• La permanenza dell’inconscio mare calmo* (seconda parte)

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    di Gian Carlo Zanon

    La “dimensione emotiva”

    «Certo la ragione ha fornito un contributo fondamentale al progresso del mondo scientifico, tecnico ed economico ma è la sfera del NON razionale che fonda la socialità: solo con il suo recupero le caratteristiche distruttive del mondo contemporaneo possono essere arginate e la potenza del mondo razionale può essere volto al benessere e non alla violenza» (1)

    Con questa citazione di Paola Gramigni e Andrea Ventura riprendo il filo del precedente articolo** per sottolineare come e quanto “la dimensione emotiva”, ovvero la realtà immateriale psichica irrazionale, svolga una vitale funzione sociale senza la quale la ragione utilitaristica non avrebbe più alcun freno nel realizzare la disumanizzazione della società. Ragione utilitaristica che senza dubbio svolge un compito importante nella soddisfazione dei bisogni primari ossia nel rapporto che l’essere umano ha con l’ambiente naturale, ma questa modalità di rapporto materialistico e mercantilistico non può e non deve essere utilizzata nel rapporto interumano: «(…) Il rapporto uomo-natura va superato per la realizzazione del rapporto interumano. Il rapporto uomo-natura rapportato, anche in parte, al rapporto interumano, diventa violenza dell’uomo sull’uomo. Il rapporto uomo-natura mira alla soddisfazione dei bisogni degli uomini. Non può essere la stessa cosa nel rapporto interumano, pena l’omicidio, lo schiavismo, lo sfruttamento. (…) La soddisfazione dei bisogni non ha posto nel rapporto interumano. Essa ha sempre portato gli uomini allo sfruttamento dell’uno sull’altro, a fare di una parte dell’umanità un gregge di animali per la sopravvivenza degli altri.» Massimo Fagioli

    Ed è proprio il “difetto di pensiero”, che non fa distinzione tra rapporto con la natura non umana e natura umana, la causa di questa grave distorsione cognitiva che grava sul pensiero Occidentale: «Come è ricordato più volte nel volume, questa matrice, fonte di violenza e oppressione, (la matrice culturale occidentale N.d.R.) è in quella scissione proposta dai filosofi greci tra sfera razionale e mondo dell’irrazionale. La troviamo nella filosofia, come anche in tanti miti dell’antichità: dal sacrificio di Ifigenia, a quello di Isacco, a Caino e Abele, Romolo e Remo, quasi a esprimere una condanna storica, o antropologica, dove la realizzazione di qualcuno deve comportare l’assassinio di qualcun altro, dove questo altro da sacrificare è ciò che gli è più caro.»(2)

    A monte di questa ideologia filosofica e religiosa, che grava potentemente sulla società determinando le scelte politiche e sociali, c’è il pensiero della nascita animale e/o demoniaca e quindi, trattandosi del genere umano, perversa e omicida.

    Secondo la cultura imperante, il pensiero dell’essere umano è inficiato da un patrimonio filogenetico e da istinti primordiali, i quali, se non tenuti a freno dalla ragione e dalla religione, ne determinano i comportamenti. 
    «(…) l’uomo è una bestia, dicevano i re, un peccatore, dicevano i sacerdoti. Una persona egoista, dicevano i contabili. non c’è da stupirsi se, da sempre, le regole e le leggi che mettono ordine nella nostra vita in comune si ispirano all’idea che delle persone, per via della loro natura, non ci sia da fidarsi; questa visione cinica dell’umanità viene da secoli di filosofia e di psicologia, è piena di echi nella letteratura e di prove nella storia. Insomma, è ovunque … e anche se nella storia c’è stato qualche tentativo di dimostrare la bontà della natura umana, per secoli siamo stati condizionati dalla credenza nella depravazione dell’uomo e abbiamo organizzato la società di conseguenza. E se ci fossimo sempre sbagliati? » Nel suo saggio “De meeste mensen deugen” (La maggior parte delle persone è buona) Bregman Rutger, mette in luce la mistificazione millenaria che impedisce la naturale socialità tra esseri umani e la loro piena realizzazione umana perché, scrive, «In fondo sono poche le idee che influenzano il mondo quanto la visione che abbiamo del genere umano».

    Purtroppo la stragrande maggioranza delle persone, condizionate da questa cultura egemone, fin loro primo muoversi, prendono queste teorie per oro colato senza nemmeno farsi venire il minimo dubbio, senza fare una ricerca seria… senza neppure analizzare il senso di queste panzane… senza guardare dentro se stessi e dentro l’altro da sé… tutto ciò porta a una visione alterata. 

    Tutti noi dovremmo «(…) comprendere come il pensiero del mors-tua vita-mea sia un deterioramento del pensiero. Possiamo e dobbiamo quindi opporci ad esso perché non è una realtà originaria e quindi ineluttabile.»(3) E invece il pensiero razionalistico, economico, psicanalitico (di stampo freudiano), e religioso spinge miliardi di persone a percepire la natura umana attraverso questo filtro culturale deformante e funzionale a una società che auspica la sottomissione del non violento al violento. Invece di avvertire l’umanità, per tanto o poca che sia, che permane in ogni ambito sociale, si preferisce credere alla permanenza di una perversione congenita, e quindi incurabile, tenuta a bada delegando a Mister Hyde lo sfogo di quegli “istinti animali” ben presenti ma moralmente e socialmente non accettabili.(4) .

     

    No non sto scivolando nel romanzesco, purtroppo, questo modello di essere umano scisso in due personalità, descritto da Stevenson nel suo romanzo Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, è identico a ciò che proponeva Weber il quale parlava appunto di un auspicabile “dualismo etico” come “valvola di scarico”: mentre il rapporto tra i membri della comunità di appartenenza dovrà essere eticamente regolato, l’opposto potrà avvenire al di fuori di essa. All’esterno di una società di “eguali” non si imporrà alla persona un’etica che rispetti l’altro da sé, ma varrà la legge della forza e dell’arbitrio: in famiglia, nel clan, nello stato e nella città in cui vivo mi dovrò comportare “civilmente”, ma al di fuori di questi ambiti vale il “tutti contro tutti”, vale il dominio sull’altro da sé. Queste sono le basi morali sia dei Conquistadores del Nuovo mondo che dei colonialisti  e dei coloni del ventunesimo secolo. D’altronde se siamo tutti “figli di Caino”, se siamo tutti fondamentalmente perversi, se dentro di noi c’è un “cuore di tenebra”, se la natura umana è determinata da una filogenesi che ci collega al mondo animale, non solo devo difendermi dal nemico esterno, ma devo anche, “quando sono in società”, tenere a bada la mia bestia interiore con la ragione e indirizzare “la bestia” in ambiti privati, molto privati… ma anche in ambiti in cui la legge mi permette la sopraffazione del più debole.

    «La trappola è più d’una. La più evidente è quella in conseguenza della quale le nostre società ci spingono a cercare il benessere e la felicità nell’arricchimento materiale, sacrificando a esso ogni altra aspirazione. I rapporti con le cose sostituiscono i rapporti con le persone che così vengono distrutti, annullati».

    Con queste parole impresse nel suo libro, “La trappola” l’economista Andrea Ventura ci parla dell’alienazione religiosa che , in questo caso specifico, è la forma mentale che consente di alienare negli oggetti inanimati i propri affetti scegliendo così, per esempio, di amare più la propria automobile che un essere umano.

    Questo è ciò che ci propone il sistema neoliberista in cui volenti o nolenti siamo immersi. E tutto ciò non può che scontrarsi con la permanenza dell’umano negli esseri umani. Permanenza che a quanto pare irrita fortemente i Boiardi dell’Ordoliberismo perché « pensano e sanno che una società di uomini liberi, felici, creativi, li escluderebbe in quanto loro non sanno godere il desiderio, non sanno fare con gioia le cose necessarie. Mancano di vitalità e di sessualità, non sono intelligenti, hanno soltanto la furbizia dell’appropriazione dell’oggetto parziale, la realizzazione dell’omicidio notturno che resta sempre impunito. Non riescono a capire che la libertà e la creatività è un bene collettivo, per tutti.” (Massimo Fagioli, Bambino donna e trasformazione dell’uomo)

    Direi che questa è una perfetta istantanea di Trump e di tutti coloro che gli assomigliano.

    In un’intervista su Avvenire, del 27 agosto 2025 di Elena Molinari alla scrittrice canadese  Margaret Atwood si parla proprio di “esperimento darwinista” del tycoon americano:

    D.«Cosa scriverebbe se dovesse scrivere un libro su ciò che accadrà negli Stati Uniti nei prossimi anni?»

    R.«Penso che scriverei che assisteremo a un genocidio dei poveri già iniziato».

    D.«In che modo?»

    «È una estremizzazione della visione strumentale della società capitalistica che risale a Henry Ford. Il magnate capì di non poter automatizzare le sue fabbriche perché altrimenti non ci sarebbero stati abbastanza operai per comprare le sue auto. Oggi invece l’America dei privilegiati ha deciso che non ha più bisogno di manodopera a basso costo quindi cosa fanno? Tagliano i servizi sociali e  sanitari, la previdenza, e molte di quelle persone moriranno. È una decisione piuttosto consapevole». Il ragionamento perverso del governo Trump si basa sul razzismo sociale inscritto nell’ideologia religiosa protestante della predestinazione e della grazia, che è sempre stata la bibbia dei WASP (White Anglo-Saxon Protestant ) e che ora è del Movimento MAGA (Make America Great Again): «(…) togliamo la sanità pubblica, togliamo i vaccini. I più forti, privilegiati e sani sopravviveranno e gli altri peggio per loro: significa che non erano adatti», significa che non avevano la grazia, non erano predestinati. In queste ideologie razziste c’è la fusione totale tra religione protestante e ragione utilitaristica: due mostri ideologici che si alimentano l’un l’altro. Ed ecco la perfetta convergenza sistemica tra religione e ragione utilitaristica neoliberista funzionale al mantenimento del potere economico che si serve del vassallaggio politico per dominare.

    In un articolo del gennaio 2025 su Il Manifesto di Laura Pennacchi scriveva:  «Il connubio Trump/Musk – oltre a riproporre l’enfasi sull’identità autoctona, il suprematismo bianco, l’ossessione fallica ipermaschilista, la deumanizzazione degli avversari descritti come carogne, parassiti, fecce – incarna la scesa in campo di una nuova “oligarchia tecnologica” al fianco dei fondamentalisti evangelici, di cui Emmanuel Todd, che è un antropologo e storico hegeliano e weberiano, dice che non hanno nulla a che fare con il protestantesimo classico perché il loro boom, oltre ad aver consentito ai suoi ispiratori di fare molti soldi, ha fatto emergere una mentalità genericamente antiscientifica e un narcisismo patologico.»

    Come resistere a tutto ciò? Che fare?  Intanto si deve avere la chiara consapevolezza che il sistema economico e sociale liberista uccide fisicamente e psichicamente le persone, le illude, le umilia, le divide, le isola, le discrimina. Inoltre rende congrua la bramosia, mette gli individui uno contro l’altro, genera guerre, le sostiene, le sviluppa, è patriarcale e maschilista, è razzista, inquina e divora il pianeta – ed è quindi insostenibile anche dal punto di vista del rapporto con la natura non umana che permette il benessere l’esistenza della specie umana – , continua a produrre lo sfruttamento di pochi violenti su molti non violenti. Per questo sistema va rifiutato… che fare?  Reagire all’inumano, rifiutare il disumano, allontanarsi, per quanto possibile, dal disumano…

    Questi sono gli scenari con cui si aperto l’anno nuovo. Non c’è da stare molto allegri direi… eppure… permane il senso di solidarietà, permane la meraviglia negli sguardi, permane la certezza dell’umano… permane l’ostinazione nell’avvertire dentro e intorno a me, al di là dei “tamburi sbadati”, il canto dell’umano… perché?

    Perché «Potrebbe accadere che alcuni sentano il messaggio che non tutte le cose che non iniziano bene, finiscono male. Che la possibilità di curarsi esiste ed è reale… Possibilità di cambiare, di separarsi, di trasformarsi. (…) potrebbe accadere che alcuni sentano il messaggio, al di là delle apparenze, che il tutto è fatto per dire che la passività è male, che male è la rassegnazione, che è male il conformismo(…)» (5)

    4 Gennaio 2026 … CONTINUA…

    continua quihttps://www.igiornielenotti.it/la-permanenza-dellinconscio-mare-calmo-terza-e-ultima-parte/


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    Note

    *“Inconscio mare calmo” è un’espressione chiave della Teoria della nascita dello psichiatra Massimo Fagioli, che indica uno stato di benessere del neonato. L’inconscio mare calmo è un’immagine interna e un’esperienza pre-verbale di fusione con il mondo esterno, legata al calore e alla sicurezza dell’ambiente uterino, che precede l’emergere della violenza e dell’individualità. Rappresenta una capacità di interesse per l’altro da sé.
    «Il bambino appena nato cerca l’amore della madre e offre con tutto se stesso l’amore del suo essere. Essere che si è formato come reazione alla realtà inanimata aggressiva. La reazione, la prima reazione è di far sparire l’aggressione violenta e la creazione di un pensiero, un’idea, di rapporto totale con un altro essere umano. La reazione allo stimolo nuovo (la luce) è la pulsione di annullamento. Con essa e insieme alla vitalità del corpo, il neonato realizza l’esatto opposto della realtà che lo aggredisce: elimina l’inumano per fare qualcosa di totalmente umano, il primo pensiero, ciò che Fagioli chiamò inconscio mare calmo. Elimina la violenza per fare qualcosa di totalmente opposto a essa: una reazione che è amore e tendere verso l’altro. È la capacità di amare, la forza del cuore, che ogni neonato ha e che gli fa amare senza condizioni l’altro essere umano. La malattia viene quando questo amore totale del neonato viene negato e annullato.»
    Matteo Fago, L’essere umano che compare alla nascita, Left 21 aprile 2018 https://left.it/2018/04/21/lessere-umano-che-compare-alla-nascita/

    ** https://www.igiornielenotti.it/la-permanenza-dellinconscio-mare-calmo-prima-parte/


    (1)Cultura è politica – idee e percorsi di una trasformazione possibile, a cura di Paola Gramigni e Andrea Ventura – L’Asino d’Oro editore, Roma- 2025, p. XIV

    (2) ibidem. p. XIII – L’assassinio di figli e fratelli, descritte nei vari miti mediterranei, rappresentano sempre l’annullamento dell’irrazionale, ovvero della propria realtà umana rimasta umana, ovvero la soppressione definitiva di ciò che ancora permane dell’‘inconscio mare calmo’. –

    (3) Matteo Fago, La vita degli altri, Left, Dicembre 2025

    (4)«Mi dicevo che se fosse stato possibile inquadrare ognuno di essi in entità separate, la vita ne sarebbe stata alleviata da tutto ciò che essa ha di insopportabile; il malvagio avrebbe avuto il suo sfogo, non più compresso dalle aspirazioni e dai rimorsi del gemello più onesto; e questi a sua volta avrebbe potuto ascendere pel suo sentiero con fermezza e sicurezza senza correre il rischio di dover scontare e sopportare le conseguenze di un estraneo.» Robert Luis Stevenson, Lo strano caso del dottor Jekyll e mister Hyde, Edipem Editore, Novara 1973. pp. 56, 57.

    (5) Massimo Fagioli, Bambino donna e trasformazione dell’uomo, L’Asino d’oro Editore, Roma 2013, p. 24 e p. 26.

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