• La Chiesa apre gli archivi che documentano le sue connivenze col terrorismo di stato argentino? Ciò che non viene detto su questa ennesima squallida menzogna

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    Rimettiamo in primo piano questo articolo, postato la prima volta il 9 novembre scorso, dopo che Internazionale. it, il 29 novembre,  ha pubblicato un articolo di Horacio Verbitsky il giornalista argentino che scoprì le prove dei voli della morte, in cui egli parla delle ambiguità della Chiesa cattolica omesse dai media italiani e da noi rese pubbliche venticinque giorni fa.

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    di Gian Carlo Zanon

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    La gente, si sa, naviga in superficie. Pochi hanno il coraggio di portare la propria vita alta. Molti si accontentano di ciò che viene detto loro dai telegiornalisti e rimangono li a grufolare nei loro articoli.

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    Quando i media titolano “la Chiesa apre i suoi archivi sulla dittatura argentina perché così è stato ordinato da papa Francesco”, il 99,99% per cento dei sudditi archivia il dato come vero e sacrosanto.

    È così che si creano i sudditi farciti di menzogne, con quella macchina dell’obbedienza supina che è l’informazione mediatica. Informazione mediatica che con i suoi testimonials – vedi Massimo Recalcati alla Leopolda e il suo endorsement  al sovrano del SI –  crea ex nihilo realtà inesistenti.

    I sudditi non si chiedono né cosa siano in realtà questi “archivi”, né perché esistano simili “archivi”, né cosa contengano questi “archivi”, né a chi verranno mostrati questi “archivi”, né in che forma verranno mostrati questi “archivi”. Il suddito, si sa, naviga in superficie.

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    Il suddito legge: “la Chiesa apre i suoi archivi sulla dittatura argentina perché così è stato ordinato da papa Francesco” e crede, o gli fa comodo credere, che la Chiesa capitanata da Jorge Mario Bergoglio così di punto in bianco farà luce sui propri orrori nascosti per quarant’anni.

    Il suddito, spinto da moltissimi intellettuali argentini capitanati dal Nobel per la pace Adolfo Pérez Esquivel, crede che la verità verrà denudata in Plaza de Mayo perché tutti possano vederla intera senza che nessun panno la possa celare.

    Esquivel nel 2005, in un’intervista trasmessa dal canale televisivo argentino 678, affermò che «l’atteggiamento di Bergoglio si inscrive all’interno di queste politiche secondo cui tutti quelli che lavoravano in campo sociale, con i settori più poveri e più bisognosi, erano comunisti sovversivi e terroristi», Ora, da quando Bergoglio è divenuto papa, Esquivel lo difende a spada tratta. Incoerenze?

    Ovviamente dietro a Esquivel, che senza neppure aspettare di vedere cosa mostreranno gli “archivi”, si è affrettato a definire questa menzogna annunciata «un paso muy importante», si è formata una lunga coda di intellettuali pronti a giurare sul fatto che gli argentini sapranno finalmente la verità sulla sparizione di trentamila giovani colpevoli di pensare di essere cittadini e non sudditi.

     

    Anche le rappresentanti delle Madri de Plaza de Mayo, da qualche tempo folgorate dal fascino del loro conterraneo papalino, sembrano credere, con tutte le riserve del caso, che questo passo sia un modo di andare verso la verità. (leggi qui). Io, viste la forma e le modalità di questa “apertura degli archivi”  che vengono taciute, non sarei così ottimista.

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    Come scrive El Pais (leggi qui e qui) dato che agli “archivi” potranno accedere “solo i familiari diretti dei desaparecidos”, i “documenti” – non originali ma digitalizzati a cura della Conferencia Episcopal argentina, la stessa istituzione che per quarant’anni li ha tenuti nascosti –  potranno essere visionati:

    a) solo dai fantasmi dei genitori, o dai pochi sopravvissuti ultraottantenni;

    b) dai fratelli e dalle sorelle ultrasessantenni;

    c) da qualche centinaio di figli dei desaparecidos salvati dalla sparizione e dai circa duecento niños desaparecidos ritrovati.

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    Gionalisti, esperti e storici non potranno leggere neppure un rigo di quei “documenti” desecretati.

    I “documenti”, per quanto è dato sapere, sono composti solo dalle lettere in cui i familiari chiedevano aiuto alla Chiesa – non originali ma trascritti – e  dalle risposte della Chiesa alle richieste di aiuto.

    Questi sarebbero i “documenti” degli “archivi” che dovrebbero far luce sulla Chiesa argentina? Nulla di più? Qualcosa non torna.

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    E che questo sia l’ennesimo inganno orchestrato dalla Chiesa bergogliana sembra essere ben chiaro solo a Horacio Verbitsky il giornalista argentino che scoprì le prove dei voli della morte. (leggi qui)

    «Se i prelati pubblicano le lettere dei familiari dei desaparecidosafferma Verbitsky su Pagina12 (leggi qui)dovremmo chiedere loro di pubblicare anche le risposte orrende che firmava il Cardinale Raul Primatesta, accusando le vittime e difendendo i repressori con l’argomento della ‘campagna anti-argentina”. E la prova del fuoco è ciò che faranno con gli atti delle riunioni della Conferenza Episcopale e il suo Comitato Esecutivo, dove discutevano che cosa fare a proposito del “tema desaparecidos”, durante le quali Tortolo (il vicario militare Adolfo Tortolo capo dei cappellani cattolici) giustificava con argomenti teologici la tortura».

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    Ma tutto ciò lo terranno sempre nascosto come terranno nascoste le immagini con didascalia del legato apostolico vaticano Pio Laghi mentre è in familiarità con l’assassino E. Massera. Terranno nascosti i documenti che provano come e perché al tiranno E. Massera venne concessa la Laurea ad Honoris Causa dall’Università del Salvador (Usal) durante il periodo in cui Bergoglio faceva parte della sua direzione.

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    Terrebbero nascosti anche i diari de Victorio Bonamín, provicario militare responsabile di tutti i cappellani cattolici operanti durante ciò che ora finalmente viene chiamato con il proprio nome: “dittatura militare, civile e religiosa”, in cui si evince al di sopra di ogni dubbio che  «I diari privati che il provicario militare Victorio Bonamín scrisse tra il 1975 e il 1976, contengono orme dell’accostamento della Chiesa al terrorismo di Stato, della sua conoscenza dei campi di concentramento e della sua giustificazione della tortura», se due ricercatori, lo storico Lucas Bilbao e il sociologo Ariel Lede non li avessero resi pubblici. (leggi qui)

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    Ora c’è da chiedersi solo perché gli intellettuali argentini, guidati da un pernicioso quanto codardo “politicamente corretto”, testimoniano sulla buona fede di una Chiesa che voleva sterminare gli intellettuali … solo quelli intellettualmente onesti ovviamente.

     

    9 novembre 2016

     

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