• Idee universali per una sinistra “in cerca di autori”

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    di Gian Carlo Zanon

    Sono passati più di vent’anni da quando ho avuto fra le mani il primo numero di Left. Vent’anni in cui ciò che trovavo lì scritto diventava fonte di pensieri. Gli articoli, le parole, i concetti che trovavo e trovo in questa rivista, non solo hanno avuto, ed hanno, la capacità di far reagire il pensiero mettendolo ogni volta in moto, ma anche la capacità di dare un’esistenza certa a pensieri embrionali rimasti incubati in un bocciolo preverbale fatto di sensazioni, di sentire, di immagini sfocate, di sentimenti.

    Questo mese l’editoriale di Simona Maggiorelli inizia ricordando l’articolo 11 della nostra Costituzione antifascista che «ripudia la guerra». «Lo facciamo – scrive Maggiorelli – con lo sguardo rivolto al presente. Raccontando cosa succede in tanti Paesi nel mondo che scelgono la pace e la difendono, investendo su welfare, scuola, sanità, ricerca, coesione e giustizia sociale. Di questi Paesi e del fatto che gran parte del mondo vive in pace non si parla mai, o se ne parla troppo poco, probabilmente perché si smaschererebbe la falsa narrazione – propalata ogni giorno dal governo Meloni ma anche purtroppo dai vertici Ue – della guerra come destino ineluttabile, della pace che si può ottenere solo preparandosi alla guerra, della violenza come natura umana».

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    Anche l’editoriale di Matteo Fago parla di natura umana e di rapporto interumano:

    «I sistemi sociali si sono evoluti nella storia e tutti essi hanno come fattore comune la ricerca di un vivere insieme stabilendo regole per evitare che alcuni potessero prevaricare altri. I concetti di libertà e di uguaglianza, nelle loro diverse declinazioni, si sono evoluti nella storia e nel pensare e agire politico, sulla base di pensieri di cosa è l’essere umano e quale sia il senso e il significato del suo essere al mondo. (…) La realtà materiale dura e ostile richiede un’organizzazione razionale per la sopravvivenza. Ma questa organizzazione per la sopravvivenza non implica di per sé, in maniera naturale, che ci sia il dominio di alcuni sugli altri. (…) Il più capace può avere rapporto con il meno capace, il più forte con il meno forte, il più competente con il meno competente, perché c’è quella uguaglianza di fondo che riconosce nell’altro qualcuno simile a sé stessi. (…) Avere rapporto con gli esseri umani richiede necessariamente un pensiero sull’altro e su stessi come esseri umani uguali, anche senza che questo venga compreso e accettato. Se manca questo pensiero di fondo l’altro è oggetto di cui si può disporre come per ogni altro oggetto.»

    Proseguendo tra i tanti articoli, che ho “pluri-sottolineato”, trovo un articolo di Gabriele Giacomini: Autonomia digitale strumento di pace, in cui si ricorda che «la tecnologia non è neutrale, ma è, senza eccezioni, una leva di potere. (…) Siamo in uno scenario di “libertà soffocata dove Stati e compagnie si alleano contro i cittadini. La repressione non avviene più solo nelle strade, ma nelle infrastrutture informative.» prova ne è la censura in cui incappiamo ogni volta che su Face Book scriviamo qualcosa che non va a genio al cosiddetto algoritmo. Tant’è che ora spesso mimetizzo parole scomode utilizzando simboli come @ per la A, & per la E, eccetera. D’altronde, scrive Giacomini, «in assenza di un numero adeguato di ingegneri, fisici, tecnici specializzati, ma anche senza il contributo di umanistici  capaci di orientarne lo sviluppo , qualsiasi tecnologia resta inerte o priva di una direzione coerente con i valori della società che la utilizza.» Invece gli unici “valori” a cui fanno riferimento i signori dell’intelligenza artificiale, sono quelli della massimizzazione dei guadagni. In questo quadro è necessario cambiare la forma di resistenza: i tempi in cui i social diffondevano la rivolta delle “primavere arabe” sono finiti: «La protesta cambia forma. Scompaiono i cortei annunciati on line. Compaiono appuntamenti comunicati a voce. (…) il passaparola sostituisce la notifica.» Il sistema informatico si trasforma all’occasione in uno strumento di controllo: so come la pensi, dove stai, con chi stai… e parte il drone.

    Infine, tra le tante perle di questo numero di Left di aprile, vorrei segnalare anche l’intervista di Maggiorelli e Fago allo psichiatra Fernando Panzera in cui afferma che «la deumanizzazione dell’altro è propedeutica alla sopraffazione e al dominio e contrastata sul piano politico e culturale»

    L’intervista inizia ricordando le parole di Gustavo Zagrebelsky: «Le guerre appartengono alla storia dell’umanità, non alla natura umana.»

    Questo perché, come ha sempre affermato il neuropsichiatra Massimo Fagioli, il concetto di “istinto di morte” va legato a pazienti psichiatrici gravi, «non a qualcosa di originario e innato, ma a una violenza subita, a una distruttività che viene dall’esterno. (…) L’idea che dentro l’essere umano ci sia fin dall’inizio una spinta naturale a distruggere tutto ciò che di bello e di buono esiste, porta con sé una concezione disperante dell’umano. Invece, se si guarda a certe storie cliniche, si comprende che la distruttività è spesso l’esito di esperienze deludenti, violente, che non lasciano scampo alla vitalità di un neonato, alla sua resistenza, alla sua possibilità di rapporto. È un rovesciamento radicale: non una morte psichica originaria, ma una reazione a qualcosa che ha colpito la vita».

    Altro passo importante di Panzera è questo «(…) l’idea di affermare se stessi in qualsiasi modo possibile, pur esistendo da tempo, nella sua forma attuale nasce dal capitalismo che si basa sulla competizione a tutti i costi, sulla spinta di superare la capacità di un concorrente che poi diventa avversario e, lentamente, può diventare addirittura nemico. (…) Ne deriva che gli altri diventano nemici e in quanto tali possono essere eliminati, imprigionati, sottomessi in tutti i modi.»

    Lo vediamo oggi nella figura di Trump ma non solo: queste idee impregnate di istinto di morte portano ad «eliminare qualsiasi forma di vita umana e di socialità. Per di più seppure queste scelte appaiono motivate ideologicamente, sotto si intravede un vantaggio economico enorme che non viene neanche troppo nascosto. Un vantaggio per Trump, per gli Stati Uniti, e un vantaggio economico per Israele ovviamente, con un disprezzo totale della realtà di altri esseri umani.  Nelle guerra contro i palestinesi il fattore della razionalità capitalistica si combina anche con la giustificazione religiosa, perché nelle motivazioni del premier israeliano Netanyahu e degli ultra ortodossi c’è esplicitamente questo elemento.»

    Infine Panzera dice due parole sulla sinistra che ovviamente condivido fino in fondo: «La sinistra che si appiattisce su questioni esclusivamente materiali, che non vede il malessere, l’insoddisfazione di molti che pur avendo soddisfatto i bisogni si sentono oppressi e smarriti di fronte alla violenza dilagante e non trovano il modo di opporsi, dovrebbe accorgersi che prima o poi queste persone saranno in balia delle lusinghe del capitale. Se si rinuncia a una proposta culturale ed esistenziale profonda, che sappia contrapporsi all’idea di una libertà assoluta e deresponsabilizzata, alla sinistra non resterà che fare puro assistenzialismo.»

    Altro che richiami all’unità delle sirene dei finti-sinistri  che già intonano il solito refrain: “votate chiudendovi il naso”. Questi qui che ho trovato su LEFT, si che sono “discorsi di sinistra”, ovvero idee per una “sinistra in cerca di autori” della stessa statura etica delle madri e dei padri costituenti. Non si cerchi l’unità sul nulla ma si parta da un programma già scritto da ottant’anni e mai realizzato fino in fondo: la Costituzione. E attorno a quelle idee etiche, che sono state salvate dal NO dei giovani, si creino leggi per realizzarle pienamente e si distruggano quelle leggi che ne impediscono la piena realizzazione.

    9 Aprile 2026  

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