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di Giulia De Baudi
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Provo a scrivere una recensione del libro di Paolo Berizzi Il libro segreto di casa Pound, senza sapere bene cosa dire di questo testo che mi ha lasciato molto perplesso. Ho anche scoperto che questa mia perplessità è condivisa da altre persone che lo hanno letto.
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Ciò che in primo luogo mi rende perplesso è la forma con cui è stato scritto. Il testo, che è stato redatto utilizzando la prima persona, come se fosse “il traditore” a scrivere, scorre velocemente con uno stile dialogico. Non ci sono prefazioni che introducano ai contenuti del testo né postfazioni che diano indicazioni sulla natura umana del narratore. Chi legge sa che il libro lo ha scritto Berizzi, ma chi narra è un fascista contento e orgoglioso di esserlo. Io e altri amici che lo hanno letto siamo stati spaesati da questa forma letteraria che anziché raccontare criticamente i segreti di Casa Pound, come recita il testo, narra i retroscena in forma di gossip: i fidanzati di Giorgia Meloni, i revenge porn squallidi che girano sui smartphone degli squallidi casapoundiani, con chi stava quella e con chi sta questo… e altri pettegolezzi vari.
Intendiamoci il tono divulgativo può essere interessante in quanto da una visione della storia di Casa Pound e dei suoi accoliti, della sua struttura gerarchica e dei suoi inciuci con il potere costituito, ma è il tono di fondo che non mi convince.
Sono a un bivio: a) questo è un libro geniale che mette in luce la reale struttura psichica cialtronesca di questa “gola profonda”, capace di contraddirsi ogni due righe, facendo parlare direttamente il protagonista che non si rende conto minimamente di chi è; b) l’autore non si è reso conto di aver fatto di un cialtrone un eroe incompreso.
A lettori l’ardua risposta.
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Berizzi scrive una breve introduzione in cui racconta come è venuto in contatto con questo neofascista «pronto a “tradire” il gruppo. Un gruppo in cui il militante ha molto creduto ma nel quale, mi spiega, non crede più» Da quegli incontri in cui l’autore ha preso centinaia di appunti, ne è venuto fuori questo libro anomalo che l’autore definisce «di inchiesta».
«In questo libro – scrive l’autore – troverete una sola voce, densa, preziosa come un diamante per la conoscenza collettiva. È la voce di un militante neofascista che solleva il velo nero che copre il suo gruppo e che vi guiderà alla scoperta di un mondo ancora oscuro». Voce densa e preziosa di un neofascista che ha mantenuto salde le sue orrende idee? Mah.
Berizzi non scrive un rigo di “avviso ai naviganti” sulla forma letteraria scelta né sulla duplicità della voce narrante che racconta il “dietro le quinte” dell’organizzazione neofascista, e le loro liaisons dangereuses con esponenti della destra ( FdI, Lega ecc.), con gli ultras nerazzurri e rossoneri da poco arrestati ecc. ecc.
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Leggendo scopriamo che non vi è alcun ravvedimento etico da parte del narratore lui è solo «Un miles, consumato, scarico, che ha perso la voglia di lottare» e che l’ha persa, guarda caso, quando si è accorto dell’inesorabile declino del Movimento in mano ai più furbi e più violenti. Quando tutto per lui andava bene a Casa Pound lui ci stava bene come un pisello nel suo baccello. Lui è un mediocre fascista che ancora nelle ultime pagine parla di un rigore morale «che non si è perso» smentendosi nella pagina successiva: «ho capito che quel rigore era finalizzato a suoi interessi» quelli del grande capo di Casa Pound.
«In quella sezione si percepiva l’ideale. Per anni Casa Pound mi è sembrata l’unica comunità capace di trasmettere i valori della militanza, del legame della fiducia» Questo scrive a pagina 171 mostrandosi come uno che crede nei valori condivisi con i suoi camerati, dopo che nelle precedenti 170 pagine ha descritto sia i contenuti aberranti di quelle idee canagliesche, violente, e psicotiche sia l’identikit e le loro caratteristiche violente e cialtronesche dei suoi camerati che hanno diretto o dirigono ancora il movimento. Ad ogni pagina sembra che voglia costruirsi alibi che lo differenziano da quella marmaglia di peracottari con i quali però condivide ancora le ‘quindici regole del miles’ che sembrano redatte da quel generale squilibrato del film di Kubrick Il Dottor Stranamore.
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Nelle ultime pagine traspare il terrore, non riconosciuto, di questo “miles ingloriosus” – che sembra uscito da una commedia di Plauto – per la perdita di un luogo di aggregazione e dei camerati di merenda con i quali ha condiviso vent’anni di violenze e di cialtronerie gloriandosi neanche fosse Capitan Fracassa. La paura del vuoto lo divora… ma lui, che è la voce narrante, non sembra accorgersene. Assomiglia un po’ a Clamance il protagonista e voce narrante del romanzo La caduta di Camus… ma molto più stupido.
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Oltre a fornirci le caratteristiche identitarie di questi cialtroni, che si atteggiano a salvatori della morale della patria mentre si fanno esclusivamente gli affaracci loro cercando una collocazione economica attraverso la violenza politica, il libro di Berizzi ci svela i retroscena di questo movimento neofascista che, per esempio, occupa una palazzo istituzionale situato nel centro di Roma costruendo all’interno appartamenti per i dirigenti.
Per quanto riguarda i rapporti gerarchici tra camerati vige un assoluta scala militaresche, disumana e disumanizzante, con regole autoritarie e violente tenute in essere a suon di ceffoni elargiti da picchiatori scelti.
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Un piccolo aneddoto per capire il grado di cialtroneria vigente nel movimento: il grande Capo aveva un pappagallo, si chiamava Sbrocco «C’era sempre qualcuno che doveva sempre badare al papagallo, curarlo, seguirlo, accudirlo. Tutto per ordine del gran padrone. (Gianluca Iannone) Follia. Un’assurdità. Ma per Gianluca era un vezzo, uno sfizio. Chi conosce il tratto cesarista e dispotico della sua personalità sa che a Iannone piaceva l’idea che i militanti badassero persino a Sbrocco, il pappagallo del capo.»
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Ecco basterebbe questo fatto per definire un ambiente tossico guidato da cialtroni neofascisti che si sono presentati alle votazioni per il Parlamento europeo. Ambiente tossico nel quale la voce narrante ritrovava se stesso, i valori e le idee che hanno dato e danno ancora senso alla sua inutile e pericolosa esistenza da solerte picchiatore.
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Ecco pensiamo che queste persone potrebbero diventare presto guardiani delle idee dei nostri governati formando reparti paramilitari come quelli dell’ICE agli ordini di Trump.
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22 gennaio 2026


Andrea
23 Gennaio 2026 @ 16:01
Premetto che a Berizzi va tutta la mia stima e solidarietà, dal momento che vive da anni sotto scorta per le continue minacce che riceve dalla destra fascista.
Ciò premesso, fin dalla presentazione del libro alla quale ho assistito, a Sirmione, prima ancora di averlo letto, ma andando sulla fiducia, anch’io ho avuto la sensazione che si trattasse più che altro di una, pur legittima, operazione commerciale.
Dopo aver letto il libro, mentre veniva confermata la mia prima impressione, mi sono fatto un’idea più articolata, vicina alle conclusioni dubitative del tuo articolo.
Al di là delle intenzioni dell’autore, al quale non disconosco la buona fede, e tenendo per buono quanto dichiarato dalla “gola profonda”, si corrono alcuni rischi
1) c’è il rischio reale di accreditare un’organizzazione fascista alla stregua di qualsiasi libera associazione, ammessa dalla Costituzione, e quindi anche tale organizzazione sarebbe libera di agire perché “viviamo in un paese democratico”, trascurando il fatto, non marginale, che secondo la Costituzione “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista…”
2) Un secondo aspetto, più sottile e futuribile, potrebbe derivare dal fatto che, stante la riconosciuta fase discendente di Casa Pound, (e della necessità della destra al potere di “rinverginarsi”, dopo aver iniziato con squilli di tromba lo sgombero di una sede occupata dai centri sociali dell’area dell’Autonomia: leggi: Askatasuna) si ipotizzi da parte dell’attuale governo la soluzione della ventennale questione dell’occupazione dell’edificio in mano ai fascisti, da un lato offrendo loro una preventiva alternativa, magari più ridotta, e dall’altro facendo figura di sgomberare i locali attualmente in uso gratuito pluridecennale a Casa Pound.
Come diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato… ma io, a differenza dell’illustre “battutista”, sono ateo. Spero solo di non aver dato un’idea a chi di idee ha dimostrato, in questi anni, di averne assai poche e per lo più sbagliate.
Dalla Redazione
31 Gennaio 2026 @ 17:07
Intanto questi stavano con un piede dentro il parlamento a fare ideologia sulla “remigrazione”. Io penso che ci aspettino tempi bui e questi sono la mano armata dei fascisti in doppipetto. Potrebbero diventare una cosa simile all’ICE americana in men che non si dica… vedremo. Ho mandato a all’ARCI su questo libro, mi piacerebbe fare una cosa insieme…
Grazie Andrea