• La tregua … – Una lettera importante …

      2 commenti

    1sindrome di stendhal

    la lettera di Elsa G.

    E la misura non è colma … non è colma neppure la misura del mio disprezzo e non è colma la misura della rabbia che mi soffoca. La misura non è colma … e quante volte dovrò leggere e udire stupidaggini sul tizio di bianco vestito i cui deliri vengono serviti, come fossero prelibatezze filosofiche , da ominicchi e donnicciole senza spina dorsale su piatti mediatici “d’oro e d’argento che vale cinquecento”. Informatori mediatici somiglianti al genere “lumache senza guscio” i quali avvolgono con le loro logorroiche bave quel poco, pochissimo che resta del pensiero critico in questo agglomerato sociale dalla mente esausta in cui vivo insieme a sessanta milioni di italiani.

    Se non fosse tragico ci sarebbe da ridere a crepapelle, e a volte lo faccio quando, guardando la TV il giornalista di turno narra le “grandi gesta” del tizio di bianco vestito gemendo un: «eccolo che fa questo, eccolo che dice quello, eccolo, eccolo, eccolo di qua , eccolo di là» …. e basta nooooo!!!! Come cazzo fate a non vedere ciò che io vedo?!

    È che a volte, pur non avendo dubbi sulla realtà, sulla mia realtà, sulla loro realtà, mi vengono certi dubbi e certi pensieri. Mi sembra di vivere in un altro pianeta tra alieni fatti di una sostanza sensoriale diversa dalla mia e da quella di poche altre persone che si sono salvate dalla lebbra comune. E per difendermi dalla lebbra mediatica mi attacco a una poesia, a un film, a un romanzo, a un articolo raro, e ai quei pochi suoni che si distinguono dai rumori che assordano le coscienze. Cerco con ostinazione parole che diano senso e sostanza a ciò che apparentemente vedo solo io e che ripeto mentalmente come un mantra… “quello è un sempliciotto di bianco vestito, che farnetica sull’amore di dio, che differenzia bambini battezzati e non battezzati, ma che è certo della complicità di milioni di imbelli, che non vogliono capire, udire, vedere, pensare.”

    A volte, quasi per gioco, stipulo una tregua unilaterale con la realtà antropologica che mi attornia dedicando la mia naturale intransigenza solo alle persone che ancora mi interessano. Per giorni mi tuffo nella “narrazione metropolitana” tra colleghi che sanno tutto sul calcio e che adorano la “rivoluzione” del tizio di bianco vestito; colleghe che dedicano un terzo della loro vita alle unghie finte, e che sono innamorate del tizio di bianco vestito; quei pochi parenti che nonostante tutto ciò che mi hanno udito dire ancora mi rivolgono la parola … continuando a bersi ogni stucchevole sillaba del e sul tizio di bianco vestito.
    Per passare inosservata mi maschero da zombi. La cosa più difficile è riuscire a rimanere inespressiva per ore di fronte ai telegiornali, ai commenti degli uomini sulle donne, e persino ascoltando le litanie del tizio di bianco vestito che offendono l’intelligenza e l’identità umana di chi ancora la possiede.

    Dopo un po’ il mio Io si ribella e comincia darmi delle gran gomitate « e dai adesso basta – mi dice – Quali miserie debbo sopportare ancora? Quanto dovrò mentire, a chi dovrò sorridere, per quanto tempo dovrò volgere lo sguardo?»
    Le rispondo: «Zitta, stai zitta.» ma lei vince sempre e mi toglie quel povero osso che forse ha ancora nelle sue cavità qualche grammo di midollo d’umanità. Mi dà pochi secondi per scegliere … e allora mollo quell’osso con cui stavo troppo crudelmente giocando e mi tolgo la maschera e mi ritrovo ancora sulle barricate del pensiero con pochi compagni, fedeli al patto primario con la luce, pronta a respingere l’attacco che avverrà tra … un tempo imprecisato. Sto lì con pochi altri senza nemmeno un’arma, un inno … ci sarai anche tu? ci sarete anche voi? Voi che leggerete la mia lettera inviata a questo avamposto del pensiero.


    Elsa G.

    11 dicembre 2015


    P.S. Con voi mi sento meno sola

    • Grazie Elsa G. per questa bellissima lettera…Anche io ho spesso la sensazione di vivere in un mondo rovesciato e mi chiedo come gli altri non vedano quello che vedo io.
      Anche io cerco consolazione nel pensiero di qualcuno (pochi purtroppo) che “si sia salvato dalla lebbra comune”: e fra questi ci siete voi de ” I giorni e le notti” che ogni giorno date nutrimento al mio essere sempre più deluso dal nulla che ci circonda.

      • Grazie a te Elenora … se ci intendiamo perché anche tu ti sei salvata “dalla lebbra comune” , grazie

        Gian Carlo Z. a nome della redazione

    Scrivi un commento