definite che sono derivate dalla volontà espressiva dell’autore risulta impossibile evitare la realtà oggettiva della sua opera. Sarebbe come sminuire l’autore ed equipararlo ad un gorilla cui viene dato in mano un pennello per scarabocchiare una tela. Il gorilla ci comunica dei segni che non sono dedicati ad altri gorilla. Goya invece comunica con tutta l’umanità.

      Rivolgo un invito alla redazione di consultare di nuovo un qualsiasi dizionario di spagnolo. Alla voce “sueňo” corrisponde il termine italiano “sonno”.

      Quanto agli approcci iconoclastici di ebrei e mussulmani trovo che sia un argomento inappropriato a questa discussione. Nella nostra cultura abbiamo le immagini e di queste discutiamo.
      Piuttosto sarebbe il caso di chiedersi come mai si vuole a tutti i costi relegare l’immagine ad un ruolo subalterno rispetto alla scrittura ed appioppargli una vaghezza comunicativa che di fatto non ha. Le immagini colpiscono direttamente le nostre facoltà intellettive a differenza della scrittura che dipende da una costruzione logica priva di forme e dimensioni.
      Ritorno a dire che è avventato prendere in considerazione e disquisire su una parola al di fuori del contesto iconologico in cui è immersa. Con buona pace per la signora Jeanne Pucelli.

      Cesare Berrini altro commento: Tante belle parole ma si da il caso che la razionalità non è una scelta di vita ma è la vita. Le sue parole mi colpiscono per l’assoluta incapacità di vedere che nell’esempio degli antichissimi uomini che hanno razionalizzato il concetto di punta, c’è voluta la medesima fantasia creativa di qualsiasi grande opera d’arte.
      È facile concionare standosene seduti sulla cima di un mondo creato dall’altrui fantasia. Intendere la razionalità come un elemento quasi insignificante ed appena necessario alla nostra esistenza mi sembra una dimostrazione di una assoluta negazione della condizione dell’esistere.

      • Caro signor Berrini, usiamo linguaggi talmente diversi che sarebbe una perdita di tempo inutile, per entrambi, continuare la discussione che comunque è stata molto interessante.

        Ringraziandola per il suoi interventi la saluto cordialmente.

        Jeanne Pucelli

    • No entro en la dialettica sull’interpretazione dell’acquaforte di Goya.

      Sono espagnola e il castigliano lo conosco dalla nascita e posso dire che il sinor Berrini non lo conosce affatto. Per quanto riguarda la dialettica sulla ragione e l’irrazionale sono d’accordo con Jeanne e l’altra signora, e digo solo che la maggior parte degli uomini la pensa come Berrini .

      Sono fatti così, noiosi da morire … grazie per il vostro belissimo lavoro ..

      Mercedes R.C.

    • Ha torto la Signora Mercedes e ha ragione Cesare Berrini, infatti, contrariamente a tutte le traduzione che finora sono state fatte del dramma “La vida es sueño” di Pedro Calderon de La Barca, sempre interpretato erroneamente con “La vita è un sogno” il titolo andrebbe invece tradotto: “La vita è un sonno”: sottotitolo “Buonanotte Sigismondo”.

      Infatti el Rey de Castiglia e Leon, Felipe tercero, figlio de Felipe segundo e nipote di Carlos primero, famoso dormiglione, ne fu entusiasta.

      Inserisco alcuni brani per legittimare quanto dico

      porque en el mundo, Clotaldo,
      todos los que viven sueñan.

      “Perché nel mondo, Clotaldo,
      tutti coloro che vivono dormono”

      oppure

      “que sea humilde y blando,
      porque quizà estàs soñando,
      aunque ves que estàs despierto.”

      “sii calmo e umile
      perché forse stai dormendo
      anche se ti sembra di essere sveglio”

      la frase finale poi è inequivocabile

      “Bè, se la vita è un sonno dormiamola”

      Se fosse stata ben tradotta quest’opera avrebbe avuto ben altra fortuna.

      E poi dai lo sanno tutti: in Spagna c’è anche “El diccionario de interpretaciòn de los sueños” vale a dire “Il dizionario di interpretazione del sonno”

      Io come vi ho già detto altre volte sto cercando qualcuno che mi interpreti il sonno.

      Buon sonno della ragione a tutti … e scusate la mai petulanza, ma era tanto per chiarire

      Giampiero … soñando, cioè dormendo

    • Fortissimo Giacomo, e quindi se è come dici tu si deve tradurre tradurre “Sueño de una noche de verano” in “Sonno di una notte di mezza estate” o “Dormita di una notte di mezza estate”, troppo forte … mo ne cerco qualcun’altra … certo che … va bè lasciamo perdere ch’è meglio …

      Renato

    • Mi pareva di ricordare che la frase ” Il sonno della ragione genera mostri fosse di Lucrezio.
      Dpvrebbe trovarsi nel cap.V del “De rerum natura. ”
      (ma non ho più il testo tradotto da iolanda insana , per verificare

      (Forse Goya l’ha presa da Lucrezio e utilizzata.)

      Qualcuno potrebbe aiutarmi a verificare se nel testo di Lucrezio la frase compare?
      Sto scrivendo un saggo sulla violenza e mi sarebbe molto utile, per avere una bibliografia corretta.
      Grazie.
      maddalena

      • La frase riferita a Goya e’ del suo editore. Cerchero su Rerum natura la frase ma non mi suona. Grazio per le sollecitazioni.
        Gian Carlo Z.

        • In che senso la frase “è del suo editore? ”
          Mi potrebbe precisare gentilmente?
          grazie
          maddalena

          • Se legge il quarto paragrafo dell’articolo leggera’ che Goya incise solo poche parole sulla sua incisione il resto e’ opera dell’editore. Non posso darle il riferimento bibliografico perche’ la redazione riapre il 12 di gennaio. A proposito buon anno e ci sentiamo presto per continuare la ricerca su Lucrezio. Finora ho potuto solo vedere che per Lucrezio i mostri si nascondevano nella superstizione e secondo lui (era epicureo) solo la ragione poteva tenerli a bada. Quando torno dalla pampa argentina riprendo questa ricerca …
            Gian Carlo

    • bene , grazie. buon viaggio.

    • noto spesso che ci si sofferma sulla prima parte della frase ( il sonno o il sogno ) se invece al contrario si provasse a considerare il mostro…. chi è o cosa è un mostro…..un esempio (dimostrabile) potrebbe essere un bambino/a di pochi anni al quale si conferma di prendere un gelato o una macchinina o bambolina…..è capace di partire e attraversare la strada in preda a quell’impulso primitivo….è distruttivo ( un mostro )…l’impulso primitivo è BESTIALE…ma il bambino è recuperabile..
      Freud definiva ” l’io non è padrone neanche a casa sua….” (dimostrabile) a questo punto che sia sogno o sonno potrebbe essere irrilevante se è quell’impulso a prevalere..il tiranno..inconsapevole.
      Preciso che sono quantomeno “agnostico” ma pare che qualcuno 2000 anni fa, poi riportato da altri sulle sacre scritture, disse ” padre perdona loro che non sanno quello che fanno” Non sanno quello che fanno…2000 anni fa..che se non sbaglio significa incoscienti….o se preferite inconsapevoli..o prima Platone 2400 anni fa e così via….come nel sonno o nel sogno che deriva dallo stesso…..
      cordialmente
      m

    • PS….ma se si crede che la ragione possa “aver il controllo del mostro o della fantasia” non è ragione….è ancora il mostro e la prova è il delirio del controllo….non illusione…illusione è un eufemismo…..

    • Grazie di cuore mi è stato utilissimo!

    • Il mio professore delle superiori di storia dell’arte (buon’anima…) ormai 20 anni fa parlava di questa doppia lettura di sueno…
      Ancora oggi mi fa pensare, la forza dell’arte è incommensurabile.
      Da qui però a parlare di articolo”rivoluzionario” ne passa…

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