• Attraversamenti : dallo “spirito di Yahweh” al “perfetto sconosciuto” di Bergoglio passando per l’anima immortale di Platone

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    di Gian Carlo Zanon

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    Osservando il fluire delle parole nel tempo, appare scontato che l’animismo abbia bypassato il politeismo le cui divinità, fortemente antropomorfizzate, posseggono caratteristiche eminentemente fisiche: oggi nessuno si sognerebbe mai di pensare ad Afrodite e ad Ares come spiriti immateriali.

    «Sarebbe stato proporre il vecchio pensare il rapporto con il tempo e dire che lo spirito precede la materia e viene aggiunto alla realtà biologica.»

    Massimo Fagioli –  Left n. 27 2016

    testo aggiunto il  6 luglio 2016

    Domande su uno “spirito/energia/forza” che anima, muove e dinamizza il movimento interiore devono essere nate molto presto nella mente degli esseri umani. Le domande su questo “movimento” invisibile della realtà umana hanno poi, nel tempo, trovato molteplici risposte e innumerevoli espressioni verbali che cercavano di interpretare e rappresentare ciò che si avvertiva, che si “sentiva”, nel corpo/mente.  Scrivo “corpo/mente” per sottolineare la naturale fusione tra ciò che è stato sempre pensato come due entità separate.

     

    Nei millenni alla domanda ineludibile sull’essenza di ciò che anima l’essere umano e condiziona il suo agire, sono seguite risposte teosofiche, (l’ultima è quella di Bergoglio che una settimana fa ha parlato del “perfetto sconosciuto”)  e risposte “scientifiche” che però erano e sono fondamentalmente errate.

    Queste domande, fino al 1972 (1), non avevano ricevuto la benché minima risposta che si scostasse minimamente dalle idee religiose spesso ammantate di pseudo-scientificità, e/o da un pensiero razionale/positivistico. Credenza religiosa e credenza razionale furono e sono due facce della stessa identica medaglia e propongono o risposte metafisiche, come il pensiero delirante che dice “anima immortale”, oppure ideologie positivistiche/organicistiche che riattualizzano l’antica teoria umorale/chimica di Ippocrate e Galeno.  Tant’è vero che si pretende di curare lo “spirito” con i cosiddetti psicofarmaci e/o con la purificazione eucaristica, o con un cocktail di entrambi. Bel minestrone non c’è che dire. Se non fosse tragico sarebbe comico.

     

    Le tracce di queste parole che tentano di descrivere questo “ente interno” non sensibilmente percepibile, si trovano sparse nel tempo e nello spazio. Troviamo le prime nozioni di ”ospite inatteso”nella parola biblica rûah , che qui indica «lo spirito divino che alita sul Caos e crea dando nomi agli elementi che sorgono dal suo soffio» (2) Ancor prima la incontriamo nella radice ugarica rwh al cui significato originario, “essere ampio, largo”. Fonema anntico al quale se ne sarebbero aggiunti  altri che indicavano “il movimento del respiro”,  “il soffiare del vento”, il “secernere odori e profumi”, utilizzati per sottolineare un movimento dinamico dall’interno verso l’esterno e per indicare una sensazione di “immateriale vitalità” cioè una “presenza” contenuta nel vivente. Presenza che vivifica il vivente e ne determina le qualità.

     

    È chiaro, spiega il grande filologo Giovanni Semerano il nesso del fonema rwh con le parole greche psyché e nous/pensiero/mente (3), e «l’affinità semantica di psyché (ψυχή)  (anima, spirito) e νοῦς» con il fonema rûah: soffio, vento.

     

    Ma altre espressioni verbali informano sulla ricerca per dare contorni più netti a ciò che appare come indefinito e quindi inafferrabile. «In centinaia di passi dell’Antico Testamento, il termine nephesh è tradotto con “vita o “anima”. Si tratta con ogni evidenza di qualcosa, presente nell’uomo (o in ogni altro animale) di necessario alla vita e con la vita in stretta connessione. (..) In epoca più antica veniva inoltre usato per indicare lo “spirito di Yahweh che penetra in un uomo per possederlo e spingerlo a vaticinare (ad esempio 1 Sam, 10, e 10sgg.) o, non troppo diversamente, per colmarlo di saggezza o di forza»(4)

     

    Dunque uno spirito/qualità “positivo” indotto da un essere metafisico e trascendentale in un mortale. Il passo verso “lo Spirito Santo” che, come sostenuto dalla dottrina cristiana, “informa di sé” una mortale lasciandola, per così dire, “imbarazzata”, è molto breve.  È breve perché «Lo spirito era inoltre da un lato concepito come di natura aeriforme (…) coerentemente con il nome di rûah e con il suo corrispondente greco πνεῦμα (pneùma), dall’altro come un liquido della stessa natura del seme.»(5) Ed ecco spiegato il motivo dell’azione procreativa dello “Spirito Santo” su Maria che Giuseppe «non conobbe – in senso biblico N.d. R. – prima che ella ebbe dato alla luce un figlio. (Mt1, 18-25)» . (6)

    Anche Ippone di Samo, filosofo vissuto nella Magna Grecia nel V sec. a. C., identificò la psyché con lo sperma, che fluiva, secondo la sua visione, dal midollo.(7)

     

    Faccio un altro salto indietro nel tempo con Semerano: «Il soffio creativo (rûah ), di Ĕlōhîm  che alitava sulle acque si ricongiunge all’eco  dell’inno sumero babilonese a Marduk: “L’apertura della tua bocca ( la tua parola) è un soffio di vento (…)»: «La terra era vuota e desolata (tōhû wābōhû) e le tenebre (chōšek) erano sull’abisso (tehôm) e lo spirito di Dio (rûach ‘ĕlōhîm) vibrava sulle acque» (Gn 1,2).Qui il vocabolo ĕlōhîm significa chiaramente “spirito divino” e quindi Santo.

     

    Seguendo passo passo i filologi faccio un altro piccolo salto semantico ed eccoci nell’incipit del Vangelo giovanneo in cui si dice che lo spirito/« Logos era presso di dio e il logos era Dio (…) e il Logos si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.» Ed ecco composta una sacra trimurti dal doppio significato: a)Dio/Logos + b) Logos/Spirito Santo + c) Spirito Santo /Gesù (incarnato in).

     

    Ma la ricerca dei vocaboli e dei loro slittamenti semantici, con cui si è cercato, in cinquemila anni di storia di pensiero occidentale, di rappresentare verbalmente lo “spirito” che “abita” il genere umano è pressoché infinita. Esistono vocaboli millenari come Tumòs, Pneùma, Rûah, Nephesh, Anima, Animus, Psyché  che rappresentano sia cose naturali come il vento e il respiro, sia realtà interiori introdotte da una divinità. (8) Anche Paolo di Tarso utilizza l’espressione Pneûma hághion ( Spirito Santo) in questo identico modo. Altre parole rappresentano invece nomi di divinità/spiriti  Ĕlōhîm, Daímōn; Yahweh, Logos, Dio, Spirito Santo, che vengono collocate ora all’interno dell’essere umano ora all’esterno divenendo spirito trascendente. (*)

    Osservando il fluire delle parole nel tempo appare scontato che l’animismo – che introduce in ogni essere vivente uno spirito che lo caratterizza e gli dà movimento (immanentismo) – abbia bypassato il politeismo mutuandosi, dopo essersi trasfigurato in un ente ultraterreno e trascendente, nelle religioni monoteistiche. Nel politeismo le divinità sono fortemente antropomorfizzate e posseggono caratteristiche eminentemente fisiche: nessuno si sognerebbe mai di pensare ad Afrodite e ad Ares come spiriti immateriali. Ma questo è un altro filone di ricerca. (Leggi qui)

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    1VenereMarteVulcanoPadovanino: Ares e Afrodite scoperti da Vulcano

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    Nel tempo le parole afferenti alla realtà interiore subiscono anch’esse il destino della scissione: o vengono utilizzate dal pensiero metafisico che fa capo a Platone, oppure dal pensiero positivista inaugurato dai presocratici e distorto da Aristotele. Conseguentemente i fonemi, Tumòs, Pneùma, Rûah, Nephesh, Anima, Animus, Psyché, saranno utilizzati sia dando loro un significato specificatamente fisiologico, respiro, seme, midollo, ecc., oppure, essendo divenute polisemiche, le stesse identiche parole verranno prima rivedute e corrette semanticamente, e poi  assimilate dal lessico razionale/religioso col valore di anima immortale, anima morale, logos divino, spirito santo, ecc.: «Nel Timeo di Platone (…) la testa è ciò che veramente conta, il corpo ha il solo compito di sostenerla. La testa è la parte più divina e dominante ed è abitata dalla Psyché, che è un daímōn  e sopravvive alla morte.»

    La Psyché, dice invece Senocrate, è il luogo dove dimora il daímōn ed è «fissata» e «radicata nel midollo».(9) «Che il seme fosse a sua volta respiro, o avesse respiro, pneùma , e che la stessa procreazione fosse respiro o soffio, risulta assai esplicito in Aristotele. La procreazione e lo starnuto appaiono manifestazioni distintive della psyché». (10) E questa scissione semantica, documentata, ha attraversato indenne almeno 2500anni di storia del pensiero occidentale. Ancor oggi lo psichiatra organicista pensa allo spirito/psyché come organo o come chimica. Il prete, il teofilosofo e lo psicanalista invece la pensano con l’iniziale maiuscola –Psyché – e le attribuiscono, oltre al peccato originale, immortalità, moralità, amoralità, istinti animali, rapporti con il demonio e una perversione innata sempre pronta a varcare le sacre porte della ragione che la costringerebbero, aimè, nel “cuore di tenebra”, Inconoscibile, della realtà umana.

     

    Tra Scilla e Cariddi, vale a dire tra il delirio metafisico e la percezione oggettiva razionalistica – che esclude tutto ciò che non si afferisce alla ragione positivistica – si pone coraggiosamente, ormai da quasi cinquant’anni, la scoperta della Teoria della nascita dello psichiatra Massimo Fagioli.

     

    La storia del pensiero moderno e contemporaneo, quella “ufficiale”,  come scrivevo all’inizio dell’articolo, non ha dato risposte sulla natura dello “spirito” che qualificherebbe l’identità umana, ma ha continuato, ed ancora continua, ad operare utilizzando lo stesso metodo di pensiero intossicato da una religiosità tanto invisibile quanto invasiva. Quando, nel 1972, queste risposte sono arrivate sono state immediatamente annullate dalla cultura dominata dal non pensiero di Freud, di Heidegger e dai loro adoratori ed epigoni. Queste risposte non sono sparite, sono più vive che mai nonostante siano state occultate per decenni con giochetti sadici da mediocri prestigiatori dal “pensiero magico” che – come dimostrano un articolo si Daniela Polese e Francesca Fagioli apparso su Left del 18 giugno scorso – pur occupandosi di psicoterapia, non sanno fare neppure la doverosa distinzione tra pulsione umana e istinto animale.

    Nella cultura occidentale ancor oggi il pensiero animista convive col monoteismo e il politeismo. Il “pensiero magico” è presente non solo nelle banlieue del  Sud del mondo ma anche nell’incravattato homo oeconomicus credente nell’esistenza della “mano invisibile” cioè di uno spirito trascendentale che governerebbe con saggezza l’economia neoliberista del pianeta. E non sto scherzando purtroppo.

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    Il Pneûma hághion (lo Spirito Santo) non è un’invenzione paolina come ha affermato, compiendo un anacronismo filologico clamoroso, Eugenio Scalfari su Repubblica il 14 giugno scorso: «Dello Spirito Santo parla appunto per la prima volta nella sua Lettera agli Efesini.» L’espressione “Spirito Santo” non è venuta “per la prima volta” a Paolo di Tarso. Inoltre il suo “dio sconosciuto” – discorso all’Aeropago – è migrato attraverso la patristica fino a Schelling che ha definito l’inconscio das Unbewusste, vale a dire “l’Inconoscibile” confermando così la sua presunta aura religiosa.  L’inconoscibile, grazie all’articolo determinativo, non è un aggettivo ma un sostantivo che viene usato – per esempio da Joseph Conrad (Lord Jim) – per definire la divinità cristiana. Das Unbewusste è  diventato poi preda di Freud … ma sì quel psicanalista viennese che secondo la vulgata avrebbe scoperto e quindi conosciuto, ciò che lui stesso ha sempre definito L’Inconoscibile: l’inconscio per Freud è una specie di garage in cui vengono parcheggiati alla rinfusa pensieri e desideri “rimossi”.

     

    Anche i balbettii di Henri Bergson sullo “slancio/energia vitale” (l’élan vital) non hanno smosso di un centimetro il pensiero occidentale –  ancora curvo sotto il giogo dei suoi maîtres à penser –  verso la conoscenza della realtà interiore del genere umano.

     

    I credenti monoteisti neanche ci provano a comprendere. Se ne stanno proni consolandosi con la credenza che ciò che anch’essi avvertono come moto dell’animo: emozioni, affetti, desiderio, non sia dovuto ad una forza interna che va all’esterno di sé. In questo modo riannodano il nodo metafisico millenario con la loro divinità in un patto intimo ed indissolubile, credendo che questa divinità sia ineffabile, invisibile, imperscrutabile e che tale debba restare pena la cacciata dal paradiso celeste. Di cosa parlo? Parlo del sempre verde “spirito santo” di Yahweh, cioè l’Ĕlōhîm, il Daímōn, o come preferite chiamarlo, il quale, secondo il delirio cattolico penetrerebbe negli esseri umani nell’istante stesso del concepimento ancorandosi … dove non si capisce.

    24 giugno 2016

     

    NOTE

     

    (1) «Nel 1972 viene pubblicato “Istinto di Morte e Conoscenza”, opera di uno psichiatra italiano, Massimo Fagioli. Attraverso le osservazioni cliniche, l’interpretazione dei sogni e un’accurata metodologia deduttiva vengono formulate proposizioni teoriche ponenti al centro dello sviluppo mentale il processo trasformativo occorrente alla nascita, ossia l’emergenza del pensiero umano dal substrato biologico in seguito alla stimolazione luminosa della rétina. Pensiero che si caratterizza per l’immediato rifiuto del mondo inanimato e contemporaneamente per l’emergenza di una speranza certezza dell’esistenza umana .

    Si definisce in ciò il senso, ovvero la direzione entro cui può svilupparsi l’identità dell’essere umano, e con essa il senso della vita umana: stabilire rapporti umani fuori da ogni concettualizzazione e teoresi frutto di categorie razionali. Una dinamica universale questa, inerente la nascita di tutti gli esseri umani,  dunque garante della loro naturale uguaglianza indipendente da ogni codice etico imposto.» Beniamino Gigli, Il senso della vita umana – I giorni e le notti,  21 luglio 2012 (leggi qui)

     

    (2) Giovanni Semerano , L’infinito un equivoco millenario, Bruno Mondadori editore – 2001-2005 pag. 179

     

    (3) ibidem

     

    (4) R.B. Onians, Le origini del pensiero europeo (The origins of European Trought) – Adelphi -1998 –  pag. 345

     

    (5) ibidem : pag. 347

     

    (6) ibidem : pag. 363

     

    (7) ibidem : pag. 145

     

    (8) «Pensando che nella mitologia greca un’alusione all’esistenza di una realtà non razionale c’era e non era Male e diavolo, mi chiedo se la scomparsa, come fosse la “creazione” del “nulla”, è legata alla razionalità di Platone o all’aumento della violenza del istin… dell’annullamento, direttamente legata all’aumento dell’anaffettività nel rtapporto interumano» Massimo Fagioli – Left n. 43 2016 (nota aggiunta il 25 ottobre 2016)

     

    (*) «Per approfondire la ricerca dovremmo riferirci in particolare all’interpretazione di Filone di Alessandria (15 a.C.-45 d.C. c.ca) – un filosofo ebreo di lingua e mentalità ellenistica – che elaborò l’idea di una “fusione” tra il lògos della tradizione platonica e l’Elohim biblico.» Fabio Della Pergola: Il Dio del Nulla: viaggio alle origini del monoteismo – 29 giugno 2016 (nota aggiunta il 1 luglio 2016)

     

    (9) ibidem : pag. 145

     

    (10) ibidem : pag. 146

    Sullo Spirito Santo nell’Antico Testamento leggi qui e qui

    24 giugno 2016

     

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