• 1600 anni fa i monaci parabolani, istigati da San Cirillo e legittimati dal pensiero agostiniano, assassinarono la scienziata alessandrina Ipazia

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    Oggi il Corriere ha pubblicato la recensione di Massimiliano Chiavarone, in cui si parla del nuovo libro Gemma Beretta in Ipazia d’Alessandria (Editori Riuniti/University Press, pp. 320, e 20).

     

    « Questo bel libro – scrive Chiavarone – è una scrupolosa ricostruzione storica della vita e delle idee della martire del paganesimo e della libertà di pensiero, supportata da un uso approfondito delle fonti antiche. Beretta sottolinea che l’omicidio maturò nell’ambito della lotta per la supremazia tra pagani e cristiani da un lato e del prevalere del potere cosiddetto “spirituale” su quello temporale dall’altro, inteso come “scontro senza mediazioni tra il potere ecclesiastico locale e il potere civile cittadino”.»

    Il giornalista nella sua recensione ricorda le sanguinose lotte per la supremazia politica del Cristianesimo fin dall’editto di Costantino, e il modo in cui il sistema teo-filosofico cristiano legittimò la persecuzione contro coloro che avendo un pensiero diverso erano considerati eretici e quindi portatori di un pericoloso contagio religioso: «Il primo evento che ne sancì l’affermazione fu l’Editto di Milano del 313, dell’imperatore Costantino I: stabiliva la libertà di culto, interrompendo le persecuzioni contro i cristiani, ma di fatto privilegiava la loro religione a scapito delle altre. Poi il Concilio di Nicea del 325 formulò i fondamenti dell’ortodossia cristiana. L’Editto di Tessalonica del 380 dichiarò il Cristianesimo religione ufficiale dello Stato nella forma definita «cattolica». Inoltre riconosceva il primato delle sedi episcopali di Roma e di Alessandria in materia di teologia. E questo atto inaugurò una specie di «soluzione finale» per il paganesimo con i decreti teodosiani emessi tra il 391 e il 392 (il primo dei quali firmato da Teodosio a Milano) e ispirati da Ambrogio.»

    L’assassinio di Ipazia da parte dei monaci parabolani, guidati da Cirillo Vescovo di Alessandria ora santificato dalla Chiesa cattolica, fu solo un episodio, dei crimini di cui si macchiò il cristianesimo nel corso dei secoli.

    Scrive Chiavarone:  « (…) il suo insegnamento rivolto a tutti, la sua cultura, il fatto che a lei chiedesse consiglio il prefetto romano Oreste, la fecero emblema di un ideale di vita e di politica antitetico alla visione degli episcopi, basato «piuttosto che sul potere che viene dall’essere anello di una scala gerarchica, sull’autorità che viene dall’intelligenza sul mondo e dal coraggio nell’esporsi». La prese di mira il vescovo Cirillo, che la riteneva responsabile della sua mancata riconciliazione con Oreste. E di fatto ispirò lo scempio che nel 415 di lei fecero i monaci, in realtà «corpo di polizia degli episcopi». Un delitto atroce, rimasto impunito, e di cui sarebbe il caso ora, anche se a secoli di distanza, di riconoscere le responsabilità morali.»

    2 giugno 2014 

     

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