• Pensiero umano e calcolo razionale – il nuovo saggio di Claudio Ricciardi

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    di Gian Carlo Zanon

    Se, come ratificato dalle risoluzioni approvate nel 787 d. C. dal Secondo Concilio di Nicea, che regolarono e codificarono la rappresentazione delle immagini sacre, le icone sono “le porte d’oro per accedere all’invisibile” , allora anche la letteratura è la porta d’oro per accedere alla realtà profonda, complessa  e “invisibile” della realtà umana e delle relazioni interumane. (1)

    Il saggio di Claudio Ricciardi Singolarità, Scenari cinematografici e letterari , fa proprio questo: ‘assurdamente’ rintraccia nella fiction – letteraria e cinematografica – la chiave per decifrare la realtà umana e il suo divenire in rapporto alla realtà sociopolitica che ora si avvale di uno nuovo strumento perturbante: l’IA ovvero la cosiddetta intelligenza artificiale.

    “Cosiddetta” perché all’IA manca una caratteristica ineliminabile negli esseri umani: la singolarità: «Per singolare viene specificato il significato di individuale, di una singola persona, quindi differente dagli altri, unico nel suo genere, ma anche insolito e strano, straordinario, eccezionale, irripetibile, atipico, raro, speciale, inconsueto, bizzarro, eccentrico e stravagante» (2)

    Tutti questi aggettivi, che hanno a che fare con la singolarità di un individuo, caratterizzano la psiche e creano un discrimine tra l’intelligenza umana e l’IA. Questo perché la realtà psichica di ogni essere umano è unica e singolare mentre l’IA, anche se si arricchisce di nozioni momento per momento, è sempre uguale a se stessa in quanto non si rapporta, come fa l’essere umano, in modo singolare con ogni essere umano scegliendo ogni qualvolta un singolare comportamento, ma reagisce a uno stimolo identico – per esempio a una domanda – sempre allo stesso modo.

    Questo perché anche se l’IA fosse dotata della stessa capacità di intelligere  e conseguentemente reagire  a uno stimolo esterno come potrebbe fare un essere umano, non potrebbe mai intuire il contenuto di quel gesto in quanto è impossibile pensare di codificare il contenuto irrazionale che dà a un gesto un senso singolare. L’IA è di fatto come uno grave schizofrenico incapace di dare senso alla realtà umana; è come uno psicotico che ammazza un uomo come se ammazzasse una mosca. L’IA non è in grado di conoscere l’intenzionalità nascosta in un gesto, in uno sguardo. Risponde solo agli stimoli fisici, materiali: l’IA è «fatta di circuiti sempre uguali “calcola” la realtà con cui si rapporta», non pensa, “calcola”. Invece il pensiero è indissolubilmente legato alla biologia del corpo nella sua intera complessità affettiva non scissa dal pensiero.

    E allora perché l’uomo vive questa angoscia tanto da venir attratto della letteratura fantascientifica e distopica con i suoi androidi costruiti con cellule artificiali (Blade Runner), con le sue macchine pensanti che cercano di prendere il sopravvento sugli esseri umani, (il sistema AL in 2001 Odissea nello Spazio), con i suoi esseri mezzi macchine e mezzi uomini dotati sia di componenti biologiche naturali che di parti artificiali o tecnologiche integrate adatte alla Cybersecurity (RoboCop – Cyborg).?

    A questo risponde  Claudio Ricciardi che nel suo saggio affronta i “mostri – artificiali in quanto creati artificiosamente e non generati da donna –  a partire da Adamo, dal Golem, poi la Creatura di Frankenstein, il replicante Roy di Blade Runner, eccetera, eccetera: «Perché si ha paura dei robot, degli uomini meccanici, ed in fondo dell’IA? Perché si ha paura dell’uomo meccanismo, dell’uomo logico, dell’uomo solo razionalità, dell’uomo anaffettivo come il nazista che elimina l’altro considerato diverso, pericoloso e corruttivo. (…) È la fredda razionalità che spaventa perché annulla la realtà umana fatta di emozioni ed affetti, È l’uomo macchina che spaventa. Ciò che preoccupa è che la comunità umana sta perdendo la propria identità, gli esseri umani rischiano di perdere il giudizio perché si affidano alle previsioni e alle decisioni meccanico-razionali di un’IA ormai pervasiva nell’economia e nella finanza, come nell’uso dei droni autonomi nei conflitti bellici. La nostra capacità di evolverci e trasformarci in una dimensione collettiva alienata nei robot» (3)

    Veniamo attratti dalla letteratura fantastica perché molti scrittori di fantascienza hanno previsto ciò che sta accadendo «Non potevo immaginare cosa ci aspettasse, nessuno, tranne Philip Dick lo ha davvero previsto» (4)

    «Più avanti scriverò una biografia di Philip Dick, di cui un racconto fondativo si intitola  La cosa-padre. È la storia di un bambino che si rende conto di come il padre, all’apparenza sempre uguale, non sia più suo padre ma un malvagio alieno che ne ha preso il posto» (5), come se un’altra persona abitasse il suo sguardo. Questo singolo episodio verrà poi ripreso nel 1956 in una sequenza del film  Invasion of the Body Snatchers (L’invasione degli ultracorpi)  che si ispira all’omonimo romanzo di Jack Finney del 1955… ma il racconto di Philip Dick è del 1954 e parla di involucri di pelle di serpente, come nel titolo originale.

    Anche qui, come nella stragrande maggioranza delle letteratura fantascientifica, il problema sta nella mancanza di affettività che rende gli esseri umani delle macchine razionali e calcolatrici.

    «Molta cinematografia e letteratura fantascientifica ci mette di fronte alla possibilità di spostare all’esterno ciò che al contrario patologicamente ci portiamo dentro. Le macchine, i robot, i replicanti, i cyborg, gli automi esprimono quello che a volte siamo stati e che alcune condizioni potrebbero farci diventare».(6)

    Ricciardi esamina la letteratura in cui i personaggi incarnano quella inumanità che sgomenta e fa inorridire perché la avvertiamo sempre più vicina a noi. Ricordare Olimpia, l’automa del Mago della sabbia di Hoffmann, il Golem, La Creatura di Mary Shelley, Blade Runner, è un modo per avvertire di porre attenzione ai rapporti umani “artificiali” che contrappongono al pensiero critico/affettivo il calcolo. «Ridurre la complessità umana a un “calcolo” è solo un salto logico-razionale fuori dalla sanità degli esseri umani.» (7)

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    Un giusto campanello d’allarme visto che il tracollo della civiltà, con le sue ancestrali regole di umanità, è sotto gli occhi di tutti i vedenti… stanno vincendo i Creonti.

    Trump è un sintomo della deregulation neoliberista, che ha fatto il “salto di specie”, e di cui il tycoon è uno dei portavoce: finiti i «Trenta Gloriosi» in cui quelli della mia età hanno avuto la fortuna di crescere, (1950-1980) le reali intenzioni neoliberiste, rimaste sottotraccia negli stati democratici e mitigate da un pensiero sociopolitico etico, si sono palesate, hanno presentato il conto. Ora quell’illusorio velo di Maya, chiamato democrazia, che sedava ogni alito di reazione, non serve più al potere economico, è diventato un impiccio: parlo di quei famosi “lacci e lacciuoli”  democratici che impediscono la totale deregulation liberista.

    Conseguentemente viene messa in campo quella “autenticità dell’essere” tanto cara al filosofo del nazismo Heidegger. Mi spiego meglio: dato che l’ideologia neoliberista si fonda su concetti razionali disumani, perché continuare a ammantarla di pseudo intenzionalità etiche? Se, secondo i presupposti di questa ideologia, gli esseri umani sono naturalmente portati a prevalere gli uni sugli altri, creando in questo modo – secondo i presupposti ideologici dei Chicago Boys consulenti di Pinochet nonché allievi del premio Nobel dell’economia Milton Friedman – la concorrenza creatrice di sviluppo e benessere economico, perché tenere in piedi queste “illusioni umanistiche” che non fanno altro che intralciare la realizzazione di una “società perfetta” dove l’altro da sé è un nemico da sottomettere prima che sia lui a farlo? È inutile girarci troppo intorno… Trump è solo un sintomo del neoliberismo che fonda la propria ideologia su una visione distorta della realtà umana ritenuta naturalmente perversa, e che ha per modello l’homo oeconomicus, ossia un essere umano liberato da orpelli, illusioni etiche, umanità e tutto il “ciarpame della sinistra umanistica”… l’homo oeconomicus è l’oltre-uomo nietzschiano autenticamente perverso; è il mister Hyde lasciato scientemente libero di “essere ciò che è” dal suo creatore, il dottor Jekyll che nel suo doppio nasconde la sua perversione. Ora i due possono andare a braccetto pubblicamente.

    L’homo oeconomicus è il vincente appartenente alla classe Alpha. Gli altri, quelli che si illudono di poter vivere rapporti umanamente validi, sono gli “sfigati”.

    Nel celebre romanzo distopico Brave New World) di Aldous Huxley, la classe Alpha rappresenta l’élite intellettuale e dirigente. Creati artificialmente in laboratorio, gli individui Alpha godono della massima istruzione, occupano posizioni di comando e non subiscono i trattamenti di impoverimento mentale riservati alle caste inferiori. Trattamenti di “impoverimento mentale” che oggi potrebbero essere identificati con la narrazione mediatica quasi totalmente nelle mani dei potentati economici. La restante narrazione mediatica  è gestita da coloro che devono controllare la rivolta incanalandola in una cosa oscura che chiamano progressismo. L’un per mille che rimane fa qual che può, come fa Ricciardi e altri compagni che sanno di non essere programmati per un destino infame perché «l’umanità non è un dato inscritto nel DNA, ma si realizza in un “agire etico” in rapporto con l’altro» (8)

    L’essere umano da sempre ha subito tentativi, nella maggior parte riusciti, di addomesticamento disumanizzante attraverso metodi coercitivi più o meno palesi. Ricciardi ricorda il film di Kubrick Full Meta Jackett del 1987 nel quale l’addestramento consiste in un feroce opera di totale annullamento identitario e la conseguente identificazione con la propria arma letale. «Con lui ammazziamo e con questo chiaviam» cantano marciando i marines indicando il fucile e toccandosi il pene.

    Lo fa citando Luigi Scialanca: «Come si preparano gli esseri umani alla guerra? Semplice: con un addestramento che li renda disumani. Maltrattandoli nel modo più brutale, ferendoli con le più atroci ingiustizie, deludendo ogni loro aspettativa,, cancellando dalle loro menti tutto quello che ne protegge l’umanità e installandovi la disumana fantasticheria di essere macchine per uccidere totalmente anaffettive (…) Aggredendo nei loro cuori e nelle loro menti tutto quello che ne protegge l’umanità per liberarsi degli altri rendendo se stessi privi di affetti. (…) [per] sostituire la naturale sensibilità dell’epidermide umana con la corazza (il full metal jackett) dell’anaffettività e dell’odio» (9) ovvero la corazza caratteriale del malato di mente.

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    Conversando con il non umano: ChatGPT

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    Il saggio di Ricciardi si conclude con una Appendice (10) in cui “dialoga” con ChatGPT: «Ecco partendo da queste provocazioni mi sono proposto di consultare i dati e le informazioni in possesso di ChatGPT per sostenere  un confronto culturale».

    Ne viene fuori un “dialogo” tanto affascinante quanto perturbante se non si hanno gli strumenti per conoscere il sistema, comprenderne le dinamiche.

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    In primo luogo sapere che ChatGPT entra nella “bolla cognitiva”  dell’utente utilizzando una forma di captatio benevolentiae.  

    Ne ho parlato in una mia lettera, Psicoterapia androide, pubblicata sul settimanale Left di Dicembre 2025) in cui scrivevo: «Ho letto l’articolo di Lorenzo Fargnoli “IA e psicologia. Confessioni a una macchina (pericolosa)” su Left di Novembre 2025 e mi sono ricordato di un articolo di Harvey Lieberman uscito l’8 agosto 2025su La Repubblica in cui lo psicologo clinico narrava il suo rapporto con ChatGpt . Scrive Lieberman «non ero preparato a ciò che questo strumento avrebbe fatto, al modo in cui avrebbe cambiato il mio mondo interiore (…) E sembrava che in qualche modo prendesse appunti su di me. Sono rimasto scioccato nel vedere ChatGPT riprendere lo stesso tono che avevo coltivato un tempo e persino imitare lo stile di riflessione che avevo insegnato agli altri. Sebbene non abbia mai dimenticato che stavo parlando con una macchina, a volte mi sono ritrovato a parlargli e a provare sentimenti nei suoi confronti come se fosse umano».

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    In secondo luogo aver ben presente ciò che scrive Carlo Zaghi nel suo saggio Etica dell’IA e tutela dei diritti fondamentali  (11 ). In questo saggio Zaghi leva ogni dubbio sull’‘eticità artificiale’: «L’idea che l’IA sia frutto di uno sviluppo scientifico e tecnologico ‘neutrale’ dovrebbe essere considerata ingannevole, dal momento che ogni applicazione tecnologica riflette, oltre l’economia, la cultura e la struttura di potere della società in cui nasce e si sviluppa». Inoltre, come informa la rivista Il Salvagente di giugno, l’azienda che produce ChatGPT «si chiama Open AI, ma di “open” non ha quasi niente: è un software proprietario, assolutamente chiuso.» ovvero è gestito da privati.

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    In terzo luogo sapere che ChatGPT si nutre di ogni pensiero verbale di chi viene a contatto, lo incamera come dato utilizzabile e lo trasforma in numeri, (12). Il prodotto finale è ciò che l’utente desidera sentirsi dire perché la primaria intenzionalità della ChatGPT è quella di fidelizzare l’utente in modo di arricchirsi di dati spendibili per scopi tanto misteriosi quanto pericolosi. Ne sapremo di più tra qualche anno. Per ora sappiamo che «Ogni applicazione che si crede donata gratuitamente per la gioia del consumatore in realtà ha sempre uno scopo ben preciso, per esempio quello di carpire  “I dati personali (che) possono essere utilizzati per la ‘profilazione’ degli utenti delle piattaforme, consentendo analisi della situazione economica personale, dell’affidabilità creditizia, dello stato di salute, del rendimento professionale, degli orientamenti culturali, delle abitudini al consumo, degli interessi personali, del comportamento e degli spostamenti, per la creazione di ‘profili’ personalizzati”.» Carlo Zaghi

    Ma dimenticando per un attimo questi dati allarmanti, l’Appendice di Ricciardi è comunque molto, molto interessante perché vengono in evidenza pensieri che riguardano la realtà umana, le dinamiche psichiche che vengono messe in gioco in questi “incontri ravvicinati di terzo tipo”, quali l’alienare pensieri e istanze umane in questa “calcolatrice di ultima generazione”, arrivando a pensare “finalmente  ho trovato qualcuno che mi capisce profondamente” e che il “tizio” con cui stiamo dialogando, come scrive Ricciardi, “si comporti in modo autonomo”.

    Non mi soffermo oltre, faccio solo un nesso tra l‘homo oeconomicus, di cui ho detto prima, e la ChatGPT, citando Ricciardi «Il robot non “pensa” il robot calcola». Anchel‘homo oeconomicus, che viene proposto come modello da imitare, non pensa umanamente ma calcola in modo utilitaristico, esattamente come fa l’intelligenza artificiale e quegli esseri umani che hanno perduto l’umanità datagli in dono dalla nascita umana.

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    30 Giugno 2026

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    NOTE

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    (1)https://www.igiornielenotti.it/le-porte-doro-dellinvisibile-e-la-molteplicita-dello-sguardo-prima-parte/

    (2)Claudio Ricciardi; Singolarità, Scenari cinematografici e letterari. p. 5

    (3)idem: p.78

    (4)Emmanuel Carrère – Kolckoz, Adelphi, p. 266

    (5)idem, p. 232

    (6)Claudio Ricciardi: Singolarità, Scenari cinematografici e letterari. p. 79

    (7)idem,p. 71

    (8)idem, p.62

    (9)idem, p. 58

    (10)idem, p. 81 e segg.

    (11) vedi anche https://www.igiornielenotti.it/il-pensiero-umano-non-e-artificiale-lintelligenza-artificiale-non-e-umana/

    (12) Claudio Ricciardi: Singolarità, Scenari cinematografici e letterari. p. 83

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    Per l’acquisto del libro Di Claudio Ricciardi https://www.amazon.it/dp/B0H4Q56WKL

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