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di Gian Carlo Zanon
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Avvertenza: tutto ciò che viene virgolettato con caporali «» è tratto dal testo di Laura Pennacchi
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Nel capitolo precedente scrivevo che dovremmo andare contro il senso comune che opprime il genere umano da millenni capire, come scrive Laura Pennacchi – a cui sto “depredando” paragrafi e paragrafi del suo saggio Nonostante Hobbes – che «Il “male” non occupa il posto dell’originario. Si può cominciare a prendere sul serio le risultanze dell’antropologia contemporanea che ci dicono che la distruttività non è fondamento integrante della natura umana»
Poi cita l’importante saggio di Rutger Bregman leggendo il quale «si scopre che la bontà è la norma, e la “cattiveria” è l’eccezione del comportamento umano».
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E qui devo fare una critica a Laura Pennacchi perché non cita -, forse non ne ha mai sentito parlare, capita – la Teoria della nascita del neuropsichiatra Massimo Fagioli, che, in primo luogo non parla di “male e di “bontà”, ma di malattia e di sanità mentale, e in secondo luogo mette il luce quali siano le dinamiche psichiche che determinano, per usare un linguaggio troppo comune, la “bontà” e/o la “cattiveria” nell’essere umano. Senza queste risposte ci troveremmo di fronte a una aporia invalicabile.
Per esempio il filosofo tedescoFeuerbach è stato il primo a parlare di alienazione religiosa e a definirla inconscia. Ma da dove avrebbe tratto il filosofo tedesco questa “certezza”? Forse dal fatto che quasi tutti gli esseri umani, nel tempo in cui scriveva, aderivano, molto più di oggi, ad una qualche forma di pensiero magico/religioso e quindi, come dire, una ragione ci doveva pur essere?
E questo “pensiero irreale”, che definì “alienazione religiosa”, dove, come, quando, da chi e perché verrebbe innestato o si innesterebbe nella mente essere umano? Qual è, in fin dei conti, la genesi del pensiero magico/religioso sul quale si sarebbero edificati i vari e multiformi sistemi religiosi?
Feuerbach non ha saputo spiegare quando, come e perché l’alienazione religiosa scaturisce e si sviluppa nella mente degli esseri umani. Lo ha dato per scontato assumendo che l’essere umano, in quanto tale, crede di dover la propria esistenza a un ente soprannaturale. Il suo non è neppure un pensiero deduttivo e il Nostro confonde la causa (l’alienazione religiosa) con l’effetto (la credenza religiosa strutturata). Anche questo è un assunto senza fondamento che sfocia in aporie insolubili. Anche in questo caso specifico la Teoria della nascita di Fagioli è, per quanto ne so, insostituibile per rispondere alle domande su dove, come, quando, da chi e perché esiste una dinamica, non antropologica, ma psichica, definita “alienazione religiosa”, che ha a che fare con ciò che l’autrice definisce “male e bene”, “cattiveria e bontà”: l’essere umano, grazie alla dinamica della nascita, nel momento in cui nasce rifiuta il disumano ovvero “l’ambiente ostile” che trova nel momento in cui viene alla luce. Freddo, luce accecante, eccetera sono tutto il contrario dell’ambiente omeostatico intrauterino. Il neonato, avendo memoria fisica (fantasia ricordo) di un tale vissuto, ha la “certezza/speranza dell’esistenza di un seno” ovvero dell’esistenza di un altro da sé che possa confermare questa memoria, e quasi sempre lo trova fra le braccia della madre. Madre, o chi per lei, che non solo lo nutre fisicamente, ma fonde il nutrimento fisico al “nutrimento” psichico, ovvero interesse, affetto, e amore per il neonato. Se nei primi giorni e mesi vita, il rapporto con l’altro da sé confermerà la certezze neonatali del neonato, questi avrà per tutta la vita fiducia negli esseri umani; se invece questa sua naturale propensione verso il rapporto interumano sarà delusa la sua realtà immateriale umana si ammalerà e l’altro da sé diverrà un nemico. Se inoltre troverà una cultura egemone – come quella di Macchiavelli e Hobbes, di Freud e di Heidegger – che conferma il suo pensiero negativo, inconscio, sugli esseri umani, il suo pensiero malato troverà una congruità culturale: “non sono malato, è vero che gli esseri umani sono, in quanto deludenti, cattivi.”*
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Superata l’aporia tutto viene di conseguenza: parafrasando Feuerbach potremmo dire che “il pensiero inconscio è il fondamento, la premessa di quello cosciente”. Se si hanno determinati comportamenti verso l’altro da sé, se si fanno determinate scelte esistenziali, se si sceglie di essere di destra e di sinistra, eccetera è perché la realtà umana ha certe caratteristiche. Semplificando molto potrei dire che la realtà umana è sana o è malata… con innumerevoli sfumature. Per semplificare ulteriormente potrei dire che quando vi trovate di fronte una persona estremante razionale, anaffettiva, cinica, calcolatrice, eccetera voi sappiate che quella persona, anche se è ineccepibile nei comportamenti, è di fatto una persona malata, non buona o cattiva, ma malata.
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Ciò che ho scritto negli ultimi paragrafi è una specie di vademecum per poter “tradurre” il saggio di Laura Pennacchi. E ora proseguo per finire l’infinita recensione a questo suo libro a mio parere molto importante socialmente perché svela i meccanismi culturali che ci inchioderebbero al “destino neoliberista”.
Il saggio è anche importante perché dà importanti strumenti linguistici con i quali indagare una realtà culturale immersa in una fitta nebbia culturale. Sapere per esempio che le radici da cui trae alimento il neoliberismo provengono da lontano e affondano nelle idee distorte sulla realtà umana di Agostino da Ippona, dà la certezza sui legami profondi tra l’alienazione religiosa e i suoi frutti odierni: il concetto di libido dominandi è di Agostino il quale nel suo libro Le confessioni scriveva “Quaerebam unde malum, et non erat exitus”, (io cercavo donde provenisse il male, e non trovavo spiegazione). Cerca cerca lo ritrova nel bambino con una libido dominante dovuta alla sua stessa natura: “Quali eran dunque i miei peccati in quel tempo? Non forse bramare avidamente le mammelle Piangendo? (…) Ho veduto con i miei occhi un bambino geloso: non parlava ancora eppur guardava pallido e con occhio torvo un suo compagno di latte.”
Poi questi deliri sono transitati indisturbati nella nostra cultura entrando indisturbati ne Il principe di Macchiavelli nel Lievatano di Hobbes, nella teoria del “polimorfo perverso” di Freud. Freud che con le sue “grandi idee”, come abbiamo visto nel secondo capitolo, non fa che legittimare il neoliberismo alla Milton Friedman. La filiera culturale è questa.
Invece questa «(…) “natura umana guidata da implacabili desideri di potere e di guadagni” tanto cara all’odierno capitalismo, non dovrebbe essere considerata fondata e la sua generalizzazione dovrebbe, anzi, apparire frutto del “terrorismo culturologico in atto sia nelle scienze umane che in quelle sociali».
Questa negazione culturale, nelle religioni riformate, si cristallizza. Lutero, frate agostiniano, riprende le tesi di Agostino che «“inventa la figura di pensiero dell’ereditarietà delle qualità acquisite”, in particolare del peccato originale», e ideando il concetto di “grazia”, pilastro della Riforma, cioè del dono gratuito di dio, trasforma coloro che, grazie alla ricchezza, emergono socialmente, in predestinati: l’acronimo WASP, White Anglo-Saxon Protestant, designa i discendenti dei primi immigrati anglosassoni nel New England, considerati i rappresentanti della cultura egemone e del potere reale nel Paese. Potere dato dalla ricchezza di chi ha avuto la “grazia divina”.
«Calvino è ancor più incalzante di Lutero. La sua teoria della predestinazione rende gli esseri umani prigionieri della loro irrilevanza, dalla quale possono fuggire soltanto mettendo in atto un’attività frenetica, la riuscita nella quale è il segno dell’appartenenza alla cerchia degli eletti»
Poi arriverà il falangista Josemaría Escrivá de Balaguer che con l’Opus Dei, il qual scopo principale è diffondere la chiamata universale alla santità attraverso il lavoro ordinario, vissuto come mezzo di santificazione e servizio agli altri, ratificherà lo sfruttamento delle classi lavoratrici da parte dei soliti noti.
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Devo dire che “le soluzioni” proposte da questo saggio, soprattutto quelle “filosofiche”, non mi soddisfatto, perché, dal mio punto di vista, mi sono sembrate molto astratte e quindi quasi incomprensibili. Un esempio «“L’homo oeconomicus (quella persona che tende solo alla massimizzazione del proprio guadagno N.d.R). – non si trova dietro di noi – dice Mauss – ma davanti a noi; come l’uomo della morale e del dovere, come l’uomo della scienza e della ragione”» Ecco per me questo è arabo. Per me ovviamente.
Anche per quanto riguarda i discorsi su destra e sinistra non mi ci trovo perché non si definisce cosa si intenda per destra e per sinistra. E questo anche a causa di un linguaggio nel quale a volte annaspo. Infatti dal terzo capitolo in poi le pagine sono costellate dai miei punti di domanda posti a margine. Penso che “essere in comune” non possa risolvere alcun problema se non si mette in campo la qualità del rapporto interumano. E penso che l’ethos non possa essere inteso come “soggiorno” o “luogo dell’abitare” e che tutto ciò sia un presupposto per «l’“essere al mondo” come amor mundi.»
L’ethos è la legge interiore, che riconosce o disconosce l’altro da sé come un uguale: Legge interna che nasce quando si viene al mondo e che si sviluppa trasformandosi in solidarietà, o regredisce trasformandosi in volontà di dominio… grazie o a causa dei rapporti interumani. Ciò che accadrà nella vita degli esseri umani dipende quasi esclusivamente dai quei primi giorni e mesi e anni in cui i bambini si giocano la loro umanità spesso resistendo alla disumanità di una cultura che come abbiamo visto è sempre più disumana e disumanizzante: «Blade Runner evoca un nuovo medioevo in cui il potere privato spadroneggia. E la diffusione delle nuove tecnologie – specie di quelle digitali – coincide con una polarizzazione del potere senza precedenti».
Infatti, nel libro di Viviane Forrester, L’orrore economico del 1997, trovo scritto: “Una quantità sempre crescente di essere umani non è già più necessaria al piccolo numero che, plasmando l’economia, detiene il potere. Una folla di esseri umani si ritrova così, secondo la logica imperante, senza una ragionevole ragione di vita in questo mondo dove sono comunque nati. Per ottenere la facoltà di vivere, per averne i mezzi, dovrebbero poter rispondere ai bisogni delle reti che governano il pianeta, a quella dei mercati. Il fatto è che i mercati non rispondono più alla loro presenza e non hanno bisogno di loro. O di pochissimi e di sempre meno di loro. La loro vita non è più “legittima” ma solo tollerata. Fastidiosa…”.E questa “folla di essere umani” illegittima, di cui parlava V. Forrester, ora, con l’ulteriore progresso tecnologico, aumenta sempre più.
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L’autrice termina citando l’art. 1 della Costituzione italiana «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro» e l’art.41 «che sancisce che l’iniziativa economica privata “non piò svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”»
Inutile dire che questi articoli della Costituzione non vengono già ora rispettati, pensate cosa accadrebbe se la distruggessero ulteriormente pezzo per pezzo come stanno provando a fare dalla sua creazione in poi.
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Fine
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Note
*Tutto ciò detto in soldoni. Per chi volesse approfondire queste dinamiche psichiche ci sono i libri di Massimo Fagioli, le conferenze, gli innumerevoli articoli apparsi soprattutto su Left e raccolti in annate dall’editore L’Asino d’Oro. Nel sito della Fondazione Massimo Fagioli potrete trovare ogni informazione utile Clicca qui https://fondazionemassimofagioli.it/
*Clicca quihttps://www.igiornielenotti.it/2022-perche-la-guerra-pensieri-e-credenze-a-confronto/
19 febbraio 2026
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Luigi Scialanca
25 Febbraio 2026 @ 10:09
Molto interessante, grazie!