• Natura umana e neoliberismo – Secondo Capitolo

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    di Gian Carlo Zanon

    Avvertenza: tutto ciò che viene virgolettato con caporali «» è tratto dal testo di Laura Pennacchi

    Come dicevo alla fine del PRIMO CAPITOLO, Laura Pennacchi parla della “terribile antropologia di Macchiavelli eHobbes”focalizzando la sua attenzione sui due filosofi tanto gettonati dalle destre occidentali per la loro visione della natura umana funzionale all’ideologia neoliberista.

    «(…) ogni visione politica presuppone un’antropologia sottostante troppo spesso non esplicitata» questa visione della natura umana, osserva L.P., rimane però nello sfondo. Non si dice mai “politicamente la penso così perché la mia visione dell’essere umano è questa o quella”. Di fatto però, come già detto nel primo capitolo, la visione antropologica, precede sempre la visione politica. Semplificando: se penso che l’essere umano sia naturalmente portato alla sopraffazione sull’altro da sé, da una parte cercherò di incanalare questa sua caratteristica umana, dall’altra creerò uno stato di polizia a salvaguardia dell’equilibrio tra la naturale bramosia e la difesa società. Con tutte le conseguenze derivanti come la privazione della libertà, dei diritti, eccetera, che portano alle tirannie. 

    Se invece penserò che l’essere umano sia naturalmente portato alla solidarietà umana, cercherò di creare una società democratica in cui la bramosia, la sopraffazione, saranno visti come una “malattia” da curare e non come normalità da tenere sotto controllo poliziesco.

    Il perdurare «(…) dell’“antropologia negativa che noi moderni deriviamo da Machiavelli e Hobbes» è pervasiva e quindi condiziona i rapporti di lavoro. Questo perché «Gli stereotipi dell’egoismo costitutivo dell’essere umano, la sua brama inesauribile di possedere, la sua malvagità innata sono stati inculcati potentemente fino a diventare parte integrante del corredo psichico e fisico di molte persone».

    Ovviamente questa visione, falsa ma pervasiva, è funzionale a tutti coloro che, per ragioni meramente utilitaristiche, hanno fatto dell’ideologia neoliberista un dogma invalicabile. Per Hobbes «comportarsi correttamente nei confronti con gli altri in assenza di reciprocità è semplice autolesionismo» ovvero ogni atto di gratuità, come aiutare uno sconosciuto a cavarsi dai guai senza chiedere nulla in cambio, è autolesionismo. Infatti Berlusconi nel 2006 disse “Ho troppa stima nell’intelligenza degli italiani per pensare che ci siano così tanti coglioni che possano votare contro il proprio interesse”.

    Il motto machiavellico «va sempre presupposta la malignità dell’animo umano» e l’hobbesiano homo homini lupus portano inevitabilmente a bellum omnium contra omnia ovvero la guerra costante di tutti contro tutti. È Trump che dice “voglio la Groenlandia semplicemente perché mi serve, e siccome sono il più forte o me la date o me la prendo” perché? Ma perché l’essere umano è fatto così e io sono un essere umano. Anzi sono il modello dell’essere umano, e voglio pure il Nobel della pace perché io vi dico che ho portato la pace sulla terra” nemmanco fosse un dio”.

    Patendo da questi presupposti Machiavelli invita il Principe a mentire «presupponendo “tutti gli uomini rei”» perché «“mitezza e fedeltà, umanità, onestà e pietà” sono addirittura dannose».

    Non è da meno Hobbes che ritiene l’essere umano «essenzialmente utilitarista». «Che “l’uomo sia un animale già atto sin dalla nascita a consociarsi” è falso – dice Hobbes- (…) perché in realtà solo la ricerca dell’utile, di “onore e vantaggio” permette i legami tra gli uomini, derivanti da costrizioni fondate su patti reciproci, a loro volta rispettati solo grazie alle costrizioni. (…) la costrizione normativa è alla base anche dell’obbligo giuridico, che non esiste in assenza di un potere coercitivo.» Solo la legge incarnata nelle istituzioni – Il Re, il Vescovo, l’Imperatore… e poi il Tiranno, il Governo, la Polizia, ecc. – proteggono gli esseri umani gli uni dagli altri.

    È evidentemente chiaro a tutti che questo schema sociale ed economico, che si basa esclusivamente su presupposti antropologici che ne “certificano” la validità, è funzionale a una piramide di potere ai cui vertici siedono i più ricchi, i più forti, i più violenti, i più prepotenti, ma proprio su questo si basa questo sistema sociale piramidale, “grazie al quale” chi sta sotto è lì ad aspettare che la ricchezza dei pochi sgoccioli sopra gli ultimi come affermato dalla bibbia neoliberista di Fremann e dai suoi discepoli contemporanei ossia dagli epigoni di quei Chicago boys che furono i consiglieri economici di Pinochet. Un pensiero stolido quello che prevede che agli ultimi basti un tozzo di pane e qualche osso gettato sotto la tavola dal Signore e che vuole che gli affamati  si accontentino dei resti del suo lauto pranzo. E questo in nome dell’‘economia dello sviluppo”, in nome del “libero mercato”, in cui la distribuzione delle risorse è sempre squilibrata verso l’alto. Questo è il dogma non solo di chi vive nell’apice della piramide ma di tutti coloro che seguono pedissequamente la bibbia neoliberista seguendo alla lettera istruzioni e modelli dei loro Signori che propagano i dogmi antropologici di Machiavelli, Hobbes, e dei loro epigoni: Freud, Heidegger, Lacan, Fremann eccetera.

    «La competizione e la contesa sono inevitabili – continua Hobbes – in quanto “la competizione per le ricchezze, l’onore,, il comando o per altri poteri, inclina alla contesa, all’inimicizia e alla guerra»

    Gli fa eco Freud nella risposta alla lettera di Einstein che gli scriveva chiedendogli se fosse reale pensare che «l’uomo ha dentro di sé il piacere di odiare e di distruggere»: il “grande pensatore” – che un anno dopo scriverà una dedica al Duce che termina in questo modo: “A Benito Mussolini coi rispettosi saluti di un vecchio che nel Governante riconosce l’eroe della cultura» – risponde che ciò che succede nella società umana “avviene in tutto il regno animale, di cui l’uomo fa inequivocabilmente parte”.

    Scrive inoltre Freud “Il piacere di aggredire e distruggere” fa certamente parte di una realtà umana: “Questi impulsi distruttivi (…) mescolati con altri impulsi, erotici e ideali, facilita naturalmente il loro soddisfacimento” e “L’essere vivente protegge, per così dire, la propria vita distruggendone una estranea.” Inoltre “Fa parte dell’innata e ineliminabile diseguaglianza tra gli uomini la loro distinzione in capi e seguaci. Questi ultimi sono la stragrande maggioranza, hanno bisogno di un’autorità che prenda decisioni per loro.”  Per Freud quindi «La condizione ideale sarebbe naturalmente una comunità umana che avesse assoggettato la sua vita pulsionale alla dittatura della ragione. Nient’altro potrebbe produrre un’unione tra gli uomini così perfetta e così tenace, perfino in assenza di reciproci legami emotivi.

    Freud trova la soluzione alla ferinità dell’essere umano nella anaffettività e nella “dittatura della ragione”… la stessa ragione che dovrebbe governare esseri che per natura sono ingovernabili se non con la coercizione carceraria o manicomiale.

    La stessa ragione gestita dal potere economico, attraverso il servaggio politico, che solo nell’ultimo secolo ha determinato due guerre mondiali che hanno causato all’incirca cento milioni di morti. Eppure Marx e Engels nell’Ideologia tedesca del 1845-7846 scrivono: “A partire da Machiavelli, Hobbes, Spinoza, Bodinus, ecc., nei tempi moderni, per non parlare dei più antichi, si è presentato il potere come fondamento del diritto” I due filosofiavevano chiaro che era l’industria capitalistica a creare la storia mondiale perché gestiva il mercato mondiale. Quindi il diritto è sempre stato, da Creonte in poi, in mano a esseri umani estremamente razionali che come gli animali – esseri razionali per eccellenza – pensano primariamente alla loro sopravvivenza costi quello che costi in termini di sofferenza umana… degli altri ovviamente.

    E non facciamo finta, nonostante Trump, di non sapere che le cosiddette relazioni internazionali si fondano sicuramente su rapporti di forze, ma queste forze sono in primo luogo capitalistiche: “Secondo la nostra concezione – scrivono sempre Marx e Engels – tutte le collisioni della storia hanno la loro origine nella contraddizione fra le forze produttive e la forma di relazioni”. Gli squilibri tra stati che determinano i conflitti  sono a loro volta determinati dai movimenti del mercato mondiale. Lo vediamo, ora più che mai, che l’origine delle guerre sono legate all’accaparramento delle ricchezze terrestri. Gli squilibri sono mondiali perché mondiale è l’economia e la politica che la serve. Nulla di più razionale in quanto legato al diritto in mano al potere, come auspicato da Machiavelli e Hobbes. E attualmente le teorie antropologiche che vanno per la maggiore sono quelle dell’imperialismo dominante, lo statunitense basato sull’equilibrio del terrore. Conseguentemente la gestione politica internazionale è l’insieme dei rapporti di forza tra le potenze economiche in lotta per la spartizione del mercato globale.

    “Per Lenin, la forza economica è il contenuto della potenza politica (ciò che sta al suo interno e la determina N.d.T.) che si esprime in varie forme. la politica internazionale è l’insieme dei rapporti tra le potenze nella lotta per la spartizione del mercato mondiale, spartizione proporzionata al capitale”

    Arrigo Cervetto – L’imperialismo fase suprema del capitalismo – p. 20

    Come scrive Cervetto, per capire l’origine delle tragedie umanitarie che si stanno svolgendo sotto i nostri occhi è necessario comprendere a fondo la sostanza criminale e criminogena di coloro che cavalcano il neoliberismo.

    Il nuovo ruolo della casta politica

    Il nichilismo proposto da Machiavelli, Hobbes, Freud e dai loro epigoni, sovverte completamente il concetto aristotelico di zoon politikon, ovvero la costruzione di una società che poggia su un legame solidale tra i cittadini, trasformandolo in una guerra di tutti contro tutti in quanto, secondo la loro visione dell’umano, questa pulsione di guerra per il dominio e per il potere è connaturata alla natura umana. Natura umana disumana a cui, per renderla utilizzabile al meglio, dovrebbe corrispondere l’“autenticità dell’essere”. In questo mondo fuori sesto – non più appartenente alla fiction distopica ma attuale – l’originaria malvagità diverrebbe l’impulso allo sviluppo economico che porterebbe benefici, in grado diverso, all’intera comunità. Il movimento MAGA “Make America Great Again”  (Rendiamo l’America di nuovo grande) incarna, autenticamente, questo progetto.  

    «Machiavelli interpreta la politica come “tecnica della conservazione del potere” – In questo modo – la riduce a “strumento, mezzo moralmente neutrale, sottratto alle valutazione etiche”(…) Non a caso una tradizione teorica novecentesca, – in cui troviamo, oltre a Freud, Walter Burkert, René Girard, Konrad Lorenz, ecc. – considera l’omicidio una costante antropologica dello spirito umano e colloca nell’omicidio il fondamento della sfera del politico»

    Mi chiedo, con Francesca Rigotti citata nel testo di Laura Pennacchi. «Perché dovremmo accettare la violenza del realismo politico che, “dopo averci definiti lupi egoisti autocentrati, ci fa sottomettere e concedere il potere a un capo lupo che ci assicura protezione e sicurezza?»

    Non dovremmo al contrario guardarci, empiricamente, intorno e vedere che ogni volta in mezzo a centomila persone pacifiche – che spesso scendono in piazza nemmeno per i loro diritti ma per dare diritto a persone lontanissime, che nemmeno conoscono, di vivere umanamente – ci sono sempre solo cento individui che distruggono tutto?

    Il dogma della malvagità umana innata serve solo alla Signora del castello… ma Potrebbe accadere che alcuni sentano il messaggio, (…) Tenere il legame non bello conferma la paura degli uomini di andare, con la libertà, incontro alla morte. Li tiene intorno al castello ad aspettare l’elemosina della Signora. Li tiene ad aspettare la sapienza che viene dall’alto, dallo Spirito santo.

    E ci muoiono intorno al castello, non coltivano i campi, non cercano il sesso, non fanno ricerca. Si ingannano. Rischiamo di vederli tremare di freddo sotto il castello, da pazzi, in un giorno d’estate.”

    Massimo Fagioli, Bambino donna e trasformazione dell’uomo, Premessa: Roma, dicembre 1979

    Dovremmo, andando contro il senso comune «(…) assumere fino in fondo la validità della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, la quale si oppone alla “scellerata e ottusa teoria” sostenuta da Machiavelli e da Hobbes, “che gli esseri umani in natura son l’un contro l’altro armati e cercano, in mancanza di ogni legge, di sopraffarsi reciprocamente».

    Ne parliamo nel prossimo articolo…

    18 febbraio 2026

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