• I desaparecidos della Legge 180

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    di Gian carlo Zanon

    La realtà dello “stato delle cose”, sociale e politica , è ciò che esiste di più complesso. Anche la realtà dello stato delle cose per quanto riguarda la cura della malattia mentale, è complessa.

    Sabato scorso ho assistito ad una conferenza che aveva lo scopo di narrare la storia del Manicomio di Castiglione delle Stiviere che fu uno dei più grandi d’Italia arrivando ad avere migliaia di malati psichiatrici e circa mille dipendenti.

    Interessante il racconto di un infermiere che, entrato a lavorare negli anni sessanta, ebbe modo di vivere il passaggio dallo stato manicomiale classico – letti di contenzione, elettrochoc, eccetera – all’abolizione degli ospedali psichiatrici, dovuta alla legge 180 del 1978 chiamata inopinatamente, visto che l’estensore della legge fu Bruno Orsini e Basaglia si rifiutò di firmarla –  Legge Basaglia.

    Mi ha colpito particolarmente la parte finale del suo racconto in cui venivano fuori tutte le pecche di una legge che non aveva, dal punto di vista logistico, preparato la chiusura. Infatti molti malati non volevano lasciare il manicomio perché non sapevano dover andare e finivano per “morire abbandonati” senza nemmeno più le cure per le malattie fisiche a cui erano abituati: “gli si faceva una bara in falegnameria con quattro assi” e il comune pensava alla sepoltura. Infatti i dati dicono che circa il 30% dei ricoverati in istituti manicomiali morirono nei primi cinque anni dalla loro “liberazione”.

    Infatti il Movimento di Psichiatria Democratica, di cui Basaglia era un punto di riferimento, era contrario alla legge. Come afferma la psichiatra Ester Stocco in articolo su Altritaliani «Attribuire quindi a Franco Basaglia la paternità della legge è storicamente sbagliato, è un errore storico reso possibile dal fatto che tutta l’informazione di ogni matrice politica, enfatizza fin da subito il solo aspetto anti istituzionale della legge: la chiusura degli ospedali psichiatrici. In realtà il divieto del ricovero in manicomio, repentinamente sancito dalla legge, ha fondamentali motivi economici; gli ospedali psichiatrici ormai troppo costosi per rientrare nel nuovo piano di riforma del servizio sanitario nazionale vengono chiusi non ipotizzandosi alcuna possibilità di una loro riforma.» Da allora a tutt’oggi «All’immagine del paziente che cammina senza posa nei corridoi dell’ospedale psichiatrico si sostituisce quella del suo girare in tondo tra i vari servizi dell’attuale dipartimento di salute mentale. Non è cambiata però la sua condizione di malattia e isolamento.» (1)

    Lì in quegli anni già si potevano individuare le prime crepe dello stato delle cose in psichiatria (termine che, è bene rocordare, significa “cura della psiche”)  che avrebbero portato a quell’enorme buco nero di cui parlano le cronache odierne.

    I desaparecidos della psichiatria

    La legge 180, dal punto di vista della cura della malattia mentale è morta in culla. Ma è defunta anche dal punto di vista logistico visto che, salvo qualche sparuto Fort Apache della psichiatria, la gestione dei malati psichiatrici è affidata a cliniche private o al «girare in tondo tra i vari servizi dell’attuale dipartimento di salute mentale».

    Cliniche private che, come si può vedere da un caso di cronaca recentissimo:  «Molise. Percosse e maltrattamenti ad anziani e disabili. Tredici arresti nella “clinica degli orrori». Questo è il titolo di un articolo pubblicato su www.quotidianosanita.it in cui si documenta un grave, ma non isolato, fatto di cronaca. In breve: «una residenza assistenziale autorizzata per assistenza socio-sanitaria agli anziani, in realtà ospitava anche giovani (dai 25 ai 40 anni) affetti da malattiepsichiatriche e neurologiche con una capacità ricettiva accertata – oltre 180 ospiti/pazienti – superiore a quella autorizzata.» In questa clinica convivevano in promiscuità , malati psichiatrici, autistici, malati di alzheimer, e altri malati neurologici. L’unico reale affinità tra i vari malati era la retta di 1.200 euro mensili.(2)

    La situazione igienico sanitaria all’interno della clinica, se non fosse per la promiscuità delle varie patologie, era “vintage” ossia la riproduzione esatta dei manicomi chiusi quasi cinquant’anni fa i quali erano contenitori di malattia mentale ma non solo, visto che spesso venivano internati individui che non avevano alcuna malattia mentale come omosessuali, malati neurologici e donne ribelli: «l’internamento psichiatrico– soprattutto quello che riguardava le donne – era spesso giustificato da ragioni morali più che terapeutiche» Maria Gabriella Gatti Su LEFT di Novembre

    Il carcere-manicomio: il ventesimo rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione dei malati psichiatrici nelle carceri italiana del 2024 dice in modo chiaro che  il 12% delle persone detenute (quasi 6.000 persone) ha una diagnosi psichiatrica grave. In carcere quindi c’è la presenza di un diffuso disagio psichico che rimane una delle problematiche più spesso segnalata all’Osservatorio di Antigone: il 12% delle persone detenute (quasi 6.000 persone) ha una diagnosi psichiatrica grave.(3) Molti malati psichiatrici rimangono in carcere perché le REMS, che hanno sostituito da circa dieci anni gli OPG, non hanno posti letto sufficienti.

    Adolescenti e malattia mentale

    Come afferma sulle pagine della rivista  Il salvagente di Novembre Claudio Bencivenga, docente di  psicologia dei gruppi e delle famiglie all’Università degli Studi di Parma, anche per quanto riguarda la malattia mentale nel periodo adolescenziale lo stato delle cose è drammatico: il “come lo curo” è stato sostituito dal “dove lo metto”.

    «Mentre l’Organizzazione Mondiale dalla Sanità avverte che nel mondo tra il 10 e 12% dei soggetti da zero a diciotto anni soffre di disturbi mentali la risposta italiana rischia di trasformarsi in una beffa assistenziale». Alla crisi per la mancanza di strutture assolutamente insufficienti si aggiunge la negazione, già presente nell’antipsichiatria, dell’idea di cura. Nelle strutture di accoglienza gli psicologi e i psicoterapeuti sono ridotti all’osso: «non si pensa a come curare , ma si punta al “dove lo metto”» dice Bencivenga. Questa modalità non fa che confermare «una vecchia logica manicomiale» che vedeva l’istituto psichiatrico come un luogo in cui far sparire i malati di mente acuendo così la loro malattia. I ragazzi e adulti con problemi psichiatrici – vedi il caso dell’uomo che ha accoltellato la donna a Milano senza alcun motivo reale – vengono mandati nelle comunità assistenziali che non hanno alcun mandato di natura terapeutica. «In queste condizioni – denuncia Gabriella Russo, psicologa-psicoterapeuta- si perde il diritto alla cura»

    Il cittadino comune si spella le mani per applaudire “la legge Basaglia che ha chiuso i manicomi lager”… il cittadino comune non si chiede dove son finiti i malati di mente. Molte persone credono alle balle dell’antipsichiatria e la conseguente ideologia basagliana per le quali «il manicomio nato ufficialmente “per curare” ha mostrato di essere luogo generatore di malattia.» Il cittadino comune non vede per le strade i malti di mente fuori di testa; non vede la pazzia lucida che gira per le strade; il cittadino comune sa che i manicomi sono stati aboliti e quindi la logica basagliana gli dice che abolendo i manicomi “generatori di malattia mentale” la malattia mentale sia scomparsa… per il cittadino comune è rimasto solo “il disturbo psichico” che si cura con qualche psicofarmaco, qualche “pillola per la felicità”, qualche pillola tipo Ritalin per addomesticare i bambini particolarmente vivaci… troppo vivaci. E vive così con le sue vane certezze mentre i desaparecidos psichiatrici vagano, imbottiti di tranquillanti che hanno sostituito la lobotomia, tra il carcere e il nulla, tra i servizi di igiene mentale insufficienti e le mense dei poveri… tra le case famiglia e le famiglie con genitori affettivamente assenti che li hanno fatti ammalare, oppure rimangono celati nelle case di famiglia che hanno generato la loro malattia…

    (1)https://altritaliani.net/article-nati-sotto-saturno-tutti-folli/

    (2)https://www.quotidianosanita.it/cronache/articolo.php?articolo_id=23694

     (3)https://www.rapportoantigone.it/ventesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/psicofarmaci-e-salute-mentale/

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