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di Gian Carlo Zanon
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Partirei dal clima sociopolitico internazionale perché come diceva Camus «Oggi sappiamo che non ci sono più isole e che i confini sono effimeri. Sappiamo che in un mondo in accelerazione costante, nel quale si attraversa l’Atlantico in meno di un giorno, in cui Mosca parla con Washington in poche ore, siamo condannati alla solidarietà o, a seconda dei casi, alla complicità.» Albert Camus (1957 discorso del Nobel)
Parto quindi dal clima sociopolitico internazionale perché senza un rapporto quanto più corretto sulla realtà storica che ci scorre attorno, fare programmi elettorali vale quanto un gioco di società allargato. A mio giudizio solo dopo essersi immersi, senza filtri ideologici nell’“aria del tempo” è possibile fare un’analisi il più possibile obiettiva che permette di comprendere cosa ci sta accadendo intorno e tentare di porvi rimedio.
Il secondo assunto imprescindibile è quello di aver chiaro il fine a cui si tende: in che tipo di società “affettiva” e ambientale vorremmo vivere?
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Il clima sociopolitico internazionale, e di conseguenza italiano, è a dir poco asfissiante. Il revanscismo delle destre iniziato immediatamente dopo la seconda guerra mondiale in modo surrettizio, celando intenzionalmente la propria reale natura, ora divampa senza necessità di nascondimento.
Reagire a tutto ciò con l’utilizzo del politicamente corretto e rispondendo ad ogni proposizione della destra, entrando così nella propria palude concettuale dove ci vogliono trascinare, serve solo non solo alle destre ma anche a chi, pur mettendo il suo nome accanto alla parola “sinistra”, intende la politica come un puro gioco delle parti. Quel gioco delle parti ben rappresentato da Italo Calvino nel suo corrosivo pamphlet La grande bonaccia delle Antille.*
Questo racconto allegorico di Calvino, che fu pubblicato sulla rivista Città aperta del 25 luglio 1957, fece infuriare Togliatti. Infatti poco dopo Calvino uscì dal PCI.
Ricordo questa circostanza per indicare quale sia per me il modo giusto per rapportarsi alla politica in generale e ai suoi rappresentanti in particolare. Il microcosmo privato e la visione del macrocosmo politico devono sempre coincidere, pena la scissione della propria realtà psichica, che posso riassumere in una battuta: andare a votare tappandosi il naso!
Fingere di non vedere la manfrina della casta politica e il gioco delle parti non è, sempre dal mio punto di vista, eticamente accettabile.
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Se i razzisti ora possono dichiarare apertamente la loro visione delirante, è perché si vive in questa “aria del tempo”. E quindi l’obiettivo minimo è “resistere all’aria del tempo” senza identificarsi con chi in questo clima ci vive benissimo oppure con chi a questo clima tossico si adatta utilizzando i propri “sistemi di adattamento”: La banalità del male di Hanna Arendt ci insegna come hanno fatto i tedeschi e italiani, in particolare, ad “adattarsi” al nazifascismo.
Questi individui disumanizzati, che oggi inneggiano liberamente al razzismo, per anni hanno vissuto la propria “bestialità” come un segreto intimo, una stortura non congrua per una società democratica da tenere in cantina… e per un razzista non esiste niente di più liberatorio che fare schifo in pubblico, meglio ancora se ha dalla sua parte partiti che non solo lo rappresentano ma che rilanciano continuamente avvalorando la sua psicosi, tipo quel partito nascente che inneggia alla X Mas.
Questo tanto per chiarire con chi abbiamo a che fare. Con chi milioni di persone, della porta accanto, si identificano mettendo in campo quelle dinamiche psichiche individuali e di gruppo che permettono accadimenti tragici come il genocidio di Srebrenica, di Gaza, come l’orrore della “remigrazione” e i conseguenti delitti delle forze armate trumpiane.
Mladić, come Trump, Putin, Nethanyau non rappresentano semplicemente la follia individuale del “comandante in capo”. La “volontà di guerra” è una psicosi collettivache non rappresenta unicamente la follia individuale del capo carismatico. Rappresenta invece il punto di non ritorno e la causa va ricercata nella identificazione – etnica, nazionalistica, di status economico, religiosa, eccetera – «fondata su una fantasticheria persecutoria e vendicativa». Uno stato di polizia, un apparato militare efficiente, nella credenza di questi milioni di persone, rappresenta la disciplina, l’ordine sociale. Ovviamente tutto ciò parte da una premessa patologica e criminale sottaciuta: «l’altro deve scomparire affinché il gruppo possa esistere. La guerra appare allora come una psicosi collettiva non per la perdita generalizzata della ragione, ma per la costruzione di una ragione perfettamente funzionante all’interno di una realtà falsificata.»**
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Da tempo mi sono reso conto di come il potere politico non sia frutto unicamente delle caratteristiche psichiche del leader. Il potere politico viene alimentato dalla “massa”, dalle sue paure, dal suo pensiero magico/religioso, dalle sue credenze, e dai suoi processi socioculturali a causa dei quali l’identità di appartenenza prevale sull’identità umana individuale. Esiste un invisibile legame che unisce leader e seguaci, un gioco inconscio fatto di identificazioni reciproche, da imitazioni, da “copia e incolla subliminali”; «il leader soddisfa i bisogni emotivi della collettività, mentre la collettività alimenta i bisogni narcisistici del leader.»**
Ma c’è anche, e l’ultimo referendum costituzionale ne conferma l’esistenza, una forte identificazione con la Carta costituzionale e quindi con le idee espresse nei suoi articoli. Idee sociali e ideali democratici molto forti che, proprio a causa della loro natura, che non si concilia con l’ideologia neoliberista, che non hanno ancora potuto realizzarsi pienamente.
I nostri parlamentari sembrano non rendersi conto né di questa dicotomia tra i dettami sociali della nostra Costituzione e il sistema socioeconomico vigente, né del fatto che non si è ancora realizzata.
Se ne sono resi conto le “iene voraci della nostra storia” così definiva Neruda nella sua poesia scritta immediatamente dopo la morte di Allende i tecnocrati di Wall Street. E proprio dal cuore di quella che dal 2008 viene chiamata “Fraud Street”, la “via degli imbrogli”, l’arteria viaria situata nel quartiere di Manhattan che ospita la prima sede della Borsa finanziaria di New York, che parte l’attacco alla nostra Costituzione.
Il19 Giugno 2013 il FattoQ pubblica un articolo in cui Luca Pisapia parla di un report della banca d’affari statunitense Jp Morgan –, considerata, con la Standar & Poor’s, dal governo Obama responsabile della crisi dei subprime – e ne cita vari paragrafi:
«I sistemi politici e costituzionali del sud presentano le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo; e la licenza di protestare se sono proposte modifiche sgradite dello status quo. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)».
«I sistemi politici della periferia meridionale sono stati instaurati in seguito alla caduta di dittature, e sono rimasti segnati da quell’esperienza. Le costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo».
Leggendo questo report, scritto probabilmente per spostare la colpa della crisi economica – causata dalle loro stesse speculazioni finanziarie sugli “stati socialisti” – si capisce perfettamente che il report sta parlando anche della nostra Costituzione nata “in seguito alla caduta di dittature”. Anche la nostra Costituzione mostra “una forte influenza delle idee socialiste”.
La nostra costituzione viene giudicata negativamente perché presenta “caratteristiche inadatte a favorire l’integrazione”. Cosa intenda il Report con la parola “integrazione”, non lo so… io la intendo come “ci impedisce di fare ciò che ci pare”.
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Questi attacchi alla Costituzione, uno proveniente da destra e uno da “sinistra”, che sono state nel giro di pochi anni rintuzzati due volte, non sembrano aver impaurito particolarmente il “campo largo” che vede ancora tra le sue fila parlamentari che votarono la riforma costituzionale Renzi-Boschi, poi abrogata dal referendum del 2016. E qui ci sono delle questioni che nessuno sembra valutare, in primo luogo l’insorgere dei “votanti silenti” in difesa della Costituzione già nel 2016.
Dovrebbe essere chiaro che i votanti silenti, che risorgono quando la Costituzione è in pericolo, non si fidano, a buon ragione, dei partiti, Ma si fidano dei dettami costituzionali posti alla salvaguardia di una democrazia con quei specifici contenuti illustrati negli articoli costituzionali e non una democrazia dove il più elettoralmente forte governa usando mezzi truffaldini.
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Tutto ciò lo aveva molto chiaro il senatore Terracini quando si schierò contro la “legge truffa” impugnando la Carta costituzionale.
La “legge truffa” è il nome con cui fu ribattezzata dall’opposizione la legge n. 148 del 31 marzo 1953, una riforma della legge elettorale italiana voluta fortemente dal governo guidato da Alcide De Gasperi (leader della Democrazia Cristiana) in vista delle elezioni politiche di quell’anno.
Nella seduta parlamentare del 14 marzo 1953 sul disegno di legge: «Modifiche al testo unico delle leggi per l’elezione della Camera dei deputati, approvato con decreto presidenziale 5 febbraio 1948, n. 26»*** il Senatore del PCI Terracini in un suo lucidissimo intervento così si espresse sulla “legge truffa” e sulla Costituzione.
«Qui si tratta dunque di una legge di revisione costituzionale, o meglio di una legge di integrazione della Costituzione. E non è onesto gabellare per elettorale quella legge che nella intenzione dichiarata dei proponenti, come dimostrai, viene a porsi in concorrenza con la Costituzione. Ma vi è di più. Questa legge sovverte addirittura la Costituzione, calpestando la norma che ne rappresenta il fondamento primo, quella dell’articolo 1 per il quale « l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. È bensì vero, onorevoli colleghi, che dopo ben cinque anni dalla promulgazione della Costituzione questa disposizione resta ancora una vuota frase, null’altro che una vuota frase; più che una frase demagogica, un semplice orpello stilistico. (…) Ebbene, se noi formeremo il Governo, se le larghe masse popolari daranno la maggioranza ai nostri partiti, noi realizzeremo interamente, senza trascurarne margine, il mirabile programma di riforme contenuto nella Costituzione della Repubblica. E poiché nella sua realizzazione verranno trasformandosi le condizioni del Paese, sorgeranno sempre nuovamente nuove necessità, che proporranno a loro volta nuovi problemi, i quali si presenteranno e dovranno essere riconosciuti nella loro piena legalità in quanto sorgeranno nella realizzazione e per la realizzazione della Costituzione, e pertanto si porranno come obbligatori alla Repubblica, e cioè ai governanti della Repubblica.»
Ebbene queste considerazioni dovrebbero essere anche oggi le linee guida per un programma elettorale… punto.
Ma leggetevelo per intero perché spiega bene come, allora come oggi, ci siano delle forze contrarie pronte a tutto pur di non fare realizzare una Costituzione che non è mai riuscita a realizzarsi.
Inserisco un altro paragrafo:
«Ebbene, è indubbio che voi, governo e maggioranza, avete escogitato questa legge perché, come già le forze reazionarie del 1921-22, avvertite che, nonostante tutto, sul piano della funzionalità democratica della nostra Repubblica, non dico di corsa, ma passo a passo, le forze popolari, lavoratrici, i comunisti, i socialisti, i democratici borghesi di avanguardia vanno avvicinandosi ad essere maggioranza, vanno realizzando la condizione necessaria per rivendicare legittimamente il Governo, sono prossimi al tempo nel quale potranno dare concretezza alle prescrizioni della Costituzione. (…) È per impedirlo, è perché tutto ciò vi inorridisce, vi fa paura, che voi avete studiato una legge la quale quanto meno rallenti questo inarrestabile processo, se, contro la vostra intenzione, non riuscirà a stroncarlo completamente. Nei giorni scorsi, da questi banchi, fu già prospettato quali sarebbero le conseguenze di un arbitrario sbarramento frapposto alla affermazione ordinata delle forze democratiche di sinistra, legittimate pienamente nella nostra Repubblica, e che vi rappresentano non un intento di distruzione, ma di civile edificazione, dì progressiva costruzione. In qual maniera questa legge si propone di impedire l’avvento al governo delle masse lavoratrici per le vie legali, previste dalla Costituzione? (…) E nelle sue parole si rispecchiavano gli eventi del 1948, quando, nell’incertezza dei risultati elettorali, secondo quanto scrisse e disse l’ammiraglio comandante la flotta americana del Mediterraneo, navi americane bordeggiavano, cariche di armi, lungo le spiagge d’Italia, pronte a fornire ì « mezzi » adatti a correggere il responso delle urne in senso favorevole all’America e cioè al Governo democristiano. (…)»
Ecco come dovrebbero parlare coloro che si ergono a paladini della sinistra e dei lavoratori. Parlare a vuoto per continuare a fare il gioco delle parti non nuoce solo a chi, con quel gioco in cui si finge di difendere i lavoratori, ci campa allegramente.
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Ma secondo voi questi giovani, e questi lavoratori sfruttati e umiliati, che hanno salvato la Costituzione ora voteranno per i partiti che non solo non includono nel programma elettorale la sua realizzazione mai realizzata, ma hanno già tentato di neutralizzarla? Non c’è nulla che possiamo insegnare a questi giovani, basterebbe non mentire dicendo loro che questo sistema socioeconomico neoliberista, sempre più feroce, è incompatibile con quella democrazia contemplata nella Costituzione. In Italia si vive in una società pseudodemocratica anticostituzionale… è inutile annullare questa terribile realtà sperando che le cose si mettano a posto da sole… magari grazie alla “mano invisibile” che secondo il credo neoliberista riequilibrerebbe la società rendendola equamente vivibile… questi sono deliri religiosi non teorie economiche e sociopolitiche valide.
Se vogliamo vincere le elezioni “Realizzare la costituzione” è l’unico programma elettorale possibile…
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4 settembre 2026
*Leggi qui https://www.igiornielenotti.it/gramsci-calvino-togliatti-e-la-gran-bonaccia-delle-antille/
**Il virgolettato in corsivo è di Domenico Fargnoli: La guerra come psicosi collettiva sulla rivista Left di Agosto 2026
***[vedi sulla gazzetta Ufficiale https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/487895.pdf

