• L’alienazione religiosa e i suoi effetti collaterali – Istruzioni per il NON uso

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    di Giulia De Baudi

     

     «Credere significa immaginarsi che sia ciò che non è, credere ad esempio, che questo pane sia carne, che questo vino sia sangue, – che esso sia, cioè, ciò che non è». Questa frase di Ludwig Feuerbach, inserita nel suo libro più famoso, “L’essenza della religione”, nel quale viene sintetizzato il concetto di alienazione religiosa, racconta, di una alterazione del pensiero inconscio che, onnipotentemente, crede di inserire nella realtà qualcosa che non esiste, non creandola ex novo ma dando ad essa un altro senso.

    Gli esseri umani, che da sempre si sono chiesti l’arché, il principio, della realtà, di fronte al non conosciuto hanno dato risposte religiose. Per colmare i vuoti della conoscenza, anziché fare una sospensione del giudizio e dire “non so ma un giorno saprò” hanno fatto “di ciò che non è, ciò che è”.

    Scrive Feuerbach: «Invece di avere l’onestà di dire semplicemente: “Non ne conosco i motivi, non lo so spiegare, mi mancano i dati materiali”, tu trasformi queste lacune della tua testa in esseri positivi (le divinità N.d.R.) in esseri che sono immateriali, e cioè né materiali né naturali».

    Anche la filosofia che, con i Presocratici, aveva tentato di uscire dalla decifrazione religiosa della realtà, ritorna, con Parmenide e poi con Platone, nell’alveo religioso preparando, con il logos astratto, gli strumenti che saranno poi usati dalla Chiesa cattolica. Il logos, che afferma la supremazia della parola sulla realtà, diverrà poi il “verbo” che crea la realtà: «Dio disse acqua, e acqua fu». Con questo assunto, la divinità guidaico-cristiana, creata dall’uomo per la propria schiavitù, inaugura il “fare di ciò che non è, ciò che è”.

     

    Sembra un gioco di parole infernale ma, se ci si sofferma un po’ a pensare, si capisce che “fare di ciò che non è, ciò che è”, significa annullare la verità di una realtà, ad esempio il vino per farne qualcos’altro: il sangue del Cristo cattolico. Questo meccanismo, che un buon psichiatra classificherebbe come “nesso strano schizofrenico”, cioè alterare patologicamente il senso e il significato di un oggetto o di un accadimento, trova la sua matrice primaria nell’alienazione religiosa, cioè quello strano movimento della mente che crea una “delirante interpretazione” della realtà.

    Se Feuerbach ha spiegato a suo modo il concetto di ‘alienazione religiosa’ , non ha saputo spiegare quando, come e perché, essa nasce nella mente degli esseri umani. Per far questo ci si deve doverosamente riferire alla ‘Teoria della nascita’ esplicitata nei numerosi libri e articoli dello psichiatra Massimo Fagioli, soprattutto quando parla di ‘pulsione di annullamento’.

    “Credere: è un sentimento piuttosto che un pensiero che si veste di un credo che sembra pensiero ma è sordo e cieco ad ogni ragione e percezione” Massimo Fagioli.Left, n. 48, 8 dicembre 2006.

    «Prendi, Signore, e ricevi/ tutta la mia libertà,/ la mia memoria,/ il mio intelletto,/ e tutta la mia volontà/ tutto ciò che ho e posseggo;/ tu me lo hai dato,/ a te, Signore, lo ridono;/ tutto è tuo»  scriveva il basco Ignazio da Lojola fondatore della Compagnia di Gesù, confermando che alienazione religiosa, in soldoni, significa, “alienare (credere di mettere) un sentimento, un affetto, un’istanza, un pensiero (interni a sé), in un ente innaturale, immateriale, e quindi inesistente, (esterno a sé)”.

    Facciamo l’esempio di un cattolico che avendo, suo malgrado, sviluppato in tenera età un’alienazione religiosa e che, trovando una religione prêt-à-porter cristiana, deve spiegarsi ‘razionalmente’ cos’è il sacramento della comunione:  Mi hanno insegnato durante il catechismo che l’ostia consacrata è sì un pezzo di pane ma in realtà è il corpo di Cristo che, entrando in me, mi purifica.  E allora si potrebbe obiettare: tutti coloro che ingoiano l’ostia, credendo di ingoiare Dio, sono dei pazzi deliranti? Certamente la risposta è no, perché per i bambini andare a prendere l’ostia in chiesa è un po’ come la storia di Babbo Natale e per i credenti adulti è, quasi sempre, una mera abitudine sociale, un rito di “appartenenza identitaria”. Nell’abitudine condivisa, tutta l’assurdità del delirio cannibalico viene stemperata e resa culturalmente congrua e quasi inoffensiva … quasi.

     

    Ma l’alienazione religiosa non si concretizza solamente in questi epifenomeni religiosi. La pulsione di annullamento che nega realtà, e la simultanea creazione di una maschera che sostituisce la realtà annullata, è invisibile, non ha odore e inoltre si mimetizza perfettamente nella società post-moderna se essa non viene scoperta, svelata, indicata con il proprio nome.

    In prima istanza, non sono le chiese ufficiali da contrastare, perché queste semmai  utilizzano l’alienazione religiosa dei credenti per i loro scopi di sopravvivenza o delittuosi, ma, se si vuole fare una seria ricerca, se si vuole decapitare questa Idra dalle mille teste, si deve andare alla radice della dimensione religiosa.

    Le religioni – soprattutto quelle monoteistiche, ma anche il politeismo induista che incatena gli individui nel sistema delle caste –  facendo leva sull’alienazione religiosa, continuano a creare tragedie disumane: dalle lapidazioni delle adultere alla prigione o all’ingiuria infamante di assassina per chi abortisce da parte di papi e vescovi, ed ora anche il cosiddetto terrorismo islamico al grido di Allah akbar. In poche parole la religione istituzionalizzata è funzionale al potere di cui si serve per legittimare i propri deliri, le proprie atrocità.

     

    Ma queste non sono le sole sventure sociali causate dall’alienazione religiosa, presente in moltissimi individui, e sulla quale si basa il controllo delle caste di potere. L’alienazione religiosa, è fortemente presente anche in chi si proclama ateo, illuminista e positivista: idee sul destino, assunti metafisici come il concetto della ‘mano invisibile’ in economia , tragiche ideologie e capi carismatici, sistemi filosofici come quello fondato da Heidegger, sono altre maschere sotto le quali si nasconde questa sindrome psichiatrica che snatura la realtà materiale e non materiale.

    Se vogliamo è più ateo un calciatore che entrando in campo si fa il segno della croce, che in realtà è un mero segno apotropaico, che un economista convinto che esista la famosa ‘mano invisibile’ , la quale qualunque cosa succeda, come un deus ex machina, interviene a riequilibrare i mercati finanziari e a creare benessere. SIC.

     

    Parlare di alienazione religiosa non è solo un esercizio di stile o un intrattenimento ludico/filosofico, lo si fa … lo faccio,  per cercare di svelare questa dimensione invisibile. Perché è inutile lottare contro i misfatti di un’istituzione religiosa, qualunque essa sia, senza essersi prima vaccinati contro l’alienazione religiosa che è a tutti gli effetti un difetto del pensiero. Un difetto di pensiero che, interponendosi inconsciamente tra soggetto e oggetto, tra Io e l’Altro da sé, deforma la verità contenuta nella realtà naturale ed umana.

    12 marzo 2012

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    • …tutto il discorso sull’alienzazione religiosa è interessantissimo, perchè mi viene da dire: …(…se il religioso è anaffettivo e quindi l’alienazione religiosa è anaffettività) all’anaffettività si può contrapporre soltanto il massimo dell’interesse e della fusione umana che è l’opposto dell’anaffettività!

      • L’alienazione religiosa è sempre anaffettiva perché il soggetto aliena qualcosa di sè in una non esistenza e non essenza. Meglio a qual punto alienare i propri rimasugli di affettività su un cane. Quello per lo meno non è ma esiste.
        G.D.B.

    • il mio cane non solo esiste ma sopratutto è!!
      e non mi accontento di riservargli dei rimasugli di affettività, ma ricambiando tutto il suo immenso affetto,posso dire di amarlo, di un’amore insuperabile.
      saluti.

    • ciao, non sono il fulminato ( in tutti i sensi ) sulla strada per damasco………mi chiamo antonio.
      ti chiedo venia per la mia ignoranza,ma non conosco lo spagnolo.

      • Ciao Antonio, sono io la “fulminata sulla via di Damasco” ; scusa se ho sbagliato il tuo nome ma è un mio difetto molto conosciuto: mi ricordo il cinema dove ho visto ogni film ma non ricordo i nomi delle persone. Nelle risposta spagnoleggiante ti chiedevo come stavi e se eri sempre “un po’ nervoso”.

        A proposito perché non fai confluire la tua incazzatura per “il mondo” in qualche articolo … anche estremo, usando il tuo linguaggio così com’è?

        GiuliaD.B.
        Se vai ai post del 27 settembre c’è un mio articolo in cui ti cito (avevo sbagliato il tuo nome anche lì, poi corretto)

    • Se inventarsi un essere superiore e tributargli un culto costituisce il principio steso dell’alienazione diventa possibile immaginare il mondo come un grande ospedale e psichiatrico. La cosa comincia a preoccuparmi.

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