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di Gian Carlo Zanon
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Riprendo in mano Cultura è Politica, idee e percorsi di una trasformazione possibile, curato da Paola Gramigni (insegnante di filosofia) e da Andrea Ventura (economista) che avevo lasciato lì a decantare per qualche settimana in modo che i pensieri su questo testo sedimentassero nel profondo.
Un libro anomalo questo, scritto in modo polifonico da una compagine eterogenea: economisti, filosofi, storici, politologi, giornalisti, giuristi, agronomi che ricoprono anche cariche istituzionali. Un saggio che parte dall’assunzione di una ‘teoria politica’, che a prima vista può sembrare assolutamente utopica ma che nei fatti è l’unica via politica percorribile pena la distruzione dell’umanità.
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I vari testi suggeriscono «possibili percorsi per una nuova cultura politica» incardinandosi nella Teoria della nascita del neopsichiatra Massimo Fagioli: «(…) abbiamo bisogno di disporre – scrive Ventura – degli strumenti concettuali necessari (…) adottando una prospettiva critica, come quella derivante dalla Teoria della nascita, a nostro avviso originale e feconda: oggi o l’umanità realizza su che base tutti i popoli della terra sono pienamente esseri umani, portatori degli stessi diritti, oppure potremmo assistere a conflitti sempre più disastrosi».
Prospettiva critica questa che rifiuta la ragione utilitaristica che sacrifica l’umano, sempre presente nella cultura occidentale, a cominciare dal sacrificio di Ifigenia. Una ragione utilitaristica «(…) dove la realizzazione di qualcuno deve comportare l’assassinio di qualcun altro, dove questo altro da sacrificare è ciò che gli è di più caro». E questo sempre per sacrificare la propria umanità al dio della ragione e del dominio.
«Certo, – scrive Ventura – la ragione ha fornito un contributo fondamentale al progresso scientifico, tecnico ed economico, ma è la sfera del non razionale che fonda la socialità» Ossia i sentimenti che legano gli esseri umani. «Da qui, nella sostanza, la possibilità di una società dove al rapporto di identificazione con chi è uguale a sé (che conduce allo scontro con chi non sarebbe uguale) è sostituito dal rapporto di desiderio e di interesse nei confronti del diverso.»
Tra le proposizioni politiche che i relatori di questo libro evidenziano ci sono degli elementi imprescindibili come: «Il principio cardine dell’eguaglianza degli esseri umani, la lotta al razzismo, il rifiuto di qualsiasi dogma religioso, la non violenza, la difesa dell’identità della donna, la battaglia per i diritti civili».
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Da questi principi base si sviluppa poi tutta la ricerca su ciò dovrebbe essere ma ancora non è, ovvero la fusione tra la cultura e la politica intesa come vivere in comune adottando un nuovo paradigma sociale umano.
Questo perché solo una società “inconsciamente umana” può cambiare veramente lo stato delle cose. La ragione e/o la religione, con le loro dottrine e loro leggi usate come porte stagne per contenere realtà “umane malate”, come quella dei Trump vicini e lontani, non servono a nulla. Ce lo dice la storia antica, moderna e contemporanea.
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Una nuova visione della realtà immateriale umana
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Dopo l’introduzione di Andrea Ventura il capitolo, dal titolo Massimo Fagioli, una visione rivoluzionaria della realtà umana – redatto da Donatella Coccoli, Carolina Carbonari, Leda Di Paolo e Gianni Manetti – conduce il lettore alla conoscenza dello psichiatra, scomparso nel 2017, narrando il suo percorso intellettuale e spiegando la sua Teoria della nascita che, in quanto visione della realtà umana, è essenzialmente politica: «La psichiatria, con Fagioli, è un atto medico ma anche politico, volto a favorire il superamento di dimensioni personali psichiche patologiche e al tempo stesso una capacità di resistenza e rifiuto di fronte all’oppressione culturale politica, per la realizzazione e liberazione individuali e collettive». Infatti nella premessa alla prima edizione del suo libro La marionetta e il burattino, Fagioli scrive: «L’interpretazione, fondamento e cardine del lavoro analitico, non può che essere ‘politica’ nel senso di avere, come contenuto, un investimento frustrante nei riguardi della situazione disumana che, prima latente, diventa manifesta. La tecnica analitica diventa tecnica di lotta, il sapere analitico diventa saper lottare. Prassi»
Inoltre in una intervista del 1979 a Lotta Continua «un giornale che allora riassumeva gli ultimi, amari, echi di ribellione di una intera generazione» a proposito di resistenza diceva: «Resistenza a non farsi confondere le idee! […] il potere della polizia che dà manganellate è molto inferiore al potere della cultura che confonde completamente le idee»
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Come dimostrano queste citazioni il pensiero fagioliano è eminentemente politico perché si rivolge alla moltitudine sociale dando risposte sul senso dell’esistenza umana e tracciando un metodo di pensiero che si trasforma in prassi politica. Pensiero e prassi politica che partono dall’universalità delle dinamiche psichiche della nascita che sono identiche in ogni essere umano. L’immagine della nascita, scrivono le autrici e l’autore del capitolo «è il frutto di una dinamica uguale per tutti, costituisce l’Io di ciascun essere umano, ed alla base dell’apertura del neonato al rapporto con gli altri esseri umani. (…) Il neonato dunque, ha un Io fin dalla nascita, positivo ed aperto nei confronti degli altri (un Io sociale), che si svilupperà a seconda dei rapporti interumani a cui andrà incontro nei primi anni di vita».
Primi anni e poi decenni di vita che vedranno l’essere umano, rimasto umano, scontrarsi con la cultura piagata da maître à penser come Freud, Heidegger e i loro epigoni portatori di un pensiero reazionario per il quale, scrive Fagioli «gli uomini sarebbero soltanto ed esclusivamente per la distruzione; vanno quindi dominati, controllati, sottomessi all’obbedienza della mente, della ragione… di una ragione di qualcuno più dominante degli altri». Con la sua “avventura” dell’Analisi collettiva durata “solo” quarant’anni, Fagioli ha pienamente dimostrato quanto fossero falsi questi dogmi sulla naturale perversione della natura umana.
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Nel capitolo La naturale socialità umana, Andrea Ventura mette in luce i nessi tra visione/interpretazione della natura umana e politica, dalla nascita dell’illuminismo al crollo del muro di Berlino: «A seguito di quel crollo i partiti della sinistra hanno aderito ai principi neoliberali. Infatti, se è pur vero che nel corso degli anni Ottanta del secolo scorso le forze del movimento operaio sono state piegate e l’Unione Sovietica è implosa, con gli anni Novanta, al di qua e al di là dell’oceano, quando ha raggiunto posizioni di potere la sinistra è stata artefice di numerose riforme economiche all’insegna del neoliberismo.» Vedi il Jobs Act.
Ventura individua nel pensiero filosofico fondato sulla ragione illuministica, e la conseguente visione della natura umana, le cause che hanno portato a questo stato delle cose: se l’essere umano per propria natura vive esclusivamente per massimizzare il proprio benessere materiale, perché non utilizzare questa sua “qualità”, fondando una società che si sviluppa e si arricchisce proprio per questa peculiarità animalesca? Può sembrare una esagerazione ma di fatto queste sono le fondamenta del pensiero liberista che ha già portato a due guerre mondali – e del pensiero neoliberista coautore delle dittature del Centro e del Sudamerica – e che, di fatto, ha iniziato la terza.
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A questa cultura si oppone il pensiero di Massimo Fagioli che individua invece, nella dinamica della nascita, la naturale socialità umana che però si può perdere se delusa già nei primissimi rapporti con l’altro da sé. Delusioni che generano a loro volta identificazioni: «Da quanto detto può essere osservato che i rapporti di identificazione (che caratterizzano, ad esempio, la massa che segue il capo, nascondono un contenuto di violenza, proprio perché l’identificazione è generata dalla delusione del desiderio. La società borghese-capitalistica oscilla così tra l’anaffettività e la violenza: gli affetti perduti lasciano un vuoto colmato dall’illusione che il senso dell’esistenza, piuttosto che nella qualità dei rapporti umani, vada cercato nel dominio sugli altri e nel possesso di beni materiali»
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Rapporto umano tra esseri umani diversi
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«… il massimo dell’identità umana sta nel rapporto interumano. Il rapporto interumano vero»
Massimo Fagioli “L’uomo nel cortile. Lezioni 2005” . Asino d’Oro Editore. ed. 2012
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«(…) la verità umana è il rapporto tra esseri umani diversi»
Massimo Fagioli, Teoria della nascita e castrazione umana, L’asino d’Oro Edizioni, Roma, nona edizione 2008, pag. 307.
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La teoria di Fagioli si basa su un’idea “semplice” e empiricamente verificabile, che parte da una domanda fondamentale nella storia dell’umanità, “qual è il senso della vita” a cui egli risponde con la sua teorizzazione: il senso dell’esistenza umana consiste nei rapporti interumani: è a causa dei rapporti interumani tossici che l’essere umano si ammala disumanizzandosi, ed è attraverso rapporti interumani validi che può guarire. Dalla nascita in poi la realtà immateriale si struttura attraverso la relazione con l’altro da sé; è nel rapporto con l’altro da sé che si trova conferma di sé. E quindi essere esseri umani significa essere esseri umani politici continuamente in dialettica fra loro alla ricerca comune di realizzare ognuno la propria originale identità umana. Non si può dire “la storia non sono io”… la storia siamo noi… e noi, politicamente, creiamo la cultura che è pensiero politico.
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Il bene comune
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Per ragioni di spazio passo direttamente all’ultimo capitolo delle seconda parte di questa raccolta di saggi pubblicata dalla casa editrice L’Asino d’Oro, scritta a tre mani da Enrica Carbone docente di economia politica, Franca Nardi che ha ricoperto varie cariche istituzionale, e Carlo Zaghi dirigente del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
Il titolo del loro capitolo, La cultura dei beni comuni: prospettive e linee di ricerca per la realizzazione dell’identità umana, indica una sostanziale critica all’approccio politico vigente sul tema dell’ambiente minacciato da una deregolamentazione sempre più aggressiva, mitigata però, secondo gli autori, dalla volontà, «specie nell’Unione Europea, di produrre sistemi innovativi volti a scoraggiare produzioni dannose per l’ambiente» e di investire a favore delle fonti dei energia alternative: «Si assiste cioè a un tentativo di superare il riferimento al mercato autoregolato, per esplorare modi di produrre e consumare che riescano a tutelare l’ambiente, introducendo approcci diversi pur all’interno del paradigma economico dominante».
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E qui trovo con piacere un appello alla responsabilità civile del singolo cittadino che ovviamente è parte in causa nei processi economici e sociali, e quindi politici: «Il modello economico attualmente dominante – scrivono gli autori – prevede che i consumatori e i produttori abbiano come obbiettivo la massimizzazione dell’utilità (consumatore) e del profitto (produttore): nella ricerca della massima utilità e dei massimi profitti individuali, i singoli massimizzano anche il benessere individuale inteso appunto come la somma del benessere individuale di ciascuno». È chiaro quindi che in questo sistema socioeconomico la competizione non è solo tra produttori ma anche tra consumatori il cui intento è quello di massimizzare unicamente il proprio benessere individuale.
Ne viene che questo sistema per funzionare deve disumanizzare i rapporti interumani: questa «(…) teoria economica dominate, ipotizza che l’essere umano si comporti come un individuo isolato con l’unico scopo di massimizzare il proprio utile (…)». Il modello per questo tipo di società è l’homo oeconomicus, ossia un essere umano anaffettivo che pur di emergere si disumanizza sempre più trasformandosi in uno di quegli androidi che popolano i romanzi distopici di Philip Dick.
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In questo sistema, disumano e disumanizzante, il “bene comune” materiale, come una spiaggia, un giardino o una piazza, o immateriale come la gioia di stare bene in comunità, viene a mancare completamente perché diviene uno spazio di contesa tra individui che se ne vogliono impossessare. La continua chiusura di centri sociali, la colonizzazione delle spiagge, e la continua creazione di spazi comuni a pagamento confermano questa ipotesi di ricerca. L’aggregazione di esseri umani rimasti tali sembra essere una minaccia per il sistema neoliberista, che vorrebbe privatizzare persino il pensiero, che spinge i politici a divenire guardiani della sua continuità.
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«I beni pubblici e i beni comuni sono dunque, (…) connessi a diritti fondamentali della persona, la cui mancanza o privazione costituiscono in sostanza [ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana (costituzione Art. 3)]. Diritti fondamentali che non possono essere considerati unicamente in quanto legati a bisogni essenziali di sopravvivenza, ma anche perché connessi a esigenze la cui realizzazione permette il ‘pieno sviluppo della persona umana’» Persona umana che solo nella socialità può realizzare pienamente la propria identità umana.
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«Il rapporto uomo-natura mira alla soddisfazione dei bisogni degli uomini. Non può essere la stessa cosa nel rapporto interumano, pena l’omicidio, lo schiavismo, lo sfruttamento. Nel rapporto interumano c’è (ci dovrebbe essere) la realizzazione delle esigenze, lo sviluppo di ciascuno, la ricerca, la voglia di vivere, la creatività comune […] La soddisfazione dei bisogni non ha posto nel rapporto interumano. Essa ha sempre portato gli uomini allo sfruttamento dell’uno sull’altro, a fare di una parte dell’umanità un gregge di animali per la sopravvivenza degli altri.»
(Massimo Fagioli, Bambino donna e trasformazione dell’uomo, 2013, pp.122-123)
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«… l’uomo non è fatto soltanto di bisogni , l’uomo è fatto di esigenze. È ovvio che deve soddisfare i bisogni altrimenti muore di fame e di freddo… ma, appena completata la soddisfazione dei bisogni… bisogna passare immediatamente alla ricerca sulla vera realizzazione degli esseri umani che è il rapporto interumano, è ricerca nell’ambito del rapporto interumano, è situazione di realizzazione nell’ambito di questo rapporto, è sessualità, non intesa come scarica e bisogno…»
Left 27 maggio 2022 – Massimo Fagioli. Brano dell’intervista concessa a Radio Blu il 2 febbraio 1980. Pubblicata su il sogno della Farfalla 4/99
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Scrivono gli autori: «È sempre più diffusa la consapevolezza, soprattutto nelle nuove generazioni, che per superare la crisi ambientale in atto occorrono cambiamenti profondi nel modo in cui le persone e le società interagiscono tra loro, così da assicurare un accesso equo alle risorse e il rispetto dei diritti fondamentali, tra cui la tutela dell’ambiente e della biodiversità del pianeta».
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E chiuderei con una citazione di Massimo Fagioli presente nel libro: «non è possibile affrontare creativamente il rapporto con la natura se prima non si è affrontato il rapporto interumano».
Solo la trasformazione dell’homo oeconomicus in homo reciprocans si potrà salvare l’ambiente che, non solo ci permette di sopravvivere ma ci dà modo di realizzare pienamente nella bellezza i rapporti interumani. Il nostro rapporto con l’ambiente, che è «patrimonio comune dell’umanità», può servire come una cartina tornasole per testare il nostro grado di responsabilità e interesse per l’altro da sé.
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Questo perché, scrivono gli autori «occorre sviluppare un pensiero che sappia declinare, a livelli più profondi, i principi della socialità e dell’uguaglianza, uscendo da una concezione riduttiva che considera gli esseri umani ‘naturalmente’ inclini ad appropriarsi di ogni bene disponibile, incuranti dei danni provocati alla collettività e all’ambiente».
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E con questo ho finito davvero!
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N.B. Chiedo scusa agli altri autori del saggio per non aver scritto su i loro interventi… magari lo farò…
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30 gennaio 2026
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