• La storia di David e dei quaranta ladroni narrata dalla sua creatura, ovvero da Yahveh, dio degli eserciti

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    David Showing Goliath's Head by Caravaggio, 1605

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    di Gian Carlo Zanon

    «Fu re David a impormi ai sudditi di Giuda e Israele dopo che, morto re Saul, la sua dinastia non fu in grado di tenere salda l’unione tra le tribù sempre in lotta fra loro. Così i patriarchi di Israele si rivolsero a David ed egli li accolse a braccia aperte forte del patto che, così diede loro ad intendere, egli aveva siglato con me, Yahweh dio degli eserciti nonché comandante delle schiere celesti… ovvero io stesso medesimo.

    Era proprio furbo David il mercenario. Io gli devo tutto. Senza di lui forse non esisterei più o forse sarei solo un nome come tanti sui libri di storia delle religioni. Sarei una divinità mitica come Baal , Marduk, Amon-Ra e tutti gli altri dei delle religioni defunte da secoli. Quasi certamente non vivrei alla grande come sta accadendo in questi ultimi anni, ora che grazie ai nuovi regnanti di Israele sono di nuovo considerato dagli ortodossi il grande Signore della guerra.

    E invece eccomi qui più in forma che mai. Nonostante siano passati ben tremila anni i pensieri e i culti dei miei fedeli mi hanno mantenuto in forma smagliante. Inoltre hanno dovuto lottare e resistere, per quasi duemila anni, ai goyim che li spingevano ad adorare altre divinità. Cosa questa che avrebbe decreto la mia sparizione.

    Essì, penso proprio che se non fosse stato per David, auto-proclamatosi re per grazia ricevuta da me, forse non avrei resistito al vento della storia. Non che prima di lui fossi un signor nessuno, intendiamoci, esistevo eccome. Però devo confessare che ero solo una delle tante divinità che venivano credute esistenti in quelle zone. Le mie concorrenti più pericolose erano le divinità femminili, come Asherah la mia ex moglie, o come quella debosciata di Lilith o quella Ištar dea del sesso e della guerra, una troia straniera che avvinghiava il pensiero in mille vincoli anche di coloro che, così dicevano, siglavano un patto inviolabile solo con me. Altro che “non avrai altro dio all’infuori di me” maledetti cani infoiati!

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    Eppure lo sanno che io sono un dio geloso e vendicativo e che ogni volta che sgarrano gliene faccio passare di tutti i colori. Ma con David no, lui era il mio prediletto, il mio cocco … si lo so, si dice “unto dal signore”. Lui mi chiamava e mi diceva “caro Yahweh voglio Betzabea, la bellissima moglie di Uria l’Ittita un mio soldato. Che ci posso fare, ho provato a non pensarci ma poi di notte ritorna nei sogni”. E ché dovevo fare?A lui non potevo dire di no, tutto gli dovevo, se non fosse stato per lui il popolo non mi avrebbe chiamato con le sue vocine, non mi avrebbero attribuito questa o quell’altra vittoria contro i Filistei. Per loro io ero tutto e il creatore di tutto: grazie alle loro fantasticherie, che mi hanno donato un’assoluta immaterialità, potevo essere qualsiasi cosa: ero il roveto che si incendiò davanti a Mosé, ero, e sono, la legge che disciplina la loro esistenza, ero le nuvole del nubifragio universale, ero il tutto e il nulla, l’inizio e la fine … poi ogni tanto arrivava un profeta e dai che si inventava qualche altra mia impresa. Un vero spasso … ma vi stavo raccontando di David che si voleva ingroppare Betzabea“va bene, “gli rispondo” fattela pure, ma niente scandali, sennò se pensano male di te pensano male anche di me che, come hai fatto credere al popolo, ti ho scelto per guidarli. Tu devi passare per un re integerrimo che per primo rispetta le mie leggi e dato che nei miei comandamenti – quelli che tu hai riconfermato –  c’è anche scritto  “Non desiderare la donna d’altri” tu capisci che… fa nà cosa, Sto Uria, il marito, è un soldato vero? E tu mandalo in battaglia, dici a un tuo comandate di metterlo nelle avanguardie e così lui schiatta e ti becchi la bella Betzabea ancora in gramaglie e tutti diranno “ma quant’è bravo Re David che si prende cura anche delle vedove dei suoi soldati”, così li fai felici e coglionati e noi due continuiamo a governare alla grande. Come si dice “patti chiari amicizia lunga”. E così fu.»

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    Mi sono immaginato un Yahweh che narra, mostrando tutta la sua riconoscenza, la storia di Re David che fu sovrano di Giuda e di Israele.

    Ovviamente la storia di David pastorello adolescente che con un fionda affronta il gigante filisteo Golia è una favola o se volete, uno degli innumerevoli ed antichi miti dell’autoctonia del Vicino Oriente.

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    In realtà David molto probabilmente fu un mercenario a capo di un manipolo di uomini ben armati. Possiamo pensare a David come ad un “signore della guerra” al soldo del migliore offerente. A quei tempi, in qui luoghi, uno squadrone di uomini armati e capaci di combattere costituiva un vero e proprio esercito letale. Dato che gli storici non hanno elementi certi per definire questo personaggio a cavallo tra mito e storia, immagino lui e la sua banda che scorrazza sulle alture del Golan, imponendo la sua forza militare. Poi, immagino, che stanco di girovagare si fermi nel territorio di Giuda abitato da famiglie semitiche e, con l’aiuto di qualche “profeta”,  si autodefinisca “unto da Yahweh”, una divinità potentissima che, essendo strutturata da se stesso a propria immagine e somiglianza, diviene a pieno titolo “l’invincibile Dio degli eserciti”.

     

    Che il suo Dio sia invincibile David lo dimostra tenendo a bada i nemici esterni e dimostrando di saper governare  – con le leggi celate nell’arca e con tutta una serie di norme che regolano anche la vita privata di ogni singolo individuo  – un popolo pluri-teista, portato all’anarchia perché sostanzialmente composto da individui con una forte identità tribale che presuppone un patriarca con una propria divinità intima e personale: l’elohah.

    La divinità scelta da David corrisponde allo stato monarchico. Monoteismo e monarchia: un solo dio, un solo re. L’elohah di David – che messo in comune diventa Elohim /Yahweh –  senza dubbio non corrisponde alla cultura degli abitanti stanziati in quei territori che sono in prevalenza agricoltori seminomadi i quali avranno avuto senza dubbio una serie di divinità protettrici del raccolto a cui venivano dedicati i riti di passaggio che poi entreranno nella cultura  monoteista. Loro, soprattutto gli agricoltori, non sono gai kadosh,  il popolo santo che sa combattere e grazie a Yahweh dio degli eserciti vincere. Loro sono i goyim , “gli altri”, il popolo da sfruttare che solo in seguito, a causa dei matrimoni con i “signori della guerra” e della loro conversione al “dio onnipotente”, unendosi con i gai kadosh diverranno un solo popolo.

     

    Ma prima che accada ciò vi sono due gli scenari territoriale e umani che si presentano agli occhi della mente e che si possono riassumere con due aggettivi: molteplice e uniforme.

     

    Da una parte c’è un territorio agricolo e pastorale, popolato da una popolazione seminomade dedita ai culti agresti che segue il farsi delle stagioni. Un popolo che in modo preverbale “sa” dell’esistenza degli affetti, del desiderio per l’altro da sé, sa dell’odio e della gelosia, dell’amore e della generosità. Sa della loro naturale esistenza come sa del seme che in primavera scaturisce dalla terra trasformato in modo irriconoscibile. Un popolo che vive e sperimenta tutto questo in modo naturale e viscerale.

    Lo vive e lo rappresenta con i culti agresti dedicati a una molteplicità di divinità. Una società che è plurima ed omogenea allo stesso tempo perché riconosce nell’altro da sé un uguale pur nella sua alterità. Una società, per dirla con le parole dell’antropologo Theodor G. H. Strehlow, che è allo stesso tempo monototemica e politotemica. Vale a dire che all’interno dello stesso gruppo sociale convivono sia l’Ĕloha individuale (cioè l’identità-realtà interiore degli individui in dialettica, a volte violenta, con l’altro da sé), sia l’Ĕlōhîm plurimo che sostanzialmente è una visione del mondo dell’esistenze condivisa che si manifesta in una cultura con le sue leggi e le sue norme non scritte. Un mondo sociale questo in cui la fantasia e la sessualità non vengono demonizzate ma sono parte integrante di quelle culture.

     

    Dall’altra parte i “signori della guerra”: un gruppo di persone senza profondi legami affettivi con la popolazione del territorio: razziatori, mercenari, esuli, apolidi, fuoriusciti, banditi (nell’accezione che gli è propria). Un banda di sbandati che si ritrovano attorno a un comandante che sa di strategia militare e che prevale per forza fisica e intelligenza sul gruppo: David. Un uomo con un Ĕloha individuale dispotico che non riconoscendo l’eguaglianza di sé con l’altro da sé si autodefinisce un “unto dal signore degli eserciti” e quindi superiore a tutti gli altri.

    Se vuole prevalere anche su quel gruppo sociale e su quei territori che ha invaso con la forza ed elevarsi a condottiero, deve da una parte arroccarsi in una postazione – la rocca/reggia/tempio- che gli consenta di dominare il territorio e che lo protegga da eventuali ribellioni, dall’altra deve elevarsi a “unto di Yahweh” e darlo ad intendere con le buone o con le cattive. Yahweh è una divinità già esistente, ma da lui “aggiustata” e poi imposta, che prevale sulle altre come egli prevale sul popolo di Giuda. Non c’è più un dio primus inter pares come prevedeva la pluralità identitaria, ma una divinità unica, astratta, intollerante, dispotica, gelosa, che, non essendo legata ai culti agresti o pastorali, è immateriale. La società “inscritta nei desiderata di  Yahweh” è speculare a quella auspicata da David.

     

    Il clima cambia, gli antichi ed irragionevoli dei vengono inesorabilmente messi a tacere. L’unicità prevale sulla complessità, il cosmos/ordine prevale  sul caos/disordine. L’invisibile e l’immateriale prevalgono sulla visibilità delle sensazioni che si mostrano all’esterno attraverso la materialità del corpo e dei suoi umori.  Se tra i goyim c’è irrazionalità e anarchia tra i gai kadosh c’è razionalità rappresentata da un monarca legittimato dal “dio degli eserciti” che con le sue scorrerie e le sue conquiste porterà fama e ricchezza a tutti.

    Come ricordava poc’anzi Yahweh, alla morte del re Saul re di Israel – a cui in passato il mercenario aveva prestato i suoi servigi – David accetta di buon grado il territorio di Israele offerto dai capi-clan israeliti. Così David diviene re di Giuda e di Israele raccogliendo intorno a sé le tribù di Giuda, Efraim e Beniamino e le popolazioni di alcune città in precedenza conquistate tra cui Gerusalemme che diviene la capitale del suo regno monocratico e monolatrico. Lì David firma il “concordato” con Yahweh e lo impone a tutto popolo. Il patto diverrà dinastico e Salomone, dicono le storie, continuerà tra una regina di Saba e un’altra a governare uno stato teocratico.

    I Giganti della montagna padroni delle leggi conservate nell’arca accessibile solo agli eletti, prevarranno sul popolo seminomade e sulla loro fantasia interiore. E questa ideologia religiosa, attraverso le religioni monoteiste, è giunta fino noi… ma c’è sempre la villa di Cotrone.

     

    pubblicato 15  maggio 2016

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