• IMI: il NO del rifiuto vale la Costituzione

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    di Gian Carlo Zanon

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    La Repubblica Italiana riconosce il 20 settembre – giorno nel quale nel 1943 Hitler modificò la condizione dei prigionieri di guerra italiani catturati dopo l’armistizio dell’8 settembre in quella di internati militari – quale «Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda Guerra mondiale».

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    Gli Internati Militari Italiani (IMI) sono quei seicentocinquantamila soldati che, avendo rifiutato, più e più volte, di collaborare con lo Stato nazionalsocialista e con la Repubblica sociale italiana dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, furono imprigionati e spediti con vagoni blindati nei campi di concentramento sparsi nei territori occupati dall’esercito nazista.

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    «(…) ma l’inverno successivo ci ritrovammo in un Lager dalle parti dei laghi Masuri, in tanta malora. Eravamo, lì dentro, qualche migliaio di italiani tra decine di migliaia di russi. E tanta fame, e tanto freddo, e miseria e pidocchi. Vennero a chiederci di aderire alla repubblica di Mussolini e di passare, quindi, al di là dei reticolati dove si vedevano pentoloni fumanti di ricolmi di zuppa d’orzo con patate con patate e carne: – Dura naia, che io resisto – diceva Bepi. E anche qui si teneva attorno le reclute come la chioccia i pulcini»

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    Questo breve brano, tratto dal libro di ricordi di Mario Rigoni Stern, Il sergente di ghiaccio, racconta perfettamente la vita nei campi di concentramento di chi resistette al nazifascismo. I militari internati nei campi di concentramento, subirono violenze fisiche e morali, furono usati come schiavi destinati al lavoro coatto, ma resistettero.

    Il lavoro coatto nei lager nazisti fu un sistema di sfruttamento di massa pensato per l’eliminazione dei prigionieri attraverso la fatica. La formula nazista Vernichtung durch Arbeit indicava la morte pianificata per sfinimento, fame e violenze nei campi di concentramento.

    Di questo lavoro coatto, e quindi gratuito, ne beneficiarono largamente anche le industrie tedesche: I.G. Farben con i suoi grandi impianti chimici; BMW, Mercedes e Volkswagen (produzione bellica e autoveicoli); Krupp (acciaierie e armamenti); Siemens (elettrotecnica e comunicazioni); AEG (elettrotecnica); inoltre gli IMI furono usati nelle miniere di carbone e di lignite (ad esempio nel bacino di Most).

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    Alcune di queste aziende, durante la dittatura militare argentina, furono mandanti dei rapimenti dei desaparecidos … questo per sottolineare come il sistema capitalistico è da sempre il generatore degli orrori nazifascisti:  «I fascisti non sono mica come i funghi, che nascono così, in una notte. No. I fascisti sono stati i padroni a seminarli, li hanno voluti, li hanno pagati. E coi fascisti i padroni hanno guadagnato sempre di più, al punto che non sapevano più dove metterli i soldi. Così hanno inventato la guerra. Ci hanno mandato in Africa, in Russia, in Grecia, in Albania, in Spagna! Ma chi paga siamo sempre noi! Chi paga è il proletariato, gli operai, i contadini, i poveri!» dice Olmo Dalcò nel film Novecento di B. Bertolucci.

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    Questi 650.000 uomini, con il loro NO al nazifascismo, generarono una resistenza attiva e silenziosa fondamentale per la storia d’Italia. Di questo NO ne beneficiamo ancora oggi grazie alla nostra nostra Costituzione.  Perché? Perché se è vero che la storia non si fa con i “se” è certamente vero e reale il fatto che se solo la metà di quei soldati di loro avessero aderito alla Repubblica di Salò, dopo aver mangiato orzo, patate, e carne a volontà sarebbero stati mandati, con la divisa di repubblichino, a presidiare quelle zone dell’Italia dove stava nascendo la Resistenza e che loro conoscevano perfettamente, come conoscevano la popolazione. Ricordo che alla fine del 1943 i partigiani erano circa trentamila. Divennero 85.000 nell’estate del 1944 e circa 200.000 nelle ultime fasi della Liberazione. Da questi numeri è possibile intuire che se ci fossero stati nel territorio 300.000 repubblichini in più la Resistenza partigiana sarebbe stata stroncata sul nascere.

    Conseguentemente senza una Resistenza che collaborò con gli Alleati, l’Italia sarebbe stata come lo fu la Germania, considerata solo come un paese nemico ed ostile.

    E invece il movimento partigiano ha rappresentato la spina dorsale morale, politica e militare della nascita della Repubblica Italiana, offrendo un argine al fascismo e ridando legittimità democratica al Paese. Il Comitato di Liberazione Nazionale e il CLNAI (per l’Alta Italia) che coordinò la lotta partigiana assunse il potere politico e civile nelle zone liberate ancor prima dell’arrivo degli Alleati. La legittimazione internazionale: con la lotta armata contro l’occupazione nazifascista, i partigiani hanno permesso all’Italia di presentarsi non solo come un paese sconfitto e occupato, ma come una nazione capace di riscattarsi e governarsi autonomamente. La Resistenza, e quindi anche la resistenza dei Internati Militari Italiani, come ha detto Marco Revelli intervistato dal FattoQ, «ha permesso all’Italia di emendarsi dalla colpa vergognosa del fascismo, altrimenti sarebbe rimasta inchiodata alla vergogna del regime.» (1)

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    Infine è bene ricordare in questi tempi bui, che la Costituzione, come disse  Piero Calamandrei nel “Discorso ai giovani sulla Costituzione nata dalla Resistenza”. (Milano, 26 gennaio 1955)  «è nata dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità della nazione»… e quindi questi uomini che rifiutarono di aderire al nazifascismo pagandone un caro prezzo – circa cinquantamila di loro morirono di stenti – hanno idealmente, ma con il loro sangue, permesso che la Carta costituzionale che ancora ci protegge dal sistema neoliberista e dai suoi sgherri, e dai suoi servi, fosse scritta dai resistenti al nazifascismo… la Costituzione non è stata scritta dai fascisti, è per questo che la vogliono distruggere.*

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    22 settembre 2026

    * https://www.igiornielenotti.it/la-permanenza-dellinconscio-mare-calmo-prima-parte/

    https://www.igiornielenotti.it/per-un-voto-costituzionale/

    (1) «La Resistenza però e soprattutto ha permesso all’Italia di emendarsi dalla colpa vergognosa del fascismo, altrimenti sarebbe rimasta inchiodata alla vergogna del regime.» Marco Revelli intervista di Lorenzo Giarelli sul Fatto del 20/09/2026

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