• Intervista con Kamel Daoud : primavere arabe … si ma la vera rivoluzione è avere un rapporto sano con la donna

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    di Gian Carlo Zanon

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    Kamel Daoud è un giornalista e scrittore algerino molto noto in Francia. Il suo libro Meursault contre-enqête – pubblicato in Italia da Bompiani cambiando il titolo in Il caso Meursault – ha vinto nel 2015 il prestigiosissimo Premio Goncourt. Nel suo romanzo Daoud ripercorre le vicende che ruotano attorno al romanzo L’Ètranger di Albert Camus, dal punto di vista dell’arabo ucciso stolidamente da Meursault. All’assassinato Daoud restituisce un nome, Moussa, e una cornice di vita vissuta – completamente assenti nel romanzo di Camus-. Un testo importante quello dell’autore algerino che, a mio giudizio, arricchisce la celeberrima opera di Camus creando un contrasto efficacissimo.

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    Il libro di Kamel Daoud l’ho letto in italiano e ora me ne dispiaccio. Me ne dispaccio dopo aver visto come è stata trattata un’intervista di Alexandre Devecchio a Daoud pubblicata il 7 aprile su Le Figaro (leggi qui) e ripubblicata oggi su La Repubblica con la traduzione di Fabio Galimberti.

    Anche sulla traduzione non sarei affatto d’accordo. Ma si sa ogni traduttore sceglie le parole che meglio crede e ognuno di noi ha le sue preferite. Io ad esempio traduco “est surchargé de sens” con “è sovraccarica di senso” e non con “è sovraccarica di significato”. Piccoli ma importanti slittamenti semantici. Ma fino a qui bisogna starci. Bisogna starci ma non capisco il motivo per cui sono state aggiunte frasi che nel testo de Le Figaro non esistono. Forse, mi sono detto, per far capire meglio al lettore i contenuti di ciò che Kamel Daoud rispondeva nell’intervista. E quindi, al limite, vanno bene anche le inopinate aggiunte.

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    Ma ciò che, a mio parere, è veramente osceno è il fatto che, senza avvertire i lettori, più della metà delle parole contenute nelle risposte dello scrittore algerino sono state annullate come se non fossero mai esistite. Chi è stato? Il traduttore? Non credo! Il redattore? Beh, può darsi! Sta di fatto che, a causa della traduzione e dell’annullamento di buona parte del testo originale, il senso dell’intervista è stato in parte rovinato. Perché? Non lo so, leggete entrambi i testi e decidete voi.

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    Si inizia dal titolo:“Algérie, colonisation, islamisme : les vérités de Kamel Daoud” scrive Le Figaro, “Noi, scrittori liberi in lotta contro il videogioco islamista” strilla La Repubblica… di tutto questo strillato non c’è nulla nel testo. E si finisce annullando completamente l’ultima domanda e la relativa  risposta. Nel mezzo troviamo cose così « En Algérie, le mot « indépendance » est surchargé de sens. Il renvoie bien sûr à la guerre d’Algérie et à la libération du pays. Une étape nécessaire du point de vue de l’histoire.» dice Daoud su Le figaro e invece su La repubblica dice «Il Algeria la parola “indipendenza” è sovraccarica di significato. Rimanda alla guerra d’Algeria e alla liberazione del Paese, una tappa fondamentale.» ….???? Ma “una tappa fondamentale” può ridare al lettore l’identico senso di “una tappa necessaria dal punto di vista della storia”? Io direi proprio di no. Direi che impoverisce il senso storico che Daoud vuole dare alla liberazione del suo paese. C’è da chiedersi perché questo accade e quali siano le reali intenzionalità dei redattori di questa intervista che hanno resa monca e cieca. E questo passaggio è solo una centesima parte di ciò che è accaduto nel trasloco da Le Figaro e La Repubblica.

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    Che è accaduto? Ma non lo sapremo mai! Quindi propongo di gustare, in originale se possibile, (QUI) alcune frasi contenute nell’intervista allo scrittore algerino che vive  sempre sotto scorta per via della fatwa per “apostasia” formulata il 16 dicembre 2014 dall’imam salafita Hamadache, leader del Fronte popolare del risveglio islamico, lanciatagli per avere “dichiarato guerra al Corano e ai valori sacri dell’Islam”. Amen.

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    Si perché c’è molto da imparare da Kamel Daoud anche su temi d’attualità come quelli dell’influenza religiosa sui “terroristi islamici”, sulle “primavere arabe”, su problemi scottanti come quelli della sessualità, del rapporto con il corpo e con la realtà umana dell’altro da sé al femminile. Tutti elementi luciferini che turbano le menti dei nostri intellettualoidi proni al verbo di Francesco I da Buenos Aires.

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    «In primo luogo c’è il fatto che al Sud, noi abbiamo un problema con il corpo e il sesso. Il corpo è il luogo che rivela di più il nostro rapporto con la vita. Se avete un rapporto malato in un rapporto con il corpo, ciò significa che voi non potete volere che il mondo sia sano. La donna dona la vita. Se avete un rapporto patologico con la donna vuol dire che avete un rapporto patologico con la vita. (…) presunti imam raccontano che i terremoti sono causati da donne che indossano minigonne!»

    Anche da noi accade… tutto il mondo è paese …

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    E a proposito delle Primavere arabe

    «Non ci dimentichiamo che la Rivoluzione francese è stata attraversata da episodi di terrore e ci vorrà quasi un secolo alla Repubblica per imporsi nel corso del tempo. Non dimentichiamo che le conseguenze della Rivoluzione nei paesi d’Europa si sono sviluppate in Europa in modi molto diversi (a secondo della loro realtà storica). Non capisco come i francesi, ricchi di questa esperienza storica, possano pensare che noi potremo accedere alla democrazia in tre anni. Non è sufficiente far cadere i regimi, si deve portare la rivoluzione culturale nelle teste e nei cuori. Questo richiederà tempo.»

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    Sul terrorismo

    «Le nuove generazioni di estremisti non sono nate jihadiste. Essi sono stati allattati dalla “Fatwa Valley”, una specie di Vaticano islamista che possiede una vasta industria che produce teologi, leggi religiose, libri e politiche editoriali e mediatiche aggressive. Se non si capisce questo, noi perdiamo la guerra, anche se vinciamo le battaglie. Noi uccideremo i jihadisti ma loro rinasceranno nella prossima generazione nutriti dagli stessi libri.»

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    12 aprile 2017

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