• L’ospite inatteso. Il viaggio di Flore Murard-Yovanovitch alla ricerca delle foci dell’umano – Recensione

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     di Gian Carlo Zanon

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    Nel tempo, avevo già letto alcuni degli articoli presenti nel libro di Flore Murard-Yovanovitch, DerivePiccolo mosaico del disumano. Ora, rileggendoli uno dopo l’altro, mi appaiono in un modo completamente diverso. Mi chiedo perché e mi rispondo che, forse, legati così tra loro dal filo d’acciaio di una ferrea coerenza, mostrano pienamente tutta la loro potenza evocativa.

     

    Murard-Yovanovitch non si può certo definire una giornalista mainstream. Già nel primo articolo/capitolo del volume, Navtej Singh Sidhu, prende una netta posizione contro la cultura dominante e contro la vulgata giornalistica che di quella cultura è complice e fattrice: «Eppure, di fronte a questo raccapricciante elenco nessuno è mai riuscito a pronunciare la parola disumanità. Decine di analisi coprono le pagine dei giornali parlando di «paura», «noia», «droga», persino «tribalismo di periferia». In alcuni casi sono apparsi concetti che alludono a una lettura psichica come atrofia dei legami, dissoluzione dell’individuo, insignificanza dell’esistenza. Fra queste interpretazioni (meglio sarebbe chiamarli tentativi) non compare quella che, forse, potrebbe davvero spiegare la violenza interumana: la «pulsione di annullamento»1. Teorizzata nel 1971 dallo psichiatra Massimo Fagioli, questa ipotesi permette di interpretare comportamenti che non sono “semplicemente” il frutto dell’aggressività, del sadismo o della cosiddetta distruttività. Si tratta di un livello di violenza più profondo dove dalla negazione dell’altro si passa al suo annullamento. Questa pulsione, infatti, fa dell’altro, del diverso da sé, un “non essere umano”, cancellando in tal modo (annullamento appunto) il fatto che la sua umanità sia irrimediabilmente uguale alla nostra.»

    La “pulsione di annullamento”, «teorizzata nel 1971 dallo psichiatra Massimo Fagioli,», unico strumento per decifrare ciò che nell’essere umano è un assurdo – nel suo vero senso etimologico di “stonatura” – diviene la sua lente attraverso la quale Murard-Yovanovitch  può interpretare il disumano che,  invisibile ai più, si accampa davanti ai suoi occhi.

    Con questo, e altri strumenti preziosi contenuti nella Teoria della nascita di Fagioli, inizia il suo viaggio beccheggiando nelle prossimità delle “derive” del disumano. Questo libro è il suo diario di bordo, su cui traccia le linee certe che dividono nettamente ciò che è umano da ciò che non lo è.

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    Tracciando queste linee di demarcazione, percorre strade e rotte parallele a quelle del politicamente corretto e della ragion di stato. Strade e rotte solitarie dove gli uomini in divisa che, obbedienti alle regole d’ingaggio,  uccidono Valentine Jalstine e Ajesh Binki, non sono considerati eroi nazionali, ma assassini. Strade e rotte scomode dove difficilmente si incontra l’onestà intellettuale e quasi mai quell’umanità che pervade ogni sillaba di questo suo giornale di bordo. Giornale di bordo che inizia ricordando Navtej Singh Sidhu, a cui un branco di malati di mente ha dato fuoco una notte di cinque anni fa a Nettuno, e finisce il 3 novembre 2013 a Lampedusa con parole che ricordano il naufragio del 3 ottobre e nel contempo svelano ancora una volta gli inganni mediatici:  «La grottesca sceneggiata dei funerali di Stato senza bare né parenti, trattenuti sull’isola, o con bare spostate come pacchi all’insaputa di tutti, o ancora l’oscena idea-beffa, per fortuna poi scartata, di un maxi-schermo in diretta…».

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    Tra il primo l’ultimo tributo all’umano, altri settantuno articoli. Alcuni sono un canto alla speranza di un’umanità possibile, altri rammentano quelle manciate di terra che Antigone riesce a gettare sul corpo del fratello per impedire che i cani ne facciano scempio.

     

    Mentre Murard-Yovanovitch scrive  e denuncia, i migranti languiscono per mesi nei CIE, che servono solo a ingrassare gli amministratori che li gestiscono . Mentre Murard-Yovanovitch scrive e denuncia, i migranti vengono messi in  galera perché “colpevoli di clandestinità” a causa di una legge, voluta dai politici razzisti e corrotti, parzialmente abrogata solo qualche giorno fa. Una legge draconica che considerava la ricerca della propria identità umana,  ma anche il solo voler salvare la propria esistenza, un crimine.  Lei scrive e denuncia mentre nelle terre libiche del grande amico di Berlusconi Muammar Gheddafi, migliaia di uomini e donne vengono trattati come e peggio degli animali a causa della legge infame dei “respingimenti” .

     

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    Nel libro di Flore Murard-Yovanovitch  non si odono echi di lontane battaglie mitigati dal tempo, ogni sua parola è scritta, come gli articoli su Combat di Albert Camus, “nel fitto” della lotta tra chi essendo umana vuole l’umano attorno a sé, e chi essendo disumano vuole la desertificazione dell’identità umana.

     

    Immigrazione, religione, confusione; Come un uomo sulla terra;  Il resto della notte;  Immigrazione, rivoluzione non violenta; Razzismo: la politica che ammala i giovani; Il populismo xenofobo di Berlusconi;  “I Rumeni? Tutti stupratori”, questi sono i titoli, tragici e poetici, di alcuni articoli di Murard-Yovanovitch. E poi ce n’è uno che mi piace particolarmente perché in due parole dice tutto: L’ospite inatteso.

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    L’autrice nel suo articolo, fa riferimento al film Thomas McCarthy, The visitor, che narra il rapporto tra un uomo occidentale e alcuni ospiti siriani  che, per un equivoco, hanno “invaso” il suo appartamento e la sua vita sentimentale. Attraverso questi “strani” contatti l’uomo, che da tempo non aveva più rapporti umani degni di questo nome, ha una inaspettata rinascita affettiva.

    Anche Odisseo viene chiamato dal «vecchio eroe Echèneo, /che tra gli eroi Feaci era il più anziano» “ospite inatteso”.

    Il vecchio eroe richiama il re Alcinoo ai suoi doveri di ospitalità : «Su, l’ospite sul trono a borchie d’argento/ fai sedere, rialzandolo, e comanda agli araldi/ di mescolare il vino».  E l’ospite inatteso ripagherà l’ospitalità: mischiando la dolce ebbrezza del vino al ricordo, nasceranno i canti che donerà a chi, rispettando leggi antiche mai scritte, ha saputo salvare in sé quell’ospite inatteso che ha riconosciuto nello straniero coperto di stracci.

    9 luglio 2014

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