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di Gian Carlo Zanon
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Marcelo Figueras in un articolo su El Cohete a la Luna, dal titolo eloquente, Il futuro è già arrivato. Sta cadendo la democrazia o è già caduta? – partendo da un articolo apparso su The Guardian a firma di Eric Reinhar, si chiede se il collasso democratico dell’Occidente sia prossimo a venire o se invece è già avvenuto. La sua tesi è questa: i cittadini degli Stati Uniti vivono in una specie di Truman Show ossia nella «convinzione di assistere in tempo reale all’agonia del loro Paese. (…) “I cittadini ansiosi”, dice Reinhart, “aggiornano i loro schermi, in attesa del crollo della democrazia americana”.» ma la realtà ci dice che il crollo della democrazia americana in particolare e delle altre economie occidentali in generale, è già avvenuto e che noi tutti viviamo già nelle macerie dello stato di diritto che è stato il guardiano della civiltà occidentale soprattutto dalla fine della seconda guerra mondiale in poi.
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«Per milioni di persone – Scrive Eric Reinhart – la vita democratica si è distinta per la sua assenza per decenni, mentre hanno tollerato alloggi precari, copertura sanitaria inaccessibile, poteri politici incontrollati e illimitati, debiti ridotti in schiavitù, beni pubblici sperperati e l’esclusione quasi totale dal potere politico formale. “Questi non sono segni di una democrazia minacciata. Sono i sintomi di una democrazia che è stato erosa, se mai è esistita, molto tempo fa.»
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In sostanza, secondo Eric Reinhart, il crollo delle democrazie, e quindi dello stato di diritto, è già avvenuto e l’Occidente sta vivendo un’illusione: non c’è più una democrazia da difendere ma una democrazia da rifondare partendo dalle sue macerie.
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L’articolo indica le dinamiche psichiche di autodifesa che «generano difese contro la realtà: negazione, idealizzazione, spostamento, proiezione, regressione, amnesia collettiva». Tutto ciò ovviamente possiamo condensarlo in un solo sillogismo: ‘pulsione di annullamento’, o se vogliamo usare le parole del titolo del famoso saggio di Hanna Arendt: banalità del male.
Poi Figueras analizza la società argentina e le sue negazioni della realtà messe in campo per non farsi carico delle proprie responsabilità. Analizza anche la sua storia nella quale individua le ferite che hanno portato a Milei e quindi alla dissoluzione della democrazia diventata ormai un inutile orpello da eliminare al più presto.
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Secondo Reinhart gli Stati Uniti erano un’oligarchia molto prima che Trump diventasse presidente per la prima volta: «Decenni di privatizzazioni, lotta al sindacalismo e demolizione dello stato sociale hanno smantellato le infrastrutture pubbliche che permettevano alle persone di sperimentare se stesse come partecipanti alla vita collettiva, trasferendo gradualmente il potere dalle persone alle aziende, ai giudici non eletti e ai miliardari».
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Riconoscere questo status quo non significa certamente non attivarsi per contrastare il progetto autoritario di Trump e dei suoi complici. Significa invece avere una visione reale e totale in modo da poter contrastare non solo questi oligarchi che aspirano alla tirannia tout court, ma anche il sistema socioeconomico che ha permesso e permette ciò che sta accadendo con una accelerazione pericolosissima.
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Se non si fa questo lavoro di svelamento della realtà si continuerà a rimanere «intrappolati nei circuiti che immobilizzano l’élite politica che rifiuta di affrontare la propria complicità».
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«Molti presumono che esista ancora un ordine democratico negli Stati Uniti, oggi minacciato da una figura senza precedenti: “Un’aberrazione della storia americana, quando in realtà ne è il culmine”, ragiona Reinhart. Di conseguenza, la reazione appropriata a Trump e alla sua tendenza ad anteporre tutto a sé sarebbe quella di difendere le istituzioni e ripristinare le norme. Basterebbe tornare al funzionamento pre-Trump, perché tutto si rimetta in carreggiata.» Ma Reinhart poi si chiede: «A quale democrazia, esattamente, vorremmo tornare?»
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E questa è la domanda che ci si dovrebbe fare andando ad indagare le fratture che hanno portato a questo stato delle cose e a queste politiche socioeconomiche che hanno portato alle soglie di una terza guerra mondiale: a quale democrazia vorremmo tornare? Ma anche, indagando la storia italiana: ci sono mai stati realmente una democrazia, uno stato di diritto e un sistema socioeconomico come quelli perfettamente descritti nella nostra Costituzione? Ciò che sta accadendo in Italia e nel mondo occidentale non è forse il frutto, ormai imputridito, di un peccato originario che si perde nella notte dei tempi e che definisce l’essere umano come homo homini lupus che tradotto nel linguaggio contemporaneo sarebbe l’homo oeconomicus che dedica la sua esistenza a massimizzare i propri profitti in nome della libertà del mercato ovvero della “panacea che salva il mondo”? Le tragedie della storia moderna e contemporanea non sono forse le conseguenze di questo accecamento, radicato particolarmente nella cultura occidentale, che oggi non viene mitigato neppure dalla ragione utilitaristica e dalla religione cristiana – che semmai sono parti in causa – in quanto l’uomo lupo ha ormai raggiunto quella “autenticità dell’essere” che permetteva ai nazisti di incarnare la più feroce e disumana brutalità senza avere rimorsi?
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«Ecco di cosa si tratta. – scrive Figueras – La democrazia non è il mercato, il darwinismo economico. La democrazia è, al contrario, il sistema che garantisce che tutti si prendano cura gli uni degli altri, volentieri e nel miglior spirito, (…) Come disse lo scrittore Alexander Woollcott, uno dei cervelli che fecero parte della tavola rotonda dell’Algonquin Hotel tra il 1919 e il 1929: “Sono stanco di sentir dire che la democrazia non funziona. Ovviamente non funziona da sola. Siamo noi quelli che la devono far funzionare”.»
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Ma per far funzionare una democrazia reale, umana e umanizzante si deve in primo luogo continuare ad essere, o ridiventare, umani, e per farlo è necessario rifiutare e combattere l’ideologia delirante che classifica l’essere umano tra gli animali naturalmente più feroci… e il resto viene di conseguenza…
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20 marzo 2026
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