• I Reparti della Fabbrica Parlamentare

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    di Jeanne Pucelli

    Immaginiamo il Parlamento come una grande azienda di marketing a capitale privato suddivisa in vari REPARTI, chiamati PARTITI, ognuno dei quali si deve occupare di un determinato, ma non ben definito, target elettorale. Reparti in continua lotta tra loro perché ogni voto è un gettone da utilizzare per avere più sovvenzioni, più regalie, più incolumità,  più potere all’interno della Fabbrica Parlamentare. Potere che ovviamente andrà condiviso in modo equo tra i vari parlamentari aventi funzioni più o meno elevate.

    Ogni Reparto ha sue proprie strategie di marketing – di solito decise dal direttore e dal suo cerchio ristretto di fedeli collaboratori –  per accumulare quei voti che servono primariamente per esistere e secondariamente per aver più potere a scapito degli altri reparti.

    Certamente dato che lo scopo è univoco, cojonare più gente possibile, le strategie di marketing si differenzieranno solo per le scelte di mercato. Il personale di ogni reparto ha, o tenta di avere, la capacità di poter portare all’interno del reparto un capitale di voti più cospicuo possibile. Gli strumenti persuasivi per la massimizzazione dei gettoni ovviamente cambiano col tempo tecnologico ma ogni strumento –  dal  post su Face Book all’apparizione in piazza e nei cortei, al comizio, alla conferenza stampa, all’intervento in aula – viene utilizzato solo esclusivamente allo scopo di rimpinguare di voti quel reparto.

    Il Canovaccio è sempre lo stesso, cambiano la maschere della Commedia dell’Arte Parlamentare, non molto in verità, ma solo quel tanto che basta per accaparrarsi un determinato target di votanti a cui viene assicurata la protezione, più diritti, meno tasse, più privilegi, meno doveri, eccetera.

    Il target, ovvero le categorie di cittadini da imbonire, non si definiscono per censo sociale ma per forma mentis determinata dalla visione del mondo che il votante ha quando decide chi votare. Visione del mondo, intesa come percezione della realtà umana, sociale, economica e politica, che il votante utilizza per scegliere chi votare ma anche di non votare perché è chiaro che la scelta di non votare è determinata anche dalla volontà dei “padroni della fabbrica” di portare la partecipazione popolare alla politica a grado zero: meno votanti più capacità di controllo sul bacino elettorale ridotto ai minimi termini.

    Partendo da destra a sinistra le caratteristiche dei votanti della destra estrema sono quelle di individui disumanizzati e disumanizzanti, per i quali il rapporto interumano si basa solo ed esclusivamente sulla supremazia dell’uomo sull’uomo: prima io, poi la famiglia, poi il quartiere, il territorio, poi la squadra del cuore, poi la religione e la cultura di appartenenza, poi la regione – poi la nazione. Il tutto si racchiude nel becero motto: Dio, Patria, Famiglia e nel famoso ritornello “”Yo soy Giorgia, soy una mujer, soy una madre, soy cristiana”. Loro sono quelli privi di bellezza e eleganza, di interesse par l’altro da sé; sono volgari, inadeguati, bramosi, fanfaroni, vomitevoli, cialtroni, inutili, stupidi, idioti, pericolosi, schiumanti odio… vogliono che gli altri assomiglino a loro perché sanno che in un ambiente umano non avrebbero vita facile. Una società realmente civile li tratterebbe da mentecatti.

    Il loro target sono quelli che giurano sulla bandiera e sulla nipote di Mubarak, quelli del Bunga-Bunga; sono i truffatori, gli sfruttatori, i ladri di polli, sono quelli che colludono con gli ambienti della criminalità organizzata a cui i politici di riferimento regalano privilegi sempre più ampi. C’è infine la massa decerebrata, in divisa, in camicia nera o con la maglietta degli ultras, che vivacchia facendo la guardia al loro Reparto convinti che prima o poi gli verrà gettato qualche osso avanzato per nutrirsi.

    Le maschere più appropriate per questo Reparto sono quelle di Capitan Fracassa e del Ganassa della Commedia dell’Arte a cui aggiungono gadget come rosari e vangeli.

    Poi viene il Reparto della destra moderata, il GRANDE CENTRO incolore e qualunquista votata da individui il cui unico scopo è fregarsi gli uni con gli altri mantenendo però la maschera del libertario buonista: la parola d’ordine è libertà di fare i propri comodi, ma senza dar troppo nell’occhio, e le maschere corrispondenti sono quelle dell’ottuso Pantalone e del servo scaltro Arlecchino servo di più padroni.

    Il Reparto “sinistra moderata” è composta da catecumenali il cui scopo principale è quello di riportare alla fede originaria le persone che l’hanno abbandonata, attraverso un percorso tortuoso, in cui il rosso, il rosa pallido e il giallo papalino si confondono, e dove neoliberismo e socialismo assurdamente convivono come nelle famose folie à deux, disturbo psicotico condiviso tra due entità, in cui la scissione del pensiero vien trasmessa da uno all’altro e dall’altro all’uno. Hanno buon gioco in una società che crede che la scissione tra parola e atto sia “il male minore” e che quindi si possa convivere “facendo finta di scandalizzarsi” e che basti dichiararsi di sinistra per esserlo. Il loro slogan è “le forze di sinistra si devono fondere” omettendo di svelare che l’intento sarebbe quello di farli fondere nel loro Reparto Per Dissociati Inconsapevoli. Certo lavorano sui diritti umani – tanto non danno molto fastidio al sistema economico neoliberista –  purché questi diritti non vadano a disturbare la loro base pseudo identitaria “cattocomunista” ovviamente legata a doppi fili con lo Stato Vaticano. Il loro motto?  “Fa finta che sei di sinistra così li cojoni mejo”. La loro maschera? Forse quella che sta nella soffitta di Dorian Gray.

    I rappresentanti del reparto della sinistra più radicale, che siede sugli scranni del parlamento, per ora riescono a non far chiudere il loro reparto e, generalizzando, pur rappresentando il meglio che c’è in Italia, anche per quanto riguarda la questione ambientale, oltre a un certo livello di denuncia al sistema non vanno.

    Anche loro criticano i kapò del sistema ma non criticano il sistema tout court alzando una barricata di rifiuto radicale. Il loro target sono quelli come me o abbastanza simili a me che li votano perché loro si che sono i meno peggio. La maschera che più li rappresenta è quella di un Pierrot depresso e metafisico che amoreggia con la luna.

    14 gennaio 2026

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